Idee
Educare oggi. Più che la felicità, ai figli va garantita una responsabilità adulta
Sono dieci i principi per tornare a essere genitori autorevoli. Un progetto educativo entusiasmante che necessita di una comunità che lo accompagni
IdeeSono dieci i principi per tornare a essere genitori autorevoli. Un progetto educativo entusiasmante che necessita di una comunità che lo accompagni
C osa è successo alla genitorialità? Quali sono le ragioni che hanno portato all’emergenza educativa? Da dove si deve ripartire per riconquistare l’autorevolezza educativa che il mondo adulto sembra avere perso? È a queste domande che ho voluto provare a dare risposta con il mio nuovo libro Allenare alla vita. I dieci principi per ritornare ad essere genitori autorevoli (Mondadori, 2024, pp. 204, € 18,50), pubblicato da Mondadori e uscito in libreria il 7 maggio. È un libro in cui ho cercato di offrire uno sguardo lucido e originale sui falsi miti che hanno trasformato la relazione genitori-figli in un territorio dove tutti oggi sembrano essersi persi. Mai come oggi i genitori si occupano e preoccupano della felicità dei propri figli, ma le ricerche e le evidenze cliniche mettono in luce uno stato di disagio e sofferenza in età evolutiva di proporzioni mai viste prima. Che cosa sta accadendo e perché sta accadendo? Nel volume elenco dieci principi con cui aiuto il lettore a indossare un nuovo paio di occhiali per analizzare come la complessità del mondo contemporaneo, che ci ha offerto opportunità impensabili fino a poco tempo fa, ha portato però anche a generare una distanza e un vuoto tra le generazioni. In questo vuoto, il ruolo dell’educatore è stato affiancato – e forse sostituito – dallo strapotere della cultura digitale, dei social media e degli influencers. Nessuno di questi elementi ha però realmente nutrito la mente e il cuore dei nostri figli, lasciandoli in balia di un vuoto interiore che è probabilmente la ragione della loro fatica a scoprire il percorso verso un’adultità competente e una felicità autentica. Il libro propone ai genitori e a tutti coloro che appartengono alla comunità educante dieci riflessioni intorno alle quali ripensare e rifondare il ruolo adulto, per mettere bene a fuoco qual è oggi il compito dell’educatore di fronte alle sfide del terzo millennio. La pervasività tecnologica, la perdita dell’autorevolezza, la cultura del tutto e subito e della performance, il falso mito del politically correct, l’abbandono della spiritualità, l’incapacità di generare una vera alleanza tra adulti: in fondo sono questi i falsi miti che hanno portato a promuovere un’educazione che non raggiunge gli obiettivi che si prefigge. In fin dei conti l’emergenza educativa che viviamo oggi ha molte similitudini con l’emergenza ambientale che da anni attanaglia il pianeta. Per anni abbiamo lasciato che accadessero e a volte abbiamo fatto succedere cose che hanno generato un rischio enorme per la tutela del pianeta. Per l’educazione, vale la stessa cosa. Nulla come l’educazione necessita di avere una visione che guarda avanti: ciò che facciamo oggi con i nostri figli e studenti avrà conseguenze su ciò che loro faranno della loro vita nel medio e lungo termine. La crescita necessita della stessa cura di un giardino. Ciò che oggi spesso definiamo col termine “emergenza educativa” affonda le sue radici in una serie di fatti, eventi, scelte che negli ultimi decenni abbiamo lasciato che avvenissero senza quasi contemplarne l’impatto che avrebbero avuto sul percorso di crescita in età evolutiva. Sono accaduti nello spazio piccolo e limitato dei nuclei familiari e degli spazi domestici e in questo microcosmo hanno rappresentato il riflesso di qualcosa di più ampio e generalizzato che ha riguardato l’intera società. C’è un mondo adulto, oggi, che si pone domande che gli adulti delle generazioni passate non si sono mai posti, pensando al proprio ruolo educativo. E la domanda delle domande resta una sola: come posso far crescere un figlio felice? Forse il focus di questa domanda è diventato il centro e la ragione principale di molti degli aspetti che decliniamo poi nel termine emergenza educativa. Perché il fine di un adulto, probabilmente, non è garantire la felicità di un figlio. Quella cosa lì – ovvero la felicità – un figlio deve andarsela a cercare da sé. Non può ottenere la chiave di accesso alla propria felicità dal genitore che lo ha messo al mondo. Probabilmente il focus enorme che la società contemporanea dà alla ricerca della felicità ci ha allontanato da tenere la centratura del ruolo adulto su un altro obiettivo che è preliminare alla ricerca della felicità: ovvero permettere a un figlio di diventare un adulto capace di abitare il tempo dell’adultità con consapevolezza di sé, responsabilità e con un progetto di vita in grado di permettergli di pervenire a un grado di autorealizzazione soddisfacente. Riuscire in questo compito significa promuovere un progetto educativo impegnativo ed entusiasmante al tempo stesso, in cui la responsabilità adulta che si vuole promuovere in un figlio in crescita è specchio della responsabilità educativa che gli adulti della sua vita testimoniano ogni giorno all’interno della relazione con lui. Si tratta di un compito complesso perché comporta un lungo lavoro di cesello e scalpello che quotidianamente accompagna la crescita di un minore. È un compito, però, che noi genitori non possiamo assolvere da soli. Serve un intero villaggio per crescere un bambino. Noi siamo quel villaggio. È tempo di rimettere al centro dei nostri territori il ruolo e l’importanza della comunità educante.
Alberto PellaiMedico, Psicoterapeuta dell’età evolutiva e Ricercatore di Scienze Biomediche Università di Milano