Idee
80 anni di Rosa Bianca. Voce della nuova Europa
La Rosa Bianca ha avuto proprio l’Europa come orizzonte esistenziale. Rileggiamo quegli ideali alla vigilia della Giornata dell’Europa del 9 maggio
IdeeLa Rosa Bianca ha avuto proprio l’Europa come orizzonte esistenziale. Rileggiamo quegli ideali alla vigilia della Giornata dell’Europa del 9 maggio
L’Europa è stata l’orizzonte esistenziale della Weisse Rose antinazista. I fratelli Scholl e i loro amici si sentivanopienamente inseriti nel Kulturvolk tedesco, figli di un popolo a cui chiedevano con forza il risveglio – e la rivolta contro il dittatore – in nome della coscienza. Ma sapevano che la Germania non avrebbe potuto salvarsi da sola. La sconfitta militare dello Stato hitleriano, e dunque la vittoria degli Alleati, erano i presupposti per la fuoriuscita dal tunnel buio dell’impero del male che gli studenti di Monaco sentivano e denunciavano, vedendolo incarnato nel dittatore che pure li aveva affascinati (quasi tutti, non Willi Graf, non il prof. Kurt Huber) sin dalla sua ascesa al potere nel 1933. Ma poi sapevano che il futuro democratico del loro Paese non avrebbe potuto essere assicurato che dentro un contesto europeo, in una dimensione federale, dialogica e pacifica, da contrapporre agli esasperati nazionalismi di cui misuravano ogni giorno gli effetti devastanti, sulla propria pelle e nel disastro umanitario e politico della seconda guerra mondiale. E non è un caso che i volantini della Rosa Bianca usino diverse volte il termine “fascismo” – con l’attacco frontale ai “criminali fascisti” che li governavano – per contestare il regime che li opprimeva, affermando dunque una diretta discendenza del nazionalsocialismo dalla dittatura mussoliniana inaugurata undici anni prima, nel 1922, con la marcia su Roma. Europeo il loro orizzonte, anche dei loro pochi viaggi (a parte quelli obbligati del servizio militare), il profondo Nord più che il caldo Mediterraneo, Parigi come capitale delle idee e della libertà. Europei i loro autori di riferimento: non solo Goethe, Schiller, Guardini, i loro maestri contemporanei Haecker e Muth, ma anche i grandi francesi da Bernanos a Maritain, i grandi russi, da Berdjaev a quel Dostoevskij la cui anima profonda li faceva sentire vicini al grande polmone orientale della spiritualità cristiana. Senza dimenticare i fondamenti greci, come l’Aristotele citato nel terzo volantino. È dal quarto volantino della Rosa Bianca, estate 1942, per proseguire nel gennaio-febbraio 1943 con il quinto e il sesto (l’ultimo, quello fatale dell’arresto dei fratelli Scholl) che la consapevolezza europea della Rosa Bianca diventa manifesta. La citazione in chiusura del quarto volantino, che è una fortissima denuncia della natura menzognera della dittatura nazista, è del loro amato poeta romantico Novalis che sognava, tra Settecento e Ottocento, il ritorno a un’Europa cristiana: «Se l’Europa volesse svegliarsi, se esistesse nel nostro futuro uno Stato degli Stati, una dottrina scientifica della politica! … Il sangue scorrerà sull’Europa fino a che le nazioni non saranno consapevoli della spaventosa follia che le trascina in un vortice…». Nel quinto volantino, la voce della Rosa Bianca diventa ancora più politica: «L’idea imperialista del potere deve essere resa innocua per sempre». Da tedeschi del sud, contestano il feroce «militarismo prussiano» e affermano solennemente: «La Germania futura potrà essere unicamente una federazione. Solo un sano ordinamento federalista può oggi ancora riempire di nuova vita l’Europa indebolita. La classe lavoratrice deve essere liberata mediante un socialismo ragionevole dalla sua miserabile condizione di schiavitù. Il fantasma di una economia autarchica deve scomparire dall’Europa». E infine, il loro testamento per le future generazioni: «Libertà di parola, libertà di fede, difesa dei singoli cittadini dall’arbitrio degli Stati criminali fondati sulla violenza: queste sono le basi della nuova Europa». Rilette oggi, un anno dopo l’aggressione militare all’Ucraina, le parole della Rosa Bianca ci danno i brividi, consegnandoci la responsabilità di un’Europa all’altezza del loro sogno coraggioso.
La Rosa Bianca (Weiße Rose in tedesco) fu un gruppo di resistenza di Monaco di Baviera contro la dittatura del nazionalsocialismo formato da studenti non più che ventenni e basato su valori cristiani. Fece ricorso ad azioni non violente nella Germania nazista dal giugno 1942 al febbraio 1943, quando i componenti del gruppo vennero arrestati, processati, condannati a morte e decapitatati.
Sophie Scholl è nata il 9 maggio 1921 a Forchtenberg ed è morta il 22 febbraio 1943 a Monaco. Con questo numero della Difesa si chiude il ciclo di quattro pubblicazioni in collaborazione con Vita Trentina sulla Rosa Bianca, il gruppo antinazista da lei fondato.
Paolo Ghezzi