Una persona speciale, un’esistenza straordinaria. Difficile definire Lucia Zanarella, tanti sono stati gli aspetti eclatanti della sua vita. Pacifista e ambientalista fino alla fine: negli ultimi due anni si era recata ogni domenica a Cittadella a manifestare contro le guerre di Ucraina e Gaza. Questo è avvenuto fino a metà dicembre 2024. Un mese dopo, il 15 gennaio 2025, a 79 anni, ci lasciava improvvisamente.
Il suo curriculum è impressionante: figlia di mezzadri, si laurea in Magistero e si diploma Isef. Indimenticabile insegnante dell’istituto Fanoli di Cittadella, è contemporaneamente attivista, dal 1970 in Acli Terra, dove diviene responsabile regionale. Il suo impegno sociale era partito dalla militanza nel circolo di Azione cattolica della sua parrocchia, Campo San Martino, allora l’unico ambiente dove una giovane studentessa di famiglia contadina, poteva trovare sbocco alla sua impellente necessità di partecipazione pubblica. Da qui al salto in Acli Terra il passo fu naturale: la difesa del mondo rurale dalla rivoluzione in atto in quegli anni divenne la sua battaglia, spinta anche dalla vicenda della sua famiglia, sfrattata dalla terra che lavorava da sempre.
Negli stessi anni fonda e dirige il periodico locale Il Pungolo, si impegna contro il famigerato progetto della Camionabile Ostiglia e ne ottiene la conversione in pista ciclabile. Attiva nella fondazione del Parco del Brenta, organizza una grande mobilitazione contro l’apertura di una discarica di rifiuti in area golenale a Giarabassa.
Nel 1989, spinta dal pacifista Alexander Langer, si candida al Parlamento Europeo. La collaborazione con Langer e lo scoppio della guerra di Bosnia, la portano nel 1992 alla fondazione del “Comitato di sostegno alle forze ed iniziative di pace della provincia di Padova”, che lei ha guidato e curato alacremente per il resto della vita. Il suo carisma, la sua forza d’animo, la sua irruenza coinvolgono e mobilitano autorità civili a tutti i livelli. Centinaia di giovani volontari la seguono in missioni difficili e anche molto rischiose nei primi anni, quando ancora infuriavano i combattimenti tra fazioni rivali. Non conosce ostacoli. Lei, che non ha cariche pubbliche, interagisce con personalità a tutti i livelli dello Stato, la Presidenza del Consiglio, vari Ministeri, poi ambasciatori, prefetti, presidenti di Regione e di Provincia, sempre trasmettendo una volontà travolgente che finisce per aprirle tutte le porte. Ripete che i suoi risultati non sono stati ottenuti con diplomazia, ma con determinazione. Nella sua autobiografia si è definita «Brigantessa della Brenta», chi l’ha amata sa quanto poteva essere coinvolgente e trascinatrice.
I risultati ottenuti nel periodo 1992-1999 dal Comitato hanno dell’incredibile: 3.700 tonnellate di aiuti umanitari inviati alle popolazioni bosniache; 37 automezzi destinati alla dismissione (pullman, autocarri, ambulanze, vetture e due carri funebri)restaurati e trasferiti in Bosnia, dove tutto ormai mancava. Ogni aspetto è organizzato e coordinato da Lucia e dai suoi volontari. Ma non basta: Zanarella, nel frattempo eletta consigliere provinciale, cura decine di gemellaggi tra Comuni padovani e paesi bosniaci, per primo quello tra la stessa Provincia di Padova e la città di Gracanica. Volontari padovani raggiungono d’estate il proprio villaggio gemellato per attività di animazione con i giovani; lavoratori bosniaci godono di periodi di formazione in aziende padovane, si raccolgono fondi per la ricostruzione di due scuole e una biblioteca distrutte dalle bombe, si promuovono scambi di delegazioni tra scuole padovane e bosniache di ogni ordine; si mobilita l’ospedale di Padova per la cura di persone affette da gravissime malattie incurabili in Bosnia.
Zanarella ottiene grande riconoscimento da Unops, Agenzia delle Nazioni Unite per la ricostruzione, che informa come nei primi cinque anni di guerra gli aiuti padovani siano stati un quinto di tutti gli aiuti arrivati dall’Italia in Bosnia. Ma il pensiero di Lucia vola alto, e il suo grande sogno è quello di fare del cantone di Tuzla, gemellato con la Regione Veneto, un grande esempio di integrazione tra le etnie musulmana e serba ortodossa. Dichiarerà sempre la delusione provata per gli Accordi di Dayton del 1995, accordi di pace che hanno sancito la separazione definitiva tra le due etnie, assegnando loro territori divisi con la creazione della Repubblica Srpska.
Ma Zanarella, pure molto coinvolta nel teatro internazionale, non dimentica la propria gente, e nel 2003 restaura un vecchio ricovero attrezzi ricavandone una capiente e rustica sala che intitola al padre “Bepi Vaccaro”, ultimo dei mezzadri. Qui organizza, fino all’ultimo, i “filò”, serate di incontri a tema, spettacoli, musica, conferenze frequentate da nomi illustri della politica, sindaci, magistrati, insegnanti universitari, artisti, tutti legati da amicizia con Lucia. Tra le ultime cause abbracciate, l’iniziativa “SOS per i bimbi armeni profughi dell’Artsakh / Nagorno Karabakh” in Armenia.
Nell’ultima pagina della sua autobiografia si legge una frase che sembra scritta per congedarsi dal mondo: «Gente mia, così si conclude questo libro che parla di una brigantessa italiana che voleva cambiare il mondo, ma che ha fatto tanti buchi nell’acqua. Eppure sente orgoglio per averci almeno provato. Vorrei sperare di essere utile a chi legge, far capire che si può fare meglio! Ha ragione Che Guevara: “Seras siempre la esperanza del hombre nuevo!”».
Dopo la sua scomparsa, un gruppo di ex collaboratori ha recuperato e pubblicato in volume Il Pungolo, la ristampa è stata presentata al pubblico lo scorso 23 gennaio. Inoltre, i volontari di Bosnia stanno lavorando al riordino dell’archivio del Comitato, che sarà conferito al Centro Diritti Umani dell’Università di Padova. Una preziosa documentazione dello straordinario lavoro di Lucia Zanarella e dei suoi volontari, per la rinascita della Bosnia e, in sintesi, per la pace.