Idee
Cementificazione e alluvioni. Il Veneto non è meno a rischio di altri luoghi
Stavolta ci è andata bene e ci poteva andare peggio.
IdeeStavolta ci è andata bene e ci poteva andare peggio.
Le piogge annunciate che hanno flagellato i territori toscani e liguri, con un tributo pesante di vite umane, potevano scatenarsi anche nel Veneto. Un po’ per fortuna (che non guasta mai), e un po’ perché alcuni lavori idraulici di messa in sicurezza idraulica sono stati eseguiti dopo il disastroso 2010, stavolta le alluvioni ci hanno risparmiato. Ed ecco che sulla base di questa constatazione, si sono alzate le bandiere della vittoria: «Merito degli invasi e dei lavori fatti finora per mettere in sicurezza il territorio!». Probabile, quasi certamente, ma se da un lato questi sono i risultati soddisfacenti in termini di sicurezza idrogeologica, dall’altro le ultime statistiche fornite dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) attestano che siamo un popolo (i veneti come tutti gli italici) dal marcato comportamento paradossale in termini di prevenzione. Giusto perché tutti sanno ormai, fin troppo chiaramente, che l’impermeabilizzazione dei terreni (tradotto “cementificazione), è tra le cause del dissesto che ci flagella. Si calcola che in Italia si cementificano 2,4 metri quadrati di suolo fertile ogni secondo. Calandosi poi nel dettaglio, non è affatto consolatorio sapere che nel 2022 il suolo veneto consumato era pari a 217.824 ettari, l’11,88 % del totale, quando la media italiana è del 7,14 %, e in crescita dello 0,45 % rispetto all’anno precedente. I metri quadrati consumati per ogni singolo abitante sono stati già 449. Da qualsiasi prospettiva si guardino questi dati, anche le città e le province venete sono ai primi posti di molte classifiche. La provincia di Verona è seconda in Italia con 296 ettari consumati l’anno scorso, mentre tra i capoluoghi di regione, dopo Roma c’è Venezia con 37 nuovi ettari agricoli spariti nel 2022. Treviso è invece la nona provincia in Italia per aumento in termini assoluti del territorio consumato: 155 ettari rispetto ai 121,4 del 2021. Tra le province in assoluto più consumate ci sono al sesto e settimo posto Padova, con il 18 %, e Treviso, con il 17 %. Padova è in testa invece tra i Comuni veneti per consumo di suolo totale, con il 49,9 % della superficie occupata. Vicenza non è da meno, dal 2006 al 2022, sono stati cementificati 21 milioni di metri quadrati, che equivalgono in termini calcistici a tremila campi da calcio. Se poi all’anno scorso il suolo consumato qui risultava pari a 34.169 ettari, nel 2006 si parlava di 32.075 ettari, con gli incrementi maggiori in Lombardia (con 908 ettari in più), Veneto (+739 ettari), Puglia (+718 ettari), Emilia-Romagna (+635), Piemonte (+617). Tutto questo dimostra in termini nazionali che, con una mano diamo, e con l’altra togliamo. Che per quanto si faccia (troppo poco, in realtà), sia la prevenzione come la tutela del territorio, è un vulnus contro noi stessi e l’intera società. Contiamo i danni e piangiamo i morti, ma la tutela del territorio è qualcosa di cui si parla solo a disastri avvenuti. E allora “non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”. Al massimo ci stupiamo quando gli scienziati ci dicono che più dell’80 per cento dell’intero territorio nazionale è a rischio e con esso i suoi abitanti. Quindi, perché ci sorprendiamo delle cose che sappiamo e vediamo?
La Commissione Ue ha adottato la decisione di fornire all’Italia un anticipo di 94,7 milioni di euro nell’ambito del Fondo di solidarietà dell’Unione europea (Fsue) “per alleviare l’onere finanziario causato dalle devastanti alluvioni che hanno avuto luogo nella regione Emilia-Romagna nel maggio 2023”. La Commissaria per la coesione e le riforme Elisa Ferreira ha dichiarato: «Il cambiamento climatico sta aumentando la frequenza e l’impatto dei disastri naturali. L’assistenza del Fsue è necessaria ora più che mai per alleviare i costi sociali, economici e ambientali causati da questi eventi. Siamo al fianco delle persone colpite dalle alluvioni in EmiliaRomagna e, con questi fondi, contribuiremo a superare le perdite materiali causate dal disastro e a dare ai cittadini una rinnovata speranza per il futuro».
Si terrà tra Terni e Rieti, da venerdì 17 a domenica 19 novembre (Terni) e da venerdì 24 a domenica 26 novembre (Rieti), la prima edizione del Festival “Art for Earth”, per sensibilizzare sui temi ambientali attraverso l’arte: www.afefestival.it