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Clima, e se la strada fosse l’adattamento? Cop28. A Dubai l’ultima chance per cambiare il corso del cambiamento climatico
Cop28. A Dubai l’ultima chance per cambiare il corso del cambiamento climatico. Nonostante i potenti
IdeeCop28. A Dubai l’ultima chance per cambiare il corso del cambiamento climatico. Nonostante i potenti
C’è attesa per quello che emergerà durante la Cop28, l’annuale conferenza mondiale sul clima iniziata a Dubai il 30 novembre e che si concluderà il prossimo 12 dicembre. I temi, è il caso di dirlo, sono scottanti, come estremamente caldo è stato l’anno appena trascorso: secondo alcune stime, infatti, il 2023 si è rivelato l’anno più torrido di sempre. I 198 Stati si ritrovano quindi per fare il punto su quanto è stato fatto, in particolare dopo gli accordi di Parigi del 2015, e sulle misure da adottare per invertire la rotta, ammesso che sia ancora possibile e che tutti i Paesi siano d’accordo. Uno dei problemi principali viene, infatti, da quelle economie che stanno vivendo oggi lo sviluppo senza freni che ha contraddistinto i Paesi occidentali nella seconda metà del Novecento: imporre soluzioni green a chi sta correndo (Cina e India, per esempio) risulta difficile e men che meno se ne parla per gli Emirati Arabi Uniti che ospitano il raduno. Per questi e altri motivi tra gli esperti del settore serpeggia poco ottimismo piuttosto che la speranza, come spiega Marco Marani, direttore del Centro studi sugli impatti dei cambiamenti climatici dell’Università di Padova: «Non ho grande fiducia, anche se, naturalmente, è importante continuare in un’azione che cerchi di mitigare il cambiamento climatico. Guardando a ciò che è stato fatto possiamo dire che è troppo poco, non ci sono segnali di riduzione delle concentrazioni e nemmeno delle emissioni. Non ci sono prospettive immediate su scala globale e, quindi, non raggiungeremo gli obiettivi degli accordi di Parigi. Dovevamo impegnarci per non far crescere la temperatura di più di un grado e mezzo, ma al momento siamo arrivati esattamente a quel valore».
Dunque che fare? L’impressione è che la Cop28 sia solo una sfilata di politici e rappresentanti che ben poco possono nei confronti dei cambiamenti climatici. La città scelta per ospitare l’evento, inoltre, non contribuisce a dare l’idea di uno sforzo teso a ridurre le emissioni, basti pensare alle enormi strutture e attrazioni turistiche presenti a Dubai che emettono quintali di Co2 . «Avevamo due strade da intraprendere: mitigare il cambiamento, cioè adottare soluzioni che cerchino di ridurre l’inquinamento atmosferico e l’innalzamento della temperatura, o adattarci a questa nuova fase del clima mondiale – continua Marani – La prima strada è ormai quasi del tutto sbarrata, soprattutto a causa dei Paesi che si stanno sviluppando economicamente: è difficile chiedere loro di rallentare. Non ci resta dunque che lavorare per convivere col problema. Bisogna operare in modo diverso, per esempio costruire in modo resiliente per far fronte a eventi estremi, ma anche per limitare le emissioni». Le previsioni per la Cop28 non sono comunque del tutto negative per Marani: «È fondamentale continuare a parlare e sensibilizzare su questi temi. Anche se dopo il meeting cambierà poco, se non altro viene dato un segnale: il clima è cambiato e continuerà a cambiare, pertanto è meglio gestire i cambiamenti piuttosto che subirli. In questo senso, nel nostro piccolo, anche l’Università di Padova si sta muovendo. È stato di recente inaugurato il Centro studi sugli impatti dei cambiamenti climatici di Rovigo. Siamo orgogliosi di questa nuova struttura perché non si tratta di un luogo di studi isolato, una torre d’avorio per scienziati chiusi nelle loro riflessioni. Il Centro, sostenuto anche dalla Fondazione Cariparo, è una fucina dove si studiano e sviluppano soluzioni, modi di rendere le infrastrutture a prova di eventi climatici estremi, metodi di progettazione adeguati ai tempi che stiamo vivendo in particolare con riguardo ai rischi idrologici e geologici».

Secondo quanto ricostruito dalla Bbc, gli Emirati Arabi Uniti hanno cercato di usare il loro ruolo di ospiti del vertice sul clima delle Nazioni Unite per concludere accordi sul petrolio e sul gas con 15 Nazioni. A oggi, il mantenimento del riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C è una chimera, e di questo irrisolto problema si parlerà molto durante la Cop28.
Il pensiero di Francesco che, nonostante i problemi di salute, vorrà esserci: «Se abbiamo fiducia nella capacità dell’essere umano di trascendere i suoi piccoli interessi e di pensare in grande, non possiamo rinunciare a sognare che la Cop28 porti a un’accelerazione della transizione energetica. Può essere la svolta».
Andrea Benato