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Ucraina. Il fattore religioso. La spaccatura ortodossa
«Con questa guerra stiamo andando verso una spaccatura radicale dell’ortodossia, fra la Chiesa ortodossa di Mosca e quella di Costantinopoli».
Idee«Con questa guerra stiamo andando verso una spaccatura radicale dell’ortodossia, fra la Chiesa ortodossa di Mosca e quella di Costantinopoli».
È l’analisi del trentino Luigi Sandri, vaticanista di lungo corso, già corrispondente da Mosca, fra gli esperti più autorevoli dell’Est europeo, che ci aiuta a entrare dentro una situazione complessa com’è la storia stessa dell’ortodossia.
Sandri, come si è mossa la Chiesa ortodossa russa dopo il 24 febbraio? «Direi che il patriarca russo Kirill si è adagiato in qualche modo sulle tesi del governo, in linea con le sue posizioni degli ultimi anni, sempre allineate alle politica estera di Putin. Quindi lo abbiamo sentito esprimere rammarico per questa vicenda, ma non ha mai pronunciato la parola “invasione”. È come se uno parlasse di un terremoto di cui nessuno ha colpa».
E in Ucraina? Le Chiese ortodosse stanno unendosi contro la guerra e contro Putin e potrebbero dar vita a un’unica Chiesa autocefala nel Paese…«Esatto. Dobbiamo spiegare che dal 2019 vi sono in Ucraina due Chiese ortodosse: quella autocefala (Caou), legata al patriarcato di Costantinopoli guidato da Bartolomeo, e la Chiesa ortodossa ucraina (Cou), legata a Mosca. Il patriarcatorusso, guidato da Kirill, era assolutamente contrario alla creazione della prima e, dopo che Bartolomeo ha dato il tomos (il decreto,ndr) dell’autocefalia, il patriarca russo e il suo Sinodo hanno tagliato la comunione eucaristica con Costantinopoli: hanno, cioè, proclamato uno scisma con esso».
Cosa è successo dopo lo scoppio della guerra?«Mentre Kirill non ha mai condannato l’invasione, il primate della Cou, Onufry, ha detto: “Difendendo la sovranità e l’integrità dell’Ucraina, noi ci rivolgiamo al presidente della Russia e gli domandiamo di cessare immediatamente laguerra fratricida. I popoli ucraino e russo sono sorti dalle fonti battesimali del Dniepr e la guerra tra questi due popoli è la ripetizione del peccato di Caino, che per gelosia uccise suo fratello. Una tale guerra non trova giustificazione né davanti a Dio né davanti agli uomini”».
Il 6 marzo c’è stato un altro fatto significativo.«Sì, in Ucraina alcuni metropoliti della Cou hanno deliberatamente omesso il nome di Kirill nel celebrare la “divina liturgia”. Teniamo presente che nell’ortodossia il ricordo del proprio patriarca è cruciale; non farlo, di per sé, è un gesto scismatico. Anche decine di parroci hanno fatto così, pregando poi Onufry di convocare un “Concilio locale”».
«Il papa ha alzato ancora la voce domenica contro la guerra, definendola una pazzia anche senza nominare la Russia – commenta Luigi Sandri – A questo punto per lui diventa problematico il secondo incontro – che era dato per certo quest’anno prima della guerra – con il patriarca Kirill che non ha condannato questa invasione. Ritengo a proposito che anche dentro l’episcopato russo si aprirà un grande contenzioso molto duro, perché sarà contestata la linea di Kirill».
Da tempo il patriarcato di Mosca si attesta in contrapposizione all’Occidente su due no: l’accesso della donna nei vari ministeri e la valutazione morale rispetto agli omosessuali e al mondo. «Si tratta di una posizione granitica – osserva Sandri – secondo loro basata sulle Sacre Scritture, che sta sullo sfondo dell’ultimo intervento in cui Kirill invitavaa contenere la mentalità sfilacciata dell’Occidente. Due questioni che pongono il problema del rapporto tra Chiesa e modernità, particolarmente complesso per le gerarchie russe».
Diego Andreatta