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Anno europeo dei giovani. L’occasione da non perdere
L’Anno europeo dei giovani, complici guerra e pandemia, rischia di passare senza lasciare traccia di sè. Ma come potrebbero incidere i giovani?
IdeeL’Anno europeo dei giovani, complici guerra e pandemia, rischia di passare senza lasciare traccia di sè. Ma come potrebbero incidere i giovani?
L’Anno europeo dei giovani è stato annunciato a settembre dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen («Se vogliamo plasmare la nostra Unione a loro immagine, i giovani devono poter plasmare il futuro dell’Europa»), mentre a dicembre sono spuntati i primi documenti istituzionali, descrivendo quello che dovrebbe essere, con obiettivi e linee di indirizzo, e così si aprono piattaforme online e pagine di siti dedicati (come europa.eu/youth/year-of-youth_it e giovani2030.it/anno-europeo-della-gioventu-2022). In Italia è stato presentato ufficialmente a Roma lo scorso 24 marzo alla presenza della commissaria europea con delega alla gioventù Marija Gabriel. Ma di che cosa dovrebbe parlare l’Anno europeo dei giovani? Più che “di che cosa” a me piacerebbe riformulare la domanda con “chi dovrebbe parlare nell’Anno europeo dei giovani”? Protagonisti devono essere i giovani, con la loro unicità di pensiero, con le provocazioni che consentono di interrogarsi nelle proprie certezze, con le intuizioni che aiutano a tracciare percorsi nuovi e inesplorati; con l’ingenuità di proporre soluzioni che permettono di tornare a ragionare sul perché del problema; con la grinta di voler cambiare il mondo, ma con la fatica di non saper da dove iniziare; con la voglia di pace che non comprende dinamiche di guerre e di potere; con la responsabilità, con l’originalità, ma anche con la difficoltà di immaginare il futuro, con il desiderio di vivere e non sopravvivere, con il poco interesse, con la loro libertà. Cosa dovrebbe generare l’Anno europeo dei giovani? Questo anno speciale dedicato alle nuove generazioni dovrebbe dare vita a nuove occasioni di ascolto e di dialogo tra giovani e soggetti decisori, che agiscono in diversi ambiti. Il confronto non avrebbe la pretesa di arrivare a soluzioni tecniche, rimanendo solo in una dimensione di mero fare, ma più per condividere un stile con cui “essere”.
Diventerebbe opportunità per «riannodare il patto costituzionale tra gli italiani e le loro istituzioni», come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dove dovrebbero parlare i giovani? Nei luoghi in cui si prendono le decisioni, con uno spazio concreto, e non con promesse e documenti stampati su un lato per poter essere riciclati dall’altro. Quanto rivoluzionario sarebbe che un sindaco, un presidente o il responsabile di un’amministrazione incontrasse i giovani con cadenza regolare stimolando così una partecipazione attiva? Will Media (community online di 1,3 milioni di persone) per quest’estate ha organizzato un tour d’Italia per incontrare i giovani della community, con una semplice domanda “Cosa ti tiene sveglio la notte?”. Semplici domande che portano a sognare insieme soluzioni, orizzonti, prospettive, processi, cantieri, idee.
Ma perché un intero anno? La speranza è che non sia un solo un anno, ma che da quest’anno si parta con uno stile nuovo per coinvolgere i giovani nei processi decisionali, uno sguardo nuovo, un pensiero diverso che tenga in considerazione un impatto generazionale delle scelte che compiamo. Sempre più siamo consapevoli che tutto è collegato, non possiamo più pensare di agire per l’oggi, ma creare una società che agisca nell’oggi per cambiare il domani.
Federico Engaldini23 anni, Studente in Diritto dell’Economia all’Università di Padova