«Nash non ha vinto perché gli ho dato il bullone. Ha trionfato perché ha fatto la manche più veloce». Eugenio Monti, in questi giorni di Olimpiadi invernali, è spesso citato per la pista di bob di Cortina che porta il suo illustre nome. L’ex bobbista italiano, morto il 1° dicembre 2003, è iscritto tra le leggende della sua disciplina e dello sport in generale. Ma se le medaglie al collo caratterizzano e impreziosiscono lo sportivo in quanto tale, sono i gesti di lealtà e di sportività che rendono immortale l’uomo, la persona. Ai Giochi invernali di Innsbruck nel 1964, nella gara di bob a due, la coppia britannica Tony Nash e Robin Dixon era candidata per la medaglia d’oro al termine delle prime due manche. Dopo la terza manche, però, Nash si accorse che mancava un bullone del pattino e che non ne ce n’era uno di riserva pronto all’uso. Qui, il gesto leale di Monti che prestò il bullone del suo pattino alla squadra britannica. Nash e Dixon avrebbero poi vinto la prima medaglia d’oro della Gran Bretagna ai Giochi, mentre l’italiano e il suo compagno di squadra ottennero il bronzo. Monti venne premiato dal Cio con il Pierre de Coubertin World Trophy, simbolo di sportività che va al di là del risultato.
E il momento “al di là del risultato” ce lo consegna anche questa edizione dei Giochi invernali: Regina Martinez Lorenzo ha 33 anni, è atleta messicana ed è medico di Pronto soccorso a Miami. Sì, ha imparato ad allenarsi sulla sabbia pur di raggiungere il suo sogno, esserci alle Olimpiadi. Nella gara nella 10 chilometri di sci di fondo è arrivata ultima, 108a posizione, con un ritardo di oltre 11 minuti rispetto alla vincitrice. Ma non ha mollato, ha continuato e ha messo tutta sé stessa per tagliare il traguardo. E al nastro finale l’abbraccio, inatteso, che sa tanto di successo, trasuda di quel “io ce l’ho fatta”: la svedese Frida Karlsson, medaglia d’oro, la connazionale Ebba Andersson, con l’argento al collo, e l’americana Jessica Diggins, bronzo, hanno aspettato fino alla fine Regina per poi abbracciarla e lasciarsi andare in una gioia collettiva. Grazie per questo momento di genuina umanità!