Idee
Cambiamenti climatici. Carburanti? Stop ai fossili
Gli effetti sono oramai evidenti. Neve poca e sempre più in alto, buon vino prodotto a 800 metri, ma anche piante senza foglie in estate e rischio acqua salata dai rubinetti
IdeeGli effetti sono oramai evidenti. Neve poca e sempre più in alto, buon vino prodotto a 800 metri, ma anche piante senza foglie in estate e rischio acqua salata dai rubinetti
Non starò a definire il cambiamento climatico; è sotto gli occhi di tutti. Sottolineo che, contrariamente a qualche anno fa, la percentuale degli scettici e negazionisti si è ridotta al lumicino. Continuiamo ad assistere a temperature medie più elevate, a eventi piovosi distribuiti in modo diverso da prima, cioè o più brevi e intensi oppure assenti per mesi e a venti di intensità in alcuni casi mai registrate nella storia. In alta montagna gli effetti si manifestano con un innalzamento del limite della vegetazione arborea: trovo pini e abeti nati spontaneamente a quote più alte, oltre i 2.300 metri dove prima i semi non riuscivano ad attecchire. Traggono vantaggio dalla permanenza della neve per periodi più brevi. Complessivamente la quantità di neve caduta è inferiore; ne deriva tra l’altro una diminuzione di quelle che vengono definite valanghe periodiche, quelle che cadono ogni anno lungo gli stessi canaloni che ora d’estate appaiono più verdi, più ricchi di vegetazione. Anche i roditori, perennemente intenti alla ricerca di semi da mangiare, salgono più in alto, per la gioia dei rapaci diurni (aquila, astore, sparviere, gheppio) e notturni (gufi, civette e altri), che a loro volta nidificano un po’ più su. Nella montagna veneta media, quella abitata, la scarsità di neve ridimensiona gli sport invernali: la pratica dello sci si fa più in alto e anche là spesso si spara con i cannoni la cosiddetta neve artificiale, pratica questa che richiede molta acqua. Per il momento questo non sembra aver rallentato il turismo: anche in quest’ultimo periodo a cavallo tra 2022 e 2023 moltissime persone hanno trascorso periodi più o meno brevi in montagna godendosi le temperature miti. Sembra che il numero delle presenze sia aumentato a confermare un generale aumento di interesse per il contatto con la natura. L’ultimo autunno ha regalato giornate di rara bellezza: temperature miti, una tavolozza di colori delle chiome da non smettere mai di ammirare, nessuna precipitazione proprio in quei mesi che le statistiche danno come i più piovosi. Qui, a quota 800 metri sul livello del mare, si sono prodotti i primi vini. Forse lo si faceva un tempo con vitigni rustici, che davano un prodotto piuttosto aspro; ora invece il vino sembra proprio di buona qualità.
Questi effetti del cambiamento climatico appaiono dunque positivi e tuttavia non posso smettere di pensare a quello che ho visto alle quote più basse, in collina e in pianura. Diretto in Liguria, mi sono trovato ad attraversare tutta la Pianura Padana a fine luglio: fuori dal finestrino dell’auto scorreva una processione di centinaia di migliaia di alberi che, in tutto o in parte, avevano rinunciato alla loro dotazione di foglie. Le piante di fronte alla siccità prolungata, avevano preferito crescere meno lasciando cadere anticipatamente le parti verdi. Non sono morte, questo no, salvo qualcuna, ma il paesaggio era desolante e per me inedito. Qualcosa del genere lo avevo visto in Australia dove gli amici che vivono là mi avevano invitato a fare molta attenzione nell’attraversare le foreste (la mia passione) perché avendo piovuto poco gli eucalipti procedevano all’auto potatura facendo cadere a terra interi rami di grosso calibro. Il Po e i suoi affluenti, l’Adige e il Brenta avevano così poca acqua che si potevano attraversare a piedi e l’agricoltura che fiorisce lungo le loro sponde, che vive delle loro acque, sembrava ridotta a un simulacro o addirittura scomparsa, cancellata dall’arsura. Nei punti dove il più grande fiume d’Italia sembrava ancora discretamente ricco, cioè nel delta, si è constatato che quell’acqua era salata. Il fenomeno viene chiamato “cuneo salino” e consiste nella risalita dell’acqua del mare nel corso del fiume. Accade quando la portata del fiume non è in grado di contrastare l’alta marea, che ha reso salata l’acqua anche per più di venti chilometri. L’Associazione nazionale dei consorzi di irrigazione e di bonifica (Anbi) ha lanciato l’allarme: in pericolo sono non solo le coltivazioni, ma anche le falde che alimentano di acqua potabile le città. Gli effetti del riscaldamento globale in taluni casi sono positivi, ma nella stragrande maggioranza dei casi mettono in crisi aspetti fondamentali della vita di tutti noi, come la difesa dalle alte temperature, la carenza di acqua e il crollo di comparti legati all’agricoltura e al turismo, solo per citarne alcuni. Si impone un radicale cambiamento nell’approvvigionamento di energia, riducendo sempre più l’utilizzo dei carburanti fossili.
Daniele ZoviNaturalista e Scrittore