Idee
Ucraina. Per Carlo Fracanzani serve un negoziato Onu
L’invasione russa ha determinato una tragedia di fronte alla quale l’Europa sta reagendo unita. L’integrazione europea è fondamentale nel contesto attuale
IdeeL’invasione russa ha determinato una tragedia di fronte alla quale l’Europa sta reagendo unita. L’integrazione europea è fondamentale nel contesto attuale
Relativamente all’Ucraina sarebbe stata importante una sede di pacifica verifica dello stato di attuazione dell’accordo di Minsk. Ma il riconoscimento russo dell’indipendenza del Donetsk e del Lugansk e poi l’invasione dell’Ucraina hanno stravolto la situazione e determinato una tragedia rispetto alla quale non è possibile “voltarci dall’altra parte”. Innanzitutto come europei. E così gli Stati membri dell’Ue hanno superato la consuetudine spesso coltivata di procedere in ordine sparso e stanno parlando con una sola voce, ma soprattutto stanno operando unitariamente per la solidarietà con l’Ucraina. Anche nell’interesse della stessa Ue sarà importante che questa unità trovi continuità particolarmente con scelte istituzionali di politica estera comune, importante in sé, ma anche fondamentale (ciò che molte volte non viene considerato) ai fini di una difesa comune e pure di una politica unitaria in materia di energia, di profughi, di pandemia. Un processo di integrazione dell’Ue sarebbe comunque necessario per il suo progredire, ma ancor prima per non regredire in un contesto globalizzato, per non correre il rischio, come avvertiva due anni fa il presidente del Parlamento Europeo, di trasformarsi in una terra di conquista.
Ma una situazione di tale gravità chiama in causa anche il multilitarismo ai più alti livelli, a livello Onu per la tutela di principi, norme, impegni fondamentali sottoscritti dalla stessa Russia. E infatti il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres all’inizio della crisi definì subito il riconoscimento russo dell’“indipendenza” delle due realtà indicate «come una violazione dell’integrità territoriale e della sovranità dell’Ucraina in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite» e un «colpo mortale» agli Accordi di Minsk. E successivamente rispetto al tentativo di presentare l’intervento russo come «un’operazione di mantenimento della pace» lo stesso segretario generale affermò che quando forze militari entrano nel territorio altrui non si tratta affatto di peace keeping bensì di una «perversione» di tale concetto. Poi la questione è stata affrontata nel Consiglio di sicurezza dove però la Russia ha utilizzato il privilegio del diritto di veto per bloccare un progetto di condanna. Ma, allora, molti Paesi hanno assunto un’iniziativa quasi senza precedenti (l’ultima risale a 40 anni fa) e cioè convocare una sessione di emergenza dell’Assemblea generale (dove non c’è potere di veto) per condannare l’aggressione della Russia e per chiederne in termini perentori l’immediato ritiro delle truppe. La relativa risoluzione ha ottenuto una maggioranza molto larga. Tale pronunciamento riveste un rilevante significato politico. Ma il ritiro non è avvenuto, anzi l’invasione si è allargata in termini drammatici, con innumerevoli vittime: molti i civili, anche bambini. E c’è stato perfino l’attacco alla più grande centrale nucleare civile d’Europa con il rischio di una catastrofe umana ed ambientale sei volte più grave di quella di Chernobyl. Sarebbe quindi necessario che l’Onu si attivasse per un negoziato serio non sinonimo di resa come lo concepisce Putin sulla base della sua legge, quella della forza, quella della savana, invece che sulla base delle norme internazionali della Carta dell’Onu. E chi eventualmente fosse designato per un tale ruolo dovrebbe svolgerlo con l’egida della medesima Organizzazione. Un contributo a un tale negoziato potrebbe venire anche dall’Osce che ha le sue radici nell’Atto di Helsinki.
Viviamo in una fase in cui grandi problemi richiedono risposte globali. Ci si deve confrontare con fenomeni (cambiamenti climatici, energia, virus, finanza, migrazioni, comunicazioni….) molto diversi tra loro, ma con una caratteristica in comune: non avere confini. Una governance dei medesimi solo da parte dei singoli Stati, che invece i confini li hanno, porta a forti contraddizioni come dimostrano i fatti. Tanto più quando vi sono pulsioni sovraniste o rigurgiti nazionalisti. Ignorare la globalizzazione significa dare spazio a una caratterizzazione della medesima in termini selvaggi, lasciare spazio alla legge del più forte, e, non solo nell’economia, con conseguenze devastanti. È importante una correlazione tra dimensione dei problemi e regole e istituzioni. C’è la necessità di una nuova stagione di cooperazione internazionale e di multilateralismo fondata sui diritti umani, sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, ai fini del perseguimento di una pace vera. In proposito è particolarmente importante un rilancio del ruolo dell’Onu che passa anche attraverso riforme che la concernono in termini di democratizzazione, di modernizzazione, di efficienza. E però nell’immediato, come sollecita papa Francesco, si deve concentrare l’impegno sull’Ucraina. Si deve porre fine alla «pazzia» della guerra. Egli smentisce la versione del Cremlino e afferma: «Non si tratta solo di un’operazione militare ma di guerra, che semina morte, distruzione e miseria» e per cui «scorrono fiumi di sangue e di lacrime». E implora quindi che «cessino gli attacchi armati, prevalga il negoziato e pure il buon senso, si torni a rispettare il diritto internazionale». E «la Santa Sede è disposta a far tutto, a mettersi al servizio per questa pace». È necessaria la stessa disponibilità da parte di tutti.
Carlo Fracanzani
«C’è la sensazione che le sanzioni finora decise, che sono le più pesanti e massicce della storia, non stiano ottenendo ilrisultato in Russia che si pensava – osserva Fulvio Scaglione, giornalista, a lungo corrispondente da Mosca – Si pensava che avrebbero dovuto in qualche modo dar da pensare ai russi cittadini della strada, e anche ai russi altolocatiin posizioni di potere soprattutto economico. Ma questo non sta succedendo. I governi occidentali parlano di altre sanzioni».