Idee
«Quattro anni fa, tutto è cambiato. Prima svolgevamo un’attività ordinaria, a supporto dei più poveri, di chi cercava un futuro fuori dall’Ucraina e rischiava di finire nelle maglie della tratta, lavoravamo con i minori che avevano perso i genitori. Da un giorno all’altro migliaia di persone hanno iniziato ad arrivare con treni o mezzi di fortuna, avevano bisogno di tutto, vestiti, cibo, soldi: avevano fatto giusto in tempo a uscire dalle loro case sotto le bombe e si trovavano dall’altra parte del Paese senza più nulla». Don Volodymyr Chornii è scosso mentre pronuncia queste parole. È il direttore della Caritas della Diocesi greco-cattolica di Ivano-Frankivsk da molti anni e si trova a Padova per conoscere meglio la Caritas della nostra Diocesi nell’ambito di un gemellaggio voluto dalla Conferenza episcopale italiana.
Nata solo nel 1991, dopo la fine dell’Urss, la Caritas di Ivano-Frankivsk ha affrontato già molte sfide, proprio a causa della pesante eredità del regime comunista, ma l’invasione Russa del febbraio 2022 rappresenta un momento di svolta drammatico. «Questa guerra si trascina dietro di sé una serie di problemi. La fase di prima accoglienza, in cui trovare per gli sfollati un tetto e del cibo, è terminata, ma ora siamo a fianco di queste persone che hanno subito violenze di ogni tipo dopo l’invasione. Per questo stiamo ampliando il più possibile il nostro personale qualificato, primi tra tutti gli psicologi, che seguono anche le donne e i bambini che hanno perso un marito o un papà in combattimento». Il problema principale in questo momento, tuttavia, è l’enorme numero di persone con invalidità che oggi l’Ucraina conta tra i militari feriti, ma anche nella popolazione civile sottoposta a bombardamenti incessanti specie nella parte est del Paese.
Ivano-Frankinvsk si trova invece a ovest e, attraverso la Caritas, sta tentando di generare un argine alla marea montante che non accenna a calare. «Mentre parliamo – continua don Volodymyr – è in corso una tavola rotonda per capire come sostenere le persone con invalidità. La nostra Diocesi aprirà un istituto per lavorare sul loro reinserimento sociale e lavorativo».
Con il direttore, sono giunti a Padova tra il 10 e il 13 febbraio anche don Roman Darmogray, referente per le mense, e Larysa Dorosh, che segue i minori in situazione di disagio. In tutto, gli operatori della Caritas di Ivano-Frankivsk sono 120 e, prima della guerra, hanno operato nella crisi degli anni Novanta, con mense, distribuzione di medicinali, accompagnamento degli anziani e quindi dei disabili. Nei quattro giorni di visita hanno conosciuto le Cucine popolari, il dopo scuola e l’accoglienza invernale di Santissima Trinità e le esperienze parrocchiali e vicariali di Bastia, Galzignano e Tognana. «La cosa che più ci ha colpito qui a Padova – concordano i tre – è stato lo spirito di volontariato che abbiamo incontrato: l’idea che giovani, adulti e anziani si mettano a disposizione per altri, senza nulla chiedere in cambio, è assai preziosa e cercheremo di certo di farla germogliare anche da noi»