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Alberi e coltivazioni. Il ritorno alle radici contro il cambiamento climatico e la mono-agricoltura
Alberi e coltivazioni coesistevano decenni fa e possono ancora farlo. Contro il cambiamento climatico e la mono-agricoltura
IdeeAlberi e coltivazioni coesistevano decenni fa e possono ancora farlo. Contro il cambiamento climatico e la mono-agricoltura
Una foto aerea degli anni Trenta sopra Bressanvido, provincia di Vicenza, mostra la campagna veneta di quegli anni, con campi intervallati da lunghi filari di alberi. Un’immagine suggestiva, la stessa con cui Giustino Mezzalira, direttore di Innovazione e sperimentazione di Veneto Agricoltura, ha aperto la due giorni del 31 marzo e del 1° aprile sul tema dei sistemi di coltivazione agrosilvopastorali. All’interno della cornice della Corte Benedettina di Legnaro dell’Università di Padova, Veneto Agricoltura e l’Ateneo patavino hanno lanciato una serie di riflessioni quantomai urgenti ed attuali visti gli effetti allarmanti del cambiamento climatico. «Quando io ero piccolo c’erano coltivazioni alternate ad alberi – racconta Giustino Mezzalira, testimone del cambiamento nell’agricoltura veneta degli ultimi 60 anni – Poi, negli anni Sessanta, sono arrivate le ruspe che hanno sradicato le piante per lasciare posto alle macchine agricole che ebbero così la strada spianata per lavorare la terra adottando il sistema della monocoltura. Oggi, però, si torna a parlare di agroforestazione, congiungendo quindi agricoltura e selvicoltura, due attività che fino a qualche anno fa erano completamente distinte. L’elemento centrale è l’albero che dovrebbe tornare a essere presente nei nostri campi, perché porta molti vantaggi». Questo sistema consentirebbe di produrre di più inquinando di meno e fornendo un ricco insieme di servizi ecosistemici: «Prendendo per esempio una piantumazione di pioppi da alternare alle coltivazioni – prosegue Mezzalira – vediamo che il carbonio nel terreno aumenta, apportando quindi un beneficio alla terra. Ma i vantaggi non finiscono qui: le radici degli alberi migliorano la qualità delle acque perché attivano un effetto tampone, abbattendo fino all’80 per cento dell’azoto totale e riducendo la migrazione dei nutrienti verso la falda freatica. Ancora, non ci pensiamo ma a noi serve legna e il pioppo potrebbe essere una fonte preziosa che a oggi ci manca, al punto che dobbiamo importarla».
Il tema, in realtà, è estremamente complesso come sottolinea Tommaso Anfodillo, docente ordinario al Tesaf, il dipartimento Territorio e sistemi agro-forestali dell’Università di Padova: «L’agroforestazione è solo uno dei sistemi che possiamo adottare per migliorare la nostra agricoltura e contrastare i cambiamenti climatici. I problemi fondamentali sono due: ridurre le monocolture, aumentando la biodiversità, e archiviare l’idea che le aziende agricole sono elementiindipendenti dall’ambiente. Pensiamo alle foreste: oggi non è possibile disboscare a piacimento perché bisogna seguire dei criteri mentre per la coltivazione della terra queste regole non ci sono. Il fabbisogno idrico è uno dei temi principali che coinvolgono le imprese del settore primario, e lo stiamo vedendo in particolare nell’ultimo anno. Il ruolo della ricerca in questo senso è fondamentale: sta a noi individuare, cercare e sperimentare nuove soluzioni che possano portare dei benefici alle aziende e, di conseguenza, all’ambiente. Una volta approvati dalla comunità scientifica, i nuovi sistemi vanno poi introdotti tra i lavoratori del settore grazie alla formazione». Fin qui la teoria. Ma la pratica? Interviene nel merito Mauro Masiero, professore del dipartimento Tesaf, presentando il progetto Agritech, il Centro nazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie in agricoltura: «La ricerca, che coinvolge 28 università, cinque centri di ricerca e 18 imprese, è finanziata anche con fondi del Pnrr e ha come obiettivo principale quello di arrivare a uno sviluppo sostenibile della produzione agroalimentare. Il progetto si sviluppa in nove rami, denominati “spoke”, di cui l’1 e il 4 sono i più importanti perché riguardano rispettivamente “risorse genetiche e adattamento ai cambiamenti climatici di piante, animali e microrganismi” e “sistemi agricoli e forestali multifunzionali e resilienti per la mitigazione dei cambiamenti climatici”. Anche grazie a questi nuovi studi stiamo testando presso l’azienda pilota Sasse Rami di Ceregnano, in provincia di Rovigo, un sistema di ombreggiamento che riduce fino al 70 per cento della radiazione solare, comportando benefici per le coltivazioni». Ricerca, innovazione, buone pratiche, non da ultimo attenzione all’ambiente. La strada per il futuro, dunque, sembra essere già tracciata.
Andrea Benato
Qui si sperimenta il sistema silvo-arabile con i terreni seminati inframezzati ogni 30 metri da un filare di pioppi. I pioppi sono cloni a massima sostenibilità ambientale, selezionati sia per il legname di qualità sia per resistere ai parassiti