Chiesa
“Preghiamo per la pace, in un momento della storia che sembra segnato da una crescente perdita del valore della dignità umana e in cui la guerra è tornata di moda”. E’ l’appello di Leone XIV, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai pellegrini portoghesi. “L’umanità di Gesù, che rivela il Padre, ci aiuti a trovare cammini di giustizia e di riconciliazione”, l’auspicio del Papa, che ha dedicato ancora una volta la catechesi – pronunciata in Aula Paolo VI – alla costituzione conciliare Dei Verbum sulla Rivelazione divina. Durante i saluti, il riferimento alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. “Chiediamo al Signore di elargire il dono del suo Spirito a tutte Chiese sparse nel mondo perché, attraverso di esso, i cristiani allontanino la divisione per comporre saldi legami di unità”, l’invito ai fedeli di lingua italiana. Anche salutando i pellegrini tedeschi, poco prima, Leone XIV aveva esortato a pregare affinché “tutti i suoi discepoli trovino l’unità, perché il mondo creda in lui e nella sua rivelazione”.
Reciprocità e comunione. “Gesù Cristo è rivelatore del Padre con la propria umanità”, il fulcro della catechesi, al centro della quale c’è stata la parola “reciprocità”, come segreto della relazione tra il Figlio e il Padre e tra noi e Dio, attraverso il Figlio. “Proprio perché è il Verbo incarnato che abita tra gli uomini, Gesù ci rivela di Dio con la propria vera e integra umanità”, ha spiegato Leone XIV: “Perciò egli – dice il Concilio –, vedendo il quale si vede il Padre, con tutta la sua presenza e manifestazione, con le parole e le opere, con i segni e i miracoli, e soprattutto con la sua morte e gloriosa risurrezione dai morti, e infine con l’invio dello Spirito di verità, completa, compiendola, la rivelazione”.
l’invito del Papa: “la verità di Dio non si rivela pienamente dove si toglie qualcosa all’umano, così come l’integrità dell’umanità di Gesù non diminuisce la pienezza del dono divino. È l’umano integrale di Gesù che ci racconta la verità del Padre”.
Gesù ha un corpo. “A salvarci e a convocarci non sono soltanto la morte e la risurrezione di Gesù, ma la sua persona stessa: il Signore che s’incarna, nasce, cura, insegna, soffre, muore, risorge e rimane fra noi”, il monito del Pontefice.
“Per onorare la grandezza dell’incarnazione, non è sufficiente considerare Gesù come il canale di trasmissione di verità intellettuali”,
ha osservato il Papa: “Se Gesù ha un corpo reale, la comunicazione della verità di Dio si realizza in quel corpo, col suo modo proprio di percepire e sentire la realtà, col suo modo di abitare il mondo e di attraversarlo”. “Gesù ci rivela il Padre coinvolgendoci nella propria relazione con lui”, ha ricordato Leone: “Nel Figlio inviato da Dio Padre gli uomini possono presentarsi al Padre nello Spirito Santo e sono fatti partecipi della natura divina”, ha proseguito citando il testo conciliare: “Giungiamo alla piena conoscenza di Dio entrando nella relazione del Figlio col Padre suo, in virtù dell’azione dello Spirito.
Figli nel Figlio. “Grazie a Gesù conosciamo Dio come siamo da lui conosciuti”, le parole dedicate alla centralità della mediazione del Figlio: “In Cristo, Dio ci ha comunicato sé stesso e, allo stesso tempo, ci ha manifestato la nostra vera identità di figli, creati a immagine del Verbo. Questo Verbo eterno illumina tutti gli uomini, svelando la loro verità nello sguardo del Padre”. “Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”, dice infatti Gesù, secondo quanto riporta il Vangelo di Matteo, e aggiunge che “il Padre conosce le nostre necessità”. “Gesù Cristo è il luogo in cui riconosciamo la verità di Dio Padre mentre ci scopriamo conosciuti da lui come figli nel Figlio, chiamati allo stesso destino di vita piena”, ha commentato il Pontefice, citando San Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: ‘Abbà! Padre!’”. E’ Gesù stesso, in altre parole, che “ci invita a condividere il suo sguardo sulla realtà: ‘Guardate gli uccelli del cielo – dice –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?’”. “Seguendo fino in fondo il cammino di Gesù, giungiamo alla certezza che nulla ci potrà separare dall’amore di Dio”, ha concluso il Pontefice: “Grazie a Gesù, il cristiano conosce Dio Padre e si abbandona con fiducia a lui”.