Idee
800 anni dell’Università di Padova. Generazioni a confronto
Europa e internazionalizzazione sono state le parole chiave dei discorsi. Il duro intervento di Emma Ruzzo (Studenti) ha denunciato molte disfunzioni
IdeeEuropa e internazionalizzazione sono state le parole chiave dei discorsi. Il duro intervento di Emma Ruzzo (Studenti) ha denunciato molte disfunzioni
Una celebrazione in grande quella per l’inaugurazione dell’800° anno accademico dell’Università di Padova, tenutasi proprio nel giorno dell’anniversario di fondazione dell’Ateneo. Il corteo dei rettori è partito da Palazzo della Ragione e ha raggiunto la sede centrale dell’Università, percorrendo vie sgomberate dalla polizia e fotografati dalla comunità cittadina al di là delle transenne, che ha partecipato nelle piazze a questa ricorrenza importante. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è arrivato successivamente con l’auto presidenziale nel cortile nuovo del Bo, accolto dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia e dal sindaco di Padova Sergio Giordani. Dopo i saluti in rettorato alla rettrice Daniela Mapelli e alla seconda carica dello Stato, la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, la cerimonia ha avuto inizio in aula magna. Il fil rouge degli interventi della rettrice Mapelli, del presidente Mattarella, della rappresentante degli studenti Emma Ruzzon, della presidente Casellati e della presidentessa del Parlamento Europeo Roberta Metsola è il motto dell’Ateneo, Universa Universis Patavina Libertas. La cerimonia si è aperta con il discorso della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati ed è proseguita con quello della rettrice Daniela Mapelli, che ha sottolineato il carattere non autocelebrativo ma didattico di ricordare gli 800 anni di storia dell’ateneo. Una storia, quella dell’Università di Padova, che è un percorso di affermazione e difesa del valore fondante della libertà. A confermarlo è la medaglia al valor militare di cui nel 1945 l’ateneo patavino è stato insignito, unico in Italia, per il ruolo svolto durante la Resistenza. Oggi impegnarsi per preservare la libertà attraverso cui l’Università di Padova è potuta crescere significa, secondo la rettrice Mapelli, mantenere la vocazione internazionale con cui l’ateneo è nato. Significa anche focalizzare l’attenzione sui diritti, che non hanno confini e che riguardano anche le popolazioni oppresse, dall’Afghanistan all’Ucraina. A mettere in secondo piano, nel suo discorso, il ricordo del passato in favore della concentrazione sul presente è invece la presidentessa del Consiglio degli studenti Emma Ruzzon. Il suo intervento ha lanciato un guanto di sfida dai toni accesi alle istituzioni, non solo universitarie ma soprattutto a quelle politiche. Per parlare di una libertà reale e non solo formale, secondo Ruzzon, è necessario mettere al centro i temi del diritto allo studio e delle condizioni precarie che i giovani, una volta terminata la carriera accademica, si trovano ad affrontare nel mondo del lavoro. «Forse non è libera l’istruzione in un Paese in cui l’accesso alla carriera universitaria è ancora appannaggio di pochi privilegiati; se il nostro è uno dei sistemi di tassazione più alti d’Europa e, di contro, solo il 29 per cento della popolazione giovanile riesce a laurearsi, penultima nell’Unione» ha sottolineato la rappresentante degli studenti nella sala gremita. Il ruolo degli atenei in questo senso sarebbe quello di unirsi per esercitare pressioni che influenzino il mondo politico e che mettano un freno ai tagli sui fondi per l’istruzione, che si susseguono da anni, anche in Veneto. Emma Ruzzon spiega anche la scelta di tenere, proprio in questa giornata, un discorso talmente critico che alcuni sarebbero pronti a definire polemico. Parole, quelle della studentessa, che effettivamente si concentrano più su ciò che non va rispetto al delineare delle alternative concrete, ma che fanno ciò consapevolmente: «Abbiamo deciso appositamente di non portare proposte in questa sede, non perché non ve ne siano, ce ne sono innumerevoli al di fuori delle cerimonie e delle feste istituzionali. Ma perché ci piacerebbe che lo spazio d’ascolto verso la nostra generazione non fosse solo quello prestabilito della cerimonia, ma che fosse reale e concreto al di fuori della cerimonia, per dialogare con noi e ascoltare le nostre idee». Proprio a questo proposito la rettrice Mapelli commenta: «Sono generazioni differenti. Ha fatto un intervento duro. Io mi auguro che la prossima volta gli studenti oltre a richiamare le istituzioni all’attenzione arrivino con delle proposte. Quello che dobbiamo fare è ascoltare». Anche Sergio Mattarella nel suo discorso “raccoglie il guanto” lanciato da Emma Ruzzon, con un incoraggiamento verso i giovani che contemporaneamente è un monito. «Poc’anzi la rappresentante degli studenti ha sottolineato quanto sia importante garantire la libertà a tutti. La libertà non è divisibile, né socialmente né territorialmente. Perché la libertà in realtà si ottiene pienamente soltanto se ne godono anche gli altri, perché si realizza insieme a quella degli altri. La persona umile cerca la verità, chi coltiva superbia è convinto di possederla. Ecco, vorrei raccomandare agli studenti di questo e di ogni ateneo di non cadere mai in quella tentazione, di coltivare sempre il dubbio e lo spirito critico. Questo alimenta la libertà». Non è mancata nelle parole del presidente della Repubblica e in quelle della presidentessa del Parlamento Europeo Metsola l’attenzione per gli eventi tragici che stanno sconvolgendo lo scenario internazionale, in particolare la guerra in Ucraina. Roberta Metsola ha sottolineato come l’Università di Padova sia orgoglio non solo italiano, ma anche europeo. Proprio perché l’accademia è la sede in cui la cultura europea si è costruita e consolidata. Riferimenti e valori comuni, nelle parole delle istituzioni presenti alla cerimonia, sono gli elementi che hanno permesso all’Unione di nascere e attraverso cui l’Unione deve rispondere, unita, alle sfide dell’oggi. L’Università di Padova, insieme agli altri atenei europei, come luogo di sapere ha quindi questo onore e questo onere.
Un passaggio significativo della prolusione del prof. Carlo Fumian: «Qui, in queste stanze, si guidava la Resistenza, grazie a uomini come Egidio Meneghetti (ma potrei citare decine di nomi); una guida politica ma anche militare, si badi bene, il che verrà riconosciuto dal conferimento a una Università, caso unico in Italia e forse in Europa, della medaglia d’oro al valor militare».
Francesca Campanini