Idee
Noah fatica a capire. Tutti saltano con le braccia al cielo. E lui, dall’alto dei suoi tre anni è lì in piedi che si guarda attorno e non comprende il perché. In mezzo al frastuono generale, il grande amore della sua vita si inginocchia davanti a lui. La mano che tante volte lo ha accarezzato si apre a forma di “5” e tocca leggermente con la punta del pollice il mento del volto che ama più di ogni altra cosa al mondo. E poi quelle mani in cui ama perdersi in abbracci infiniti si chiudono a pugno e si ritraggono verso il corpo.
“Mommy won”, “la mamma ha vinto”.
Tra le tante immagini che rimarranno impresse negli annali delle olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, c’è sicuramente l’abbraccio di Elana Meyers Taylor ai suoi due bimbi. E quella frase, “urlata” dalla gioia in Asl, la lingua dei segni americana.
Quello conquistato da Elana Meyers-Taylor sulla pista Eugenio Monti di Cortina è un oro che ha fatto emozionare il mondo intero e dietro al quale si riassume una carriera di successi, a cui mancava solo il sigillo olimpico più importante.
Elana nasce il 10 ottobre 1984 a Oceanside, in California. Inizia a gareggiare nel bob nel 2007. Un posto, questo, che si è sudato gara dopo gara. Partita come frenatrice, ossia come la persona che nel bob a due o a quattro sale per ultima sul veicolo ed è incaricata della frenata dopo il traguardo, alla sua prima olimpiade (Vancouver 2010) conquista il bronzo nel bob a due. Da Sochi 2014 è sempre andata a medaglia nel bob a due. Poi, nel 2022, con il debutto del monobob, a Pechino si prende la sua prima gioia individuale conquistando l’argento.
Ancor prima di Milano Cortina, Elana era l’afroamericana più medagliata nella storia dei Giochi. E dietro ad ogni medaglia, tante ore di allenamento e tante difficoltà da superare, a partire dai pregiudizi legati al colore del suo incarnato. E con due figli piccoli da crescere. Già solo arrivare, a 41 anni, a Cortina per disputare la sua quinta Olimpiade era per lei un successo. Lo ha scritto lei stessa sul suo account Ig, il 6 febbraio: “Tra 16 giorni tornerò a scuola, consegne e ritiri, in fila con genitori che non hanno idea id chi sono o cosa ho fatto solo una settimana fa. Tra 16 giorni, questa missione per cui tutti abbiamo lavorato tanto e per cui abbiamo fatto tanti sacrifici finirà. Questo viaggio finirà. Oggi c’è la cerimonia di inaugurazione delle Olimpiadi. Abbiamo lavorato tutti duramente per arrivare fin qui ed è stata metà della battaglia. Chissà cosa succederà nei prossimi 16 giorni. Ma sono entusiasta di scoprirlo e sono entusiasta di poterlo fare insieme come famiglia”.
Seconda per tutta la gara, dietro alla tedesca Laura Nolte, Elane è balzata al primo posto solo nell’ultima manche. Sotto gli occhi di uno stadio in festa. E sotto gli occhi di di Nico e Noah. A loro ha dedicato ogni sua discesa. Ha gareggiato con una scritta sul palmo della mano: “Nico Noah mommy loves you” (Nico Noah mamma vi ama).
Nico, il primogenito, è nato cinque anni fa, sordo e affetto da sindrome di Down. Due anni dopo è venuto alla luce Noah, che di anni ne ha tre. Anche lui sordo a causa di una mutazione genetica. Intervistata dal Guardian alla vigilia delle Olimpiadi, Elana ha spiegato che la parte più difficile dell’ultimo quadriennio olimpico è stata il mantenere un “difficile equilibrio quotidiano tra l’accudimento dei figli e il coltivare una carriera agonistica di alto livello”. Cosa che è riuscita a fare grazie ad una squadra che l’ha sostenuta giorno dopo giorno in pista e tra le mura di casa. Il marito, l’ex bobbista statunitense Nic Taylor, ha iniziato a lavorare da casa per permettere a Elana di concentrarsi sulla sua carriera agonistica. “Ci sono volte tantissime persone solo per farmi arrivare ai blocchi di partenza – ha sottolineato la campionessa olimpica – Questa è stata la cosa più importante: sapevo che se fossimo riusciti ad arrivare alla partenza, avremmo potuto realizzare grandi cose”. Tra le tante persone che le sono state accanto c’è Macy Lynn, ex sollevatrice di pesi, è ora una bobbista statunitense, che in questi giorni ha fatto da tata a Nico e Noah e ha condiviso con loro la gioia della medaglia. “Il momento per cui abbiamo pregato. Gloria a Dio. Per sempre campione olimpico”, scrive Elana su Ig accanto alla foto – che ha fatto il giro del mondo – in cui viene catturato l’abbraccio con Macy e i suoi due bambini.
“I miei ragazzi sono diventati il mio perché – sottolinea Elana –. All’inizio volevo entrare in una squadra olimpica, vincere una medaglia olimpica, un oro olimpico. Ora voglio dimostrare ai miei ragazzi che, nonostante gli ostacoli che si possono incontrare, si possono perseguire i propri obiettivi. Essere genitori di bambini con bisogni speciali mi ha fatto capire che anche i miei giorni peggiori sul bob sono migliori dei miei giorni peggiori da genitore”.
Kaillie Humphries, 40 anni, bobbista statunitense, non è stata da meno. Oro olimpico uscente, un’infanzia segnata dal bullismo e con una brutta malattia alle spalle, è arrivata a Cortina con Aulden, nato nel giugno 2024. Con il suo bimbo in braccio ha festeggiato il bronzo conquistato all’ombra delle Dolomiti.
Così come ha festeggiato con il suo Tommaso in braccio anche Francesca Lollobrigida, pattinatrice di velocità italiana che ha vinto il primo dei sei ori portati a casa dalla nazionale azzurra, nel giorno del suo 35° compleanno.
Tra le tante immagini che queste Olimpiadi ci hanno regalato c’è quella di Kaori Sakamoto che, sul podio del pattinaggio di figura individuale, aiuta la rivale Alysa Liu a sistemare mascotte e medaglia.
Per Kaori Sakamoto, classe 2000, campionessa giapponese di pattinaggio artistico, quella di Milano Cortina 2026 era la sua ultima gara. Avrebbe voluto concludere la sua carriera con un oro olimpico. Oro che non è arrivato. Un errore nel programma finale le ha fatto perdere punti preziosi. Sul gradino più alto del podio è salita con i suoi capelli castani a strisce gialle, il costume di gara interamente ricoperto di paillettes dorate e una presenza magnetica Alysa Liu, classe 2005. Una storia fatta di successi e di cadute, anche quella di Alysa. Nata da esuli cinesi- il padre era fuggito dalla Cina dopo i fatti di piatzza Tienanmen –, Liu ha iniziato a pattinare a cinque anni e a gareggiare a livello internazionale nel 2017. Nel 2018, a soli 12 anni, diventa la più giovane pattinatrice ad atterrare un triplo axel e a 13 anni vince il titolo nazionale statunitense entrando nella storia. A 16 anni aveva già raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissata e decide di ritirarsi. Rimane due anni lontano dal ghiaccio e poi decide di ritornare. Ma alle proprie condizioni, seguendo soltanto la sua volontà. Senza influenze, senza quelle pressioni esterne, che l’avevano portata ad abbandonare il pattinaggio. Senza quelle pressioni che hanno fermato la volata olimpica di quel talento straordinario di Ilia Malinin, Quad God, che tutti abbiamo ammirato estasiati mentre portava a termine un quadruplo axel o mentre faceva un salto mortale all’indietro atterrando su una sola lama.
Queste olimpiadi ci regalano anche l’immagine di una coppia d’oro, quella dei cinesi Xindi Wang e Mengtao Xu, che non fanno solo i salti mortali nella vita quotidiana – sport in cui vantano un discreto allenamento la stragrande maggioranza delle coppie – ma li fanno anche con gli sci ai piedi.
Xu Mengtao è una leggenda del freestyle. Classe 1990, ha iniziato la sua storia olimpica a Vancouver, nel 2010, con un sesto posto, a cui è seguito l’argento a Sochi e un doppio oro a Pechino 2022 e a Milano Cortina. Xindi Wang, il marito, ha invece alle spalle una carriera meno importante della moglie. Classe 1995, arriva a Cortina con all’attivo l’argento conquistato (con la moglie) nei mondiali 2019. E a Cortina, a distanza di due giorni dalla moglie, sale sul gradino più alto del podio.
Molte altre sono le immagini che rimarranno impresse nell’album di queste Olimpiadi: i due ori strepitosi di Federica Brignone, così come le evoluzioni sul ghiaccio di Guignard e Fabbri, di “Diamanti” del pattinaggio di figura della nazionale italiana. Ma ce n’è una che, come quella di Elana, tocca il cuore più delle altre. È quella di Federico Tommasoni, che a Livigno – dopo un’incredibile rimonta – conquista l’argento olimpico nello skicross, centrando il suo primo podio individuale in carriera. Lo fa al fotofinish. Lo fa indossando un casco speciale, sul quale è disegnato un sole. È il simbolo della fondazione dedicata alla sua fidanzata, Matilde Lorenzi, istituita per la promozione di progetti per la sicurezza nello sci. Nell’ottobre 2024 Matilde si stava allenando in slalom gigante sulle piste della Val Senales, quando è vittima di un terribile incidente. Inutile il tempestivo intervento dei soccorsi e il trasporto in elicottero all’ospedale di Bolzano. Sul podio, accanto alla medaglia d’oro Simone Deromedis, Federico bacia la medaglia d’argento e la fa arrivare idealmente in cielo, dalla sua Matilde.