Fatti
La vicenda della casa di riposo San Giuseppe di Roana sta arrivando a una svolta. La struttura – attiva da oltre cento anni – è sempre stata un’opera parrocchiale, voluta e gestita dai parroci che nei decenni si sono avvicendati nella comunità di Santa Giustina con la collaborazione di membri della parrocchia e in accordo con le varie amministrazioni comunali. Per il futuro, tuttavia, non è più immaginabile che la gestione rimanga in capo alla comunità parrocchiale: da un lato ci sono gli effetti dei cambiamenti sociali ed ecclesiali in corso, tra i quali il calo del numero dei presbiteri, dall’altro la complessità gestionale che comporta oggi la presenza sul territorio di un ente come una residenza per anziani. Da tempo, il parroco don Lino Prearo, il cui impegno per la casa di risposo è unanimemente riconosciuto, con la stima e la gratitudine da parte dei roanesi e della Diocesi, ha coinvolto la Curia di Padova nella riflessione sul futuro dell’ente.
«Il confronto con la comunità è iniziato con l’assemblea parrocchiale che si è tenuta il 19 marzo 2024 – spiega il vicario episcopale per i beni temporali don Lorenzo Celi – La proposta della Diocesi, fin da subito, è stata l’ingresso della casa di riposo San Giuseppe nella Fondazione Opera della Speranza attraverso la quale la nostra Chiesa sostiene da anni le parrocchie di Alano di Piave, Fonzaso e Quero, nelle province di Belluno e Treviso, nel gestire le proprie residenze per anziani secondo i criteri individuati dal vescovo Claudio Cipolla: garantire il servizio alle famiglie del territorio, valorizzare l’appartenenza locale delle opere, dare vita a una rete di strutture che consentano economie di scala e quindi una migliore gestione delle risorse».
La posizione dell’amministrazione comunale, da quasi due anni a questa parte, è rimasta la stessa: «Stiamo parlando di un ente che ha grande valore simbolico e sostanziale per Roana – spiega il sindaco Luigi Martello – al quale il Comune ha sempre contribuito attraverso risorse finanziarie, ma anche donando alla parrocchia il terreno sul quale la struttura è stata costruita. Anziché vederla inserita in un ente con altre strutture lontane da noi, preferiamo acquisire la casa di riposo per poi gestirla in proprio attraverso una fondazione, della quale potrebbe far parte anche il Comune di Rotzo, che ha molti abitanti nella residenza sia tra gli ospiti sia tra i lavoratori dipendenti. Per un Comune piccolo come il nostro, si tratta di un’operazione impegnativa; per la casa di riposo dovremo rinunciare ad altro, ma percepiamo il sostegno unanime ad andare avanti».
Nel corso del 2025, la Diocesi ha messo a disposizione del Comune tutta la documentazione e i bilanci dell’ente per fare la due diligence. Si è quindi arrivati al confronto sulla cifra per l’acquisizione da parte del Comune: se all’inizio le valutazioni erano lontane, oggi la Diocesi, riconoscendo l’apporto del Comune negli anni, chiede 1,1 milioni di euro per l’immobile e 350 mila euro per l’attività. L’amministrazione comunale propone il pagamento di un milione di euro subito e 350 mila euro dilazionali in dieci anni. I proventi arriverebbero in parte dalla vendita da parte dell’Ulss7 Pedemontana del Nirem di Mezzaselva (l’istituto elioterapico), il cui terreno appartiene al Comune. «Si tratta di proventi che in ogni caso rimarranno a Roana, in parrocchia – spiega l’avv. Alessandro Perego, responsabile del Servizio amministrativo della Diocesi – che poi saranno reinvestiti nelle attività e negli immobili comunitari. In ogni caso, la parrocchia non potrebbe donare l’opera perché si tratta di un’operazione pregiudizievole sui suoi beni e, ammontando a più di un milione di euro, si dovrebbe ricorrere alla Santa Sede».