Fatti
Doppio appuntamento per celebrare un grande traguardo. La cooperativa sociale Giotto, impegnata a garantire opportunità di lavoro alle persone più fragili, ha celebrato il 26 febbraio, nell’Aula magna dell’Università di Padova, il convegno “40 anni di gratitudine”, prima tappa di un percorso che culminerà l’8 aprile con il concerto “Note di libertà e speranza” all’Auditorium Pollini, che vedrà protagoniste l’Orchestra di Padova e del Veneto e l’Orchestra del Mare, i cui strumenti sono costruiti con il legno dei barconi dei migranti. Due eventi distinti, un unico scopo: festeggiare quarant’anni in cui il lavoro si è trasformato in un concreto strumento di inclusione.
L’incontro del 26 febbraio, presentato dalla sociologa Francesca Vianello, delegata al Progetto Università in carcere, e moderato dal giornalista Luciano Ghelfi, ha alternato riflessioni e testimonianze. In apertura, la lectio magistralis di Vera Negri Zamagni, docente di storia economica, ha indicato nelle cooperative sociali una via per uscire da una crisi economico-sociale, portando il caso Giotto come esempio di impresa. In chiusura, Stefano Zamagni, docente di economia politica, ha proposto un modo nuovo di affrontare la crisi del welfare, creando una rete di istituzioni e imprese che collaborano, aiutandosi a sostenere chi è più svantaggiato. La tavola rotonda invece ha raccolto esperienze dall’estero, come Brasile e Portogallo, mostrando in che modo i principi della cooperativa – inclusione, formazione e responsabilità – possano essere utilizzati come modelli, adattati e ripresi in contesti diversi. Il modello Giotto, infatti, ha superato i confini locali, diventando riferimento per chi vede nel lavoro uno strumento di riscatto. In Brasile è stato ripreso nelle carceri Apac; a Chicago ha ispirato un progetto nella Cook County Jail grazie alla collaborazione tra istituzioni e imprenditori; in Portogallo è nato un legame stabile con Vale de Acór, realtà impegnata nel recupero di persone in grave disagio.
La cooperativa Giotto nasce nel 1986 dall’amicizia di alcuni giovani laureati in scienze agrarie e forestali, desiderosi di non disperdere il legame costruito all’università. «All’inizio era una piccola cooperativa di produzione e lavoro, che si occupava di progettazione e manutenzione del verde – racconta il presidente Gianluca Chiodo – La svolta arriva nel 1990: partecipando a un appalto per la manutenzione degli spazi verdi della Casa di reclusione di Padova, decidiamo di proporre un corso di giardinaggio per detenuti, un’occasione concreta di formazione e inclusione. Poco dopo accogliamo il primo giovane con disabilità e, negli anni, la cooperativa cresce fino a diventare una cooperativa sociale di tipo B, dedicata all’inserimento delle persone fragili e alla valorizzazione delle loro competenze. L’obiettivo è diversificare i servizi per creare sempre più opportunità di lavoro».
Oggi la società conta oltre 600 lavoratori tra Veneto e Sicilia, con un fatturato di circa 17 milioni di euro. Le attività spaziano dalla manutenzione del verde ai contact center e ai servizi informatici, fino alla gestione di spazi culturali come l’apertura serale della Cappella degli Scrovegni. In tutti questi anni più di duemila persone, tra persone detenute, individui con disabilità o situazioni di disagio, hanno trovato un lavoro stabile.