Chiesa
Mercoledì sera, incontro quindicinale con i giovani classe 2007. Sulla carta un’oretta di confronto che diventa puntualmente molto di più. I ragazzi si scambiano le ultime su compiti e interrogazioni, sport e tempo libero prima di immergersi nella domanda della serata: sono davvero libero o è tutto già scritto? Nell’incontro precedente si erano interrogati su: se Dio è buono perché permette il male? «Sono domande che non ci siamo inventati noi, ma che abbiamo raccolto direttamente dai giovani. Interrogano loro, ma prima ancora chi prepara gli incontri» spiega don Giuliano Piovan, amministratore parrocchiale di Piovega e Tognana, che da anni accompagna ragazzi e giovani nell’esperienza dell’Azione cattolica. Convinto che la prima sfida sia della Chiesa: saper stare accanto mentre cercano il loro cammino. «Siamo capaci di accompagnarli davvero e non solo di proporre attività? Educare significa camminare accanto, non precedere».
In cosa consiste il percorso proposto ai giovani?
«A seguirli, ed è questo l’aspetto nuovo e arricchente, sono giovani di vent’anni, non adulti distanti. Non fanno animazione per riempire un pomeriggio, ma si prendono cura dei ragazzi. Ogni gruppo ha una piccola équipe stabile. È un accompagnamento pensato per durare, fino ai vent’anni».
Che disponibilità chiedete ai giovani educatori?
«Non chiediamo il tempo libero: è quasi uno slogan. Il tempo libero oggi c’è e domani no. Se è solo quello, è meglio dire di no. Chiediamo invece di giocarsi gli anni più belli della vita, tra i 20 e i 30 anni, camminando con qualcuno che ti è affidato».
E la fede che ruolo ha in tutto questo?
«Io dico sempre: “non vendiamo pentole”. Non proponiamo Dio come un prodotto. Se scelgo di essere educatore, mi gioco anch’io sulla fede. La fede passa dalla vita concreta, dalle domande, dalle fatiche, non dalle teorie».
Gli educatori sono accompagnati a loro volta?
«Sì, è fondamentale. Non possiamo pensare che dei ventenni reggano tutto da soli. Accanto a loro ci sono giovani-adulti, tra i 25 e i 35 anni, tutor e compagni di strada. Incontrano gli educatori almeno tre volte l’anno, spesso di più se nasce una relazione vera. È un dialogo personale, fatto di ascolto e confronto».
Perché è così importante aiutare i giovani a porsi le grandi domande?
«Perché le domande ci sono, eccome. Il problema è che spesso non hanno lo spazio per dirle. Arrivati alla fine delle superiori, devono parlare di futuro senza aver mai potuto chiedersi davvero chi sono. Noi proviamo a creare spazi dove queste domande possano uscire: su Dio, sul male, sulla libertà, sul senso della vita».
Come possiamo davvero prepararli al futuro?
«Educare al futuro significa imparare a stare con le domande, non a toglierle. Non dare risposte preconfezionate, ma creare relazioni, ascoltare, accompagnare. La parrocchia è uno “spazio” per queste grandi domande. Se la Chiesa riesce a fare questo, allora diventa davvero una casa in cui crescere, un luogo in cui i giovani imparano a conoscere se stessi, a farsi domande e a immaginare il proprio cammino con fiducia».
Don Giuliano Piovan è uno dei 31 mila sacerdoti italiani – tra cui 200 missionari fidei donum – che si occupano di ragazzi, giovani, adulti, anziani. Sono testimoni del Vangelo e portano aiuto e speranza senza dimenticare nessuno. Si dedicano a tempo pieno ai luoghi in cui tutti noi possiamo sentirci accolti – come quelli in cui è impegnato don Giuliano – per far vivere le nostre passioni e mettere in luce i nostri talenti.
Il sostentamento dei sacerdoti non è più in carico allo Stato italiano dal 1990. Ora è affidato a quanti camminano insieme a loro e condividono il loro servizio. Ciascuno di noi può sostenere i sacerdoti con la propria firma – sulla dichiarazione dei redditi (tra aprile e settembre di ogni anno) – a favore dell’8 per mille alla Chiesa cattolica. Ma non solo: chi lo desidera, può effettuare una donazione liberale (scaricabile, poi, dalla dichiarazione dei redditi). Per tutti i dettagli di possono visitare i seguenti siti: 8xmille.it e unitineldono.it