Chiesa
«La nonviolenza è una scienza articolata e complessa, con formulazioni analitiche e scelte strategiche». Le parole di don Tonino Bello, rilanciate da fra Alessandro Mastromatteo, vice postulatore della causa di beatificazione del vescovo di Molfetta, hanno aperto la seconda giornata del 10° Seminario nazionale di Pastorale sociale, svoltosi a Brindisi dal 26 febbraio al 1° marzo sul tema “Ogni comunità casa della pace – Educare alla pace e alla nonviolenza”.
Venerdì 27 febbraio, nella sede dell’Autorità Portuale, quattro voci diverse hanno offerto altrettante chiavi di lettura per abitare i conflitti senza esserne travolti. La pace, è emerso con forza, non si aggiunge alla vita: nasce al suo interno, nelle relazioni quotidiane, nelle parole che scegliamo, nei gesti che compiamo.
Fra Mastromatteo ha tracciato il profilo di don Tonino come «pastore e profeta»: un uomo che non si limitava a benedire ciò che già c’era, ma lasciava che la Parola di Dio giudicasse la realtà. Dalla vertenza delle acciaierie di Giovinazzo alla crisi degli alloggi, dalla marcia a Sarajevo all’impegno per i profughi albanesi, il vescovo pugliese ha incarnato una pace «che tocca la carne della storia»: il lavoro, la casa, la dignità, la politica. «Il silenzio davanti all’ingiustizia è già una forma di violenza», ammoniva don Tonino. E la profezia, ha sottolineato il frate, «non è mai affacciata alla finestra: si sporca le mani».
Alessandra Morelli, esperta di diplomazia umanitaria ed ex funzionaria UNHCR, ha portato la testimonianza di oltre trent’anni trascorsi nelle zone di conflitto, dall’ex Jugoslavia al Niger. Il suo appello è stato a recuperare il valore delle parole svuotate: accoglienza, solidarietà, incontro. «Siamo in esilio dalla solidarietà», ha detto, «e il ritorno dall’esilio passa dallo sguardo dal margine, unico antidoto al potere». L’Ubuntu africano — «io sono perché sei tu» — e il Kintsukuroi giapponese — l’arte di riparare con l’oro ciò che si è rotto — sono diventati nella sua esperienza strumenti concreti di mediazione tra culture e tra nemici.
Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace, ha chiesto di togliere la parola “conflitto” dall’elenco delle parole negative. «Conflitto e relazione sono come il palmo e il dorso della mano», ha spiegato. Il conflitto è ineliminabile perché è energia della vita; ciò che conta è orientarlo in senso generativo. Ha raccontato l’incontro tra Noam, giovane israeliano, e Mohammed, evacuato da Gaza: dopo quattro mesi di silenzio, Mohammed ha preso la parola per dire che non poteva parlare con un israeliano. «È stato il livello ultimo della tenuta di una relazione», ha commentato Vaccari. La fiducia vera, ha concluso, è quella che resiste alla ferita: una «forza del nonostante».
Bruno Mastroianni, giornalista e docente all’Università di Padova, ha analizzato le polarizzazioni nel dibattito pubblico. Le polarizzazioni non scenderanno, ha avvertito: bisogna imparare a viverci dentro senza esserne travolti. Quattro gli atteggiamenti proposti: saper setacciare il fango in cerca di pepite di senso; adottare e adattare le idee altrui invece di contrastarle; coltivare il silenzio e lo sguardo al margine; rinvigorire la cultura dell’errore. E infine la gentilezza, «virtù di chi sa che lo spazio è condiviso».
Un seminario che ha confermato quanto don Tonino aveva intuito decenni fa: «Serve la compassione delle mani e del cuore, ma anche la compassione del cervello».