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Come ci siamo riusciti. Il buco nell’ozono si chiuderà entro il 2065
Il buco nell’ozono si sta richiudendo, si stima che l’ozonosfera tornerà alla normalità entro metà secolo. Dott. Enrico Brugnoli, che ne pensa di questo ottimismo?
IdeeIl buco nell’ozono si sta richiudendo, si stima che l’ozonosfera tornerà alla normalità entro metà secolo. Dott. Enrico Brugnoli, che ne pensa di questo ottimismo?
«Credo che l’ottimismo sia giustificato, la notizia viene rinnovata ogni anno. Il cosiddetto buco, cioè l’assottigliamento dell’ozono stratosferico, tende a diminuire già da qualche tempo. La modellistica prevede che a metà del secolo dovremmo normalizzare la situazione attorno al pianeta ed entro il 2065 dovrebbe essere completamente rientrato anche il buco al di sopra delle zone polari. La notizia ci conforta: è uno dei pochi grandi risultati della politica internazionale nell’operare a livello ambientale».
Come è siamo riusciti a invertire la rotta di questo fenomeno apocalittico?
«L’Accordo di Montreal evidenzia che in quegli anni la classe politica ha realizzato tempestivamente che stavamo correndo dentro un baratro. Quel tipo di variazione ci avrebbe portato a non avere più possibilità di vivere su questo pianeta già oggi, perché l’arrivo di raggi ultravioletti, soprattutto Uv-c e Uv-b avrebbe sterilizzato completamente il pianeta. La riduzione dell’ozono stratosferico è dovuta alle interazioni tra il clima antartico, cioè le temperature rigide in inverno e l’assenza di luce, e la presenza di gas Cfc che in quelle condizioni disgregano l’ozono. I gas Cfc venivano utilizzati come refrigeranti e come propellenti, poi sono stati banditi dal Protocollo di Montreal e sostituiti. In seguito il Protocollo di Montreal ha richiesto delle variazioni: con l’emendamento di Kigali si è iniziato a limitare anche i gas Hcfc. Essi non hanno un effetto sull’ozono ed erano tra i sostituiti dei Cfc, ma poi si è scoperto che producono un effetto serra migliaia di volte maggiore rispetto alla CO2».
Perché nel caso del Protocollo di Montreal la cooperazione internazionale è stata un successo mentre le varie Conferenze Onu sui cambiamenti climatici sembrano fallimentari?
«In realtà all’inizio anche nel caso del buco nell’ozono il risultato scientifico era stato accolto con scetticismo: all’inizio degli anni ’70 i ricercatori Molina e Rowland avevano denunciato il fenomeno, che però era stato minimizzato dalla comunità scientifica. Poi nel 1984 il British Antarctic Survey ha pubblicato un libro in cui spiegava come il buco nell’ozono si formava in Antartide. Per quanto riguarda il clima, credo che la scienza abbia messo in evidenza tutti i pericoli e tutti i possibili rimedi. Il fatto che ci siano stati pochi successi in queste riunioni è dovuto purtroppo all’azione delle lobby del petrolio. Inoltre affrontare il cambiamento climatico è più complesso perché i combustibili fossili non sono usati solo in un tipo di industria, come i Cfc, ma pervadono tutto il sistema produttivo. Però esistono delle alternative, quindi i governi non hanno scusanti».
Francesca Campanini
La scoperta che la Terra possiede uno strato di ozono nella stratosfera è abbastanza recente e risale alla metà del 20° secolo. Lo studio sull’assottigliamento sopra le aree polari è ancora più recente con le misurazioni nel 1974.