Fatti
È una «tragedia annunciata», come l’hanno definita i volontari di Ristretti Orizzonti, quella consumatasi nella notte tra martedì e mercoledì al carcere Due Palazzi. Un detenuto di 74 anni, G.M., si è tolto la vita nella sua cella. In carcere da quasi quarant’anni, diciotto dei quali passati a Padova, l’uomo lavorava nel laboratorio di sartoria ed era in attesa, proprio per la mattinata di oggi, del trasferimento in un’altra struttura. Un provvedimento che rientra nello smantellamento della sezione Alta Sicurezza e che ha svuotato il reparto, interrompendo bruscamente percorsi riabilitativi pluridecennali.
Di fronte al dramma e alla tensione che attraversa l’istituto di pena, interviene con parole nette e cariche di preoccupazione il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, che sta monitorando la situazione in stretto contatto con il cappellano don Marco Pozza.
«Ho appreso e sto seguendo con particolare attenzione attraverso il cappellano la situazione di emergenza che si è venuta a creare all’interno della Casa di Reclusione Due Palazzi di Padova in queste ore, a seguito dell’improvviso trasferimento delle persone detenute del circuito Alta Sicurezza» dichiara mons. Cipolla. Il suicidio avvenuto nella notte «aggrava, appesantisce e intristisce ancora di più il clima in atto».
Il vescovo entra subito nel merito delle conseguenze umane di queste decisioni amministrative: «Pur rispettando le motivazioni dell’istituzione rispetto a questa decisione, non posso non prendere atto che ciò comporta l’interruzione di percorsi umani, lavorativi e spirituali fondamentali nel percorso di rieducazione e di recupero delle persone detenute». Si tratta, ricorda il Vescovo, di persone «sulle cui spalle pesano condanne con fine pena altissimi, per molti dei quali l’ergastolo». Detenuti per i quali «l’avere trovato nell’istituto della nostra città delle ragioni di speranza, prospettive di futuro per loro e le loro famiglie è stato l’occasione di riprendere in mano anche il proprio passato».
C’è anche un ricordo personale, recentissimo, nelle parole di mons. Cipolla: «Nella mia ultima visita, il giorno dell’Epifania abbiamo celebrato la Santa Messa con loro: ho visto nei loro occhi la speranza che rinasce quando i cuori si aprono alla Grazia di Dio, sempre mediata dalla presenza di qualcuno». Una presenza che la Chiesa di Padova garantisce dal 2011 con una cappellania di circa ottanta persone.
Il pensiero finale del vescovo va agli operatori e al senso ultimo della pena: «Sono vicino a tutto il mondo del volontariato e a tutti gli uomini e donne che lavorano con passione e dedizione nell’istituto di Padova: il bene seminato non andrà mai perduto. Mi auguro che possano sempre essere messi al primo posto la dignità delle persone e il primo obiettivo dell’esecuzione della pena, ossia la possibilità rieducativa e possibilmente il reinserimento sociale».