Chiesa
Sono state le campane dell’abbazia di Praglia ad accogliere i due gruppi di “costruttori di pace” partiti dalle chiese di Feriole e di Bresseo per la fiaccolata proposta dalle Acli insieme alla comunità parrocchiali di Bresseo, Villa di Teolo, Praglia e Feriole, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Due gruppi esili in avvio, cresciuti strada facendo con l’unirsi di persone dalle comunità coinvolte e dai territori limitrofi, fino all’arrivo sul sagrato dell’abbazia di Praglia dove la fiaccolata si è conclusa con alcune riflessioni e un momento di preghiera.
«Siamo qui per dire no a tutte le guerre e sì al cessate il fuoco in tutte le zone di conflitto» ha detto Maurizio Marini delle Acli che ha aperto la fiaccolata a Feriole, insieme ai rappresentanti delle amministrazioni comunali di Selvazzano e Teolo. «Ispirati dall’esempio di san Francesco, rinnovati nell’impegno per una “pace disarmata e disarmante” come ha invocato papa Leone XIV, ci riuniamo convinti delle necessità del coraggio della pace, che spetta anche a noi».
E se l’anniversario dell’invasione russa è stata l’occasione per questa terza fiaccolata a Teolo, nelle intenzioni di preghiera si sono ricordati alcuni dei molti conflitti che toccano decine di Paesi nel mondo: Burkina Faso, Somalia, Iran, Eritrea, Haiti, Sudan e Sud Sudan, Etiopia, Nigeria, Mozambico, Terra Santa, Pakistan.






A ispirare le tappe del cammino dei due gruppi che sono poi confluiti insieme verso l’abbazia di Praglia, pensieri e riflessioni preparate da padre Dario Dozio, della Sma-Società missioni africane che proprio a Feriole ha sede. «Questa iniziativa in un momento difficile, duro per le popolazioni che subiscono le tante guerre, ci ricorda che la pace dipende sì dai “potenti”, ma anche da noi che siamo responsabili, per quel metro quadro che ci compete, nel creare relazioni pacifiche, a disarmare le parole».
Se davanti alla chiesa di Bresseo, da cui sono partiti anche tre giovani ucraini ospitati in diverse comunità nel padovano, la fiaccolata è partita con canti e la lettura di alcuni passi, a Feriole il sindaco di Selvazzano, Claudio Piron, ha ricordato la drammaticità del conflitto iniziato con l’invasione russa dell’Ucraina, un conflitto che ha già provocato oltre due milioni tra morti e feriti, che ha già segnato generazioni di giovani ucraini e russi. Nostro dovere civile – ha detto Piron – è quello di ricordare che il momento della pace è ora e che lo dobbiamo vivere difendendo le istituzioni internazionali e il multilateralismo che pochi autocrati vogliono affidare al Board of peace, che il prof. Marco Mascia del Centro di ateneo per i diritti umani ha definito un’organizzazione eversiva.
Nel momento conclusivo della fiaccolata, sul sagrato dell’abbazia, gli interventi di don Leopoldo Voltan, amministratore parrocchiale a Praglia, e di Luca Bortoli, direttore de La Difesa del popolo. «Potremo fermarci a considerare i numeri, spaventosi, che fanno dell’invasione in Ucraina la guerra più lunga combattuta dalla Russia dalla Seconda guerra mondiale, i milioni di uomini morti, feriti o imprigionati, o ancora i 55 mila civili che sono morti secondo stime delle Nazioni Unite – ha detto il direttore del settimanale diocesano – Ma per capire meglio questa guerra a noi conviene rimanere rasoterra, incontrare uomini e donne viso a viso, occhi negli occhi. Donne come Maria, uomini come Ivan e tanti altri che le nostre comunità hanno accolto e aiutato in questi anni. E che ci hanno ricordato che la pace è anche artigianale, che i grandi drammi di questo inizio millennio ci chiedono di costruire il bene che possiamo costruire nel nostro piccolo».
Un richiamo alla speranza incrollabile è stato quello lanciato da don Leopoldo Voltan, pur nella consapevolezza delle atrocità della guerra di cui abbiamo letto sui giornali e di cui abbiamo visto le immagini nei mesi. Se infatti tutti sappiamo del male cui sono costrette le popolazioni coinvolte nei conflitti, dobbiamo essere certi che a fronte dell’enorme quantità di male che sembra irreversibile, deve esistere una quantità di bene, di bontà, di misericordia, di perdono infinitamente più grande per permettere al mondo di restare in piedi.