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L’iniziativa dei leader cattolici. Il vescovo Claudio firma l’appello contro i fossili
La voce dei cattolici squilla, perché nel G20 in corso a Roma sabato e domenica non è più tempo di indugiare.
IdeeLa voce dei cattolici squilla, perché nel G20 in corso a Roma sabato e domenica non è più tempo di indugiare.
Del resto, già nel 2019 papa Francesco aveva affermato: «Gli investimenti nei combustibili fossili continuano ad aumentare, anche se gli scienziati ci dicono che dovrebbero rimanere sottoterra. Continuiamo su vecchie strade perché siamo intrappolati dalla nostra contabilità difettosa e dalla corruzione degli interessi costituiti. Consideriamo ancora come prodotto ciò che minaccia la nostra stessa sopravvivenza».
Così alla vigilia del summit anche sette vescovi italiani, fra cui Claudio Cipolla, hanno esplicitato l’eco della loro comunità sull’emergenza planetaria. La dichiarazione afferma: «Il cambiamento climatico è una realtà presente che sta colpendo i nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo, in particolare quelli delle comunità povere e vulnerabili al clima che meno hanno contribuito a questo problema».
Di qui soprattutto il richiamo ai potenti della terra in materia di inquinamento frutto dell’uso del carbone: «La scienza è chiara. Il mondo ha bisogno di mantenere i combustibili fossili nel terreno se vogliamo limitare il riscaldamento globale ad un aumento della temperatura inferiore a 1,5 gradi entro la fine del 2030». Quattro le richieste al G20 di Roma. In primo luogo, lo stop a qualsiasi nuovo sviluppo di carbone, petrolio e gas. Poi l’immediata fine di ogni finanziamento dei combustibili fossili all’estero. Terzo: aumentare massicciamente gli investimenti in forme di energia pulita e sicura (eolica e solare), che hanno come priorità l’accesso per le comunità più povere. Infine, mantenere le promesse di garantire risorse a sostegno delle comunità colpite dagli impatti del cambiamento climatico. E all’inizio di ottobre anche Civil 20 (gruppo costituito da rappresentanti della società civile di tutto il mondo che guardano all’Agenda 2030 e agli Obiettivi di sviluppo sostenibile) ha concluso la tre giorni di 25 meeting virtuali con un esplicito documento.
«Come hanno dimostrato la crisi climatica e la pandemia, non siamo separati gli uni dagli altri, non solo come esseri umani ma anche come esseri umani e Natura. Chiediamo un forte impegno per proteggere la salute delle persone e del pianeta in modo coerente» si legge, prima di un netto invito: «Accogliamo con favore le frequenti menzioni dell’approccio “One health” nei documenti del G20, ma sottolineiamo che è inefficace se non si mettono in atto in modo coerente impegni e road map rigorosi e concreti. Chiediamo al G20 di affrontare di petto la crisi del clima e della biodiversità e di uscire dalla retorica, lavorando per un impegno collettivo a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi e rivedendo gli impegni nazionali, che il Rapporto Onu mostra attualmente portare a un aumento di almeno 2,4 gradi»
Una sola salute per gli umani, gli animali e l’ambiente: è questo il senso dell’approccio One health. La pandemia di Covid-19 ha lanciato un segnale chiaro, sottolineato dalla virologa Ilaria Capua, direttrice del One health center dell’Università della Florida: «Non c’è solo la specie umana da preservare: la salute del pianeta e di tutti i suoi abitanti deve avere pari dignità se vogliamo creare un ecosistema sostenibile e resiliente»