Idee
The economy of Francesco. I giovani, terreni fertili
Un messaggio agli adulti: non pacche sulle spalle, ma ascolto. Ognuno troverà, chi prima e chi dopo, la propria strada identitaria
IdeeUn messaggio agli adulti: non pacche sulle spalle, ma ascolto. Ognuno troverà, chi prima e chi dopo, la propria strada identitaria
Se un ragazzo del secolo scorso, inghiottito da un gorgo spazio- temporale, dovesse essere assorbito nel nostro presente, sono sicuro che rimarrebbe decisamente disorientato! Essere un giovane oggi, infatti, non è mai stato così diverso rispetto al passato. Per chi è stato ragazzo qualche tempo fa era inimmaginabile poter prendere un aereo con pochi soldi in tasca (grazie alle compagnie low cost), rimanere sempre connesso con le persone care ovunque ci si muova (attraverso i social), avere a disposizione con pochi euro al mese la produzione filmica e musicale globale (Netflix, Spotify su tutti), seguire i corsi delle migliori università del mondo gratuitamente e comodamente da casa. Persino il Covid, a ben vedere, ha aperto un’enorme possibilità: quella di svincolare tante occupazioni dal posto di lavoro, di poter lavorare da remoto per le realtà di tutto il globo. Qualche anno fa sarebbe sembrata fantascienza tutto ciò! Tutto fantastico, se non fosse per i tanti effetti collaterali prodotti dalla società, piena di contraddizioni, della quale facciamo parte. L’eccesso di scelta che i giovani di oggi si ritrovano a fronteggiare non ha eguali nella storia e ciò, unito all’iperstimolazione da notifiche sempre accese ha creato un carico mentale gravoso e tanto disorientamento. A questo si aggiunge la sfiducia verso il futuro di chi ha visto già quattro crisi globali in circa 20 anni (l’attacco alle Torri gemelle, la crisi del 2008, causata dal crollo dei mutui subprime, il Covid e guerra in Ucraina) e una prospettiva lavorativa fortemente incerta, fatta spesso di disoccupazione ed erosione del potere di acquisto. Un dato su tutti: il reddito medio del nostro paese è sceso del 2,9 per cento tra il 1990 e il 2020 (dati Ocse), unico Paese europeo dove questo indicatore non è cresciuto. Il crescente benessere del boom del dopoguerra è ormai un lontano ricordo. Risulta chiaro, trovandoci di fronte a uno scenario inedito, che così come non avrebbe senso confrontare i vecchi televisori in bianco e nero con i moderni oled curvi, non possiamo rapportarci alla gioventù di oggi con le categorie, il linguaggio e i parametri del passato. Questa è la premessa indispensabile per un sano dialogo intergenerazionale che a oggi scarseggia, con grande perdita per tutte le parti coinvolte. Abbandonando la falsa e sterile narrativa che ci vede viziati e “bamboccioni”, noi attuali giovani, per esempio, abbiamo molto da comunicare alle generazioni precedenti, proponendo un cambio di paradigma sostanziale su due temi in particolare: la sostenibilità ambientale e sociale – contrapposta al modello dell’insostenibile crescita economica infinita – e la ricerca di equilibrio tra lavoro e vita privata, opposto al mito dello stacanovismo e dell’operosità a tutti i costi.
Su quest’ultimo tema, il saggio richiamo a vivere in pienezza il nostro passaggio su questa Terra, riassunto dal mottoanglofono “you only live once” (l’acronimo è yolo) ci ricorda che si vive una volta sola e che siamo chiamati a trovare un punto di incontro tra la nostra necessità di “portare a casa la pagnotta” e il dare una risposta a quella chiamata unica che ognuno di noi porta nel cuore. Proprio su questo tema ci stiamo interrogando noi ragazzi e le ragazze del villaggio di Economy of Francesco chiamato “Vocazione e profitto”. In passato mi sono ritrovato a vivere in prima persona la sensazione di essere solo un ingranaggio all’interno di un meccanismo finalizzato unicamente alla generazione di denaro, senza alcuna attenzione alle mie aspirazioni e al mio desiderio di avere un impatto positivo sul mondo. Questo è un rischio che vivono tanto i dipendenti quanto gli imprenditori, una situazione dove le regole economiche sostituiscono quelle morali, dettano leggi e impongono i propri sistemi di riferimento, impedendo alla persona di esprimere pienamente la propria originalità e privando l’economia stessa di un valore (anche monetario) immenso. Come società e come Chiesa siamo invitati a riscoprire l’arte dell’accompagnare, dello stare accanto, dell’ascoltare, del dedicare tempo senza sentenziare. Ai giovani non serve qualcuno che insegni loro come vivere la propria gioventù, né pacche sulle spalle, né tantomeno strade già spianate. Più semplicemente, con l’esempio di vita, siamo chiamati a esprimere una domanda alla persona, soprattutto giovane, che incontriamo lungo il nostro cammino: «Lo sai che sei terra buona?». Chiamare alla fertilità, a una vita generativa, ciascuno nella propria unicità. Ognuno troverà, chi prima e chi poi, la propria forma di rispondere a questo interrogativo, tanto nelle scelte professionali quanto nell’impegno civico. Perché, come ci ricorda il grande scrittore Antoine de Saint-Exupery: «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito».
Davide PatrunoConsulente Digitale e Sociale, Referente dell’Hub Puglia di The Economy of Francesco e Membro del Villaggio “Vocazione e Profitto”