Idee
M’illumino di meno. Green senza attenuanti
M’illumino di meno Il mercato oramai offre prodotti efficienti e che consumano di meno, ma sta nella scelta del consumatore compiere la svolta energetica
IdeeM’illumino di meno Il mercato oramai offre prodotti efficienti e che consumano di meno, ma sta nella scelta del consumatore compiere la svolta energetica
Il risparmio energetico è un imperativo percepito come urgente da un anno a questa parte. Da ben prima, però, iniziative come la giornata M’illumino di meno (un’iniziativa nata nel 2005 da Caterpillar, trasmissione di Rai Radio 2) del 16 febbraio invitano ognuno di noi a ridurre i consumi. La messa a disposizione di strumenti efficienti e una transizione strutturale sono in questo senso determinanti, come sostiene Giovanni Franco, presidente e responsabile sviluppo e innovazione di Sogesca, società padovana di ingegneria e consulenza specializzata nei settori dell’ambiente e dell’energia.
Che legame esiste tra efficienza energetica strutturale e possibilità individuali di risparmiare energia?«Le politiche per l’efficienza energetica coinvolgono tutti: le imprese, i singoli e gli enti locali. Il mercato richiede che i prodotti consumino sempre meno energia. C’è tutto un mondo normativo che definisce le prestazioni energetiche dei prodotti per proporli al mercato. L’innovazione investe, quindi, non solo il processo produttivo, ma anche i prodotti e il loro utilizzo. I consumatori possono prendere decisioni più consapevoli, per esempio, attraverso le etichette energetiche. Possono scegliere di acquistare frigoriferi, lavastoviglie, apparecchi elettronici e abitazioni in base alla loro classificazione energetica. M’illumino di meno è una giornata dedicata alla consapevolezza rispetto a una problematica in cui sempre di più la rivoluzione la facciamo noi».
Quali sono le innovazioni che possono fare la differenza?«Assistiamo a un continuo perfezionamento delle fonti rinnovabili. Tra le soluzioni che rendono il consumatore protagonista della svolta energetica ci sono i sistemi di controllo dei consumi, come la termoregolazione intelligente e il controllo digitale. Rendere la domanda di energia controllata fa sì che essa sia abbinabile alla generazione intermittente da fonti rinnovabili. L’abitazione diventa così una centrale di produzione e di accumulo di energia, riducendo il fabbisogno di accumulo stesso a livello di rete. Le reti, infatti, comportano sempre dispersione di energia, quindi un utilizzo localizzato rende il sistema più efficiente. Questo ci permette di affacciarci su una novità interessante, che è quella delle comunità energetiche, le quali permettono di attivare questa innovazione legata al controllo dei consumi».
Quali sono le linee guida e i fondi messi a disposizione dall’Unione Europea?«L’Unione europea ha una visione integrata dei temi di efficienza energetica e sostenibilità. Ormai più o meno tutti i programmi europei, anche quelli non diretti, prevedono dei capitoli dedicati all’efficienza energetica. Per esempio i fondi strutturali, che riguardano temi non strettamente legati all’efficienza energetica, richiedono che le imprese abbiano realizzato una diagnosi energetica prima di presentare la domanda di finanziamento. Esistono inoltre iniziative importanti come il REPowerEU e il Next Generation EU, che sono grandi capitoli economici e finanziari. Ci sono poi i programmi come Horizon Europe e il Life (avviato nel 1992 e che ha cofinanziato circa quattro mila progetti, con un contributo di circa 3,1 miliardi di euro, ndg) che finanziano anche progetti per l’efficienza energetica».
L’Italia riesce a cogliere le opportunità fornite dall’Ue?«Non si può dire che l’Italia a livello di finanziamento europeo diretto si comporti male. Per finanziamento diretto si intende la partecipazione alle iniziative gestite direttamente dagli uffici europei, come l’Horizon Europe e il Life. Con quest’ultimo in particolare, l’Italia riesce ad acquisire un livello importante di finanziamenti europei. Talvolta, invece, si hanno percentuali basse di utilizzo dei fondi indiretti, cioè i fondi strutturali che sarebbero a disposizione delle singole regioni».
Francesca Campanini