Fatti
Sospesa la campagna di raccolta delle bietole da zucchero nel 2026 a Pontelongo: preoccupazione per il futuro dello storico zuccherificio padovano, l’unico del Veneto, in attività da 115 anni. L’annuncio è arrivato nei giorni scorsi da Coprob-Italia Zuccheri, la Cooperativa produttori bieticoli proprietaria dello stabilimento. Le motivazioni sono quelle di una «progressiva e ingente riduzione delle superfici destinate alla coltivazione delle barbabietole da zucchero registrate fino a oggi in tutto il bacino di approvvigionamento e nell’area del Veneto in particolare, passate dai 30 mila ettari del 2024 a circa 19 mila anche a causa di una costante incidenza degli effetti più deleteri dei mutamenti climatici sulle aree coltivate», si legge nel comunicato arrivato dalla sede di Minerbio, Comune nel Bolognese, sede principale della stessa cooperativa.
Coprob evidenzia che in Veneto, in particolare, le bietole hanno subìto attacchi da parte delle specie infestanti, contro le quali le aziende agricole posso fare poco a causa della stringente normativa comunitaria oggi in vigore: «L’effetto conseguente e più immediato di tutti questi fattori ha inevitabilmente portato a un calo significativo delle rese per ettaro, all’aumento dei costi produttivi e alla minor reddittività per le imprese che, nonostante il contributo accoppiato di sostegno, si sono via via allontanate dalla coltura», aggiungono da Coprob, mentre si assicura che «i quantitativi di barbabietola fin qui contrattati dai nostri soci veneti saranno comunque ritirati e processati nell’impianto di Minerbio garantendo lo stesso prezzo già fissato e comunicato in precedenza e mantenendo l’operatività dell’impianto della Regione Emilia-Romagna, territorio in cui gli ettari contrattati già consentono a oggi l’attività produttiva».
Quanto a Pontelongo, confermata la sospensione stagionale, la Coprob ha specificato che nel 2026 verrà mantenuto il sito di confezionamento dello zucchero e verrà ultimato il progetto di ammodernamento strutturale con il progetto Pnrr da 3 milioni di euro, mentre particolare attenzione sarà rivolta alla forza occupazionale: duecento posti di lavoro sono, infatti, a rischio. Immediata, la reazione dei sindacati di settore Fai, Flai e Uila di Padova: «La nostra preoccupazione per il futuro dello stabilimento di Pontelongo ha trovato rapidamente una drammatica conferma nell’annuncio, da parte della cooperativa, della sospensione stagionale per l’anno 2026 dell’impianto di Pontelongo».
Coldiretti Padova, da parte sua, per bocca del presidente Roberto Lorin, sostiene che «la decisione sofferta è il risultato di un’oggettiva impossibilità di coprire i costi dello zuccherificio. Ora l’obiettivo che tutti dobbiamo avere è quello di ripartire nel più breve tempo possibile con una strategia condivisa che veda l’impegno concreto del Governo, delle Regioni bieticolo-saccarifere e di tutti gli attori coinvolti». «Pure se si tratta di un’interruzione – sottolinea il direttore di Cia Padova, Maurizio Antonini – esprimiamo forte preoccupazione per il futuro del settore».
Drastica la riduzione degli ettari coltivati a barbabietola da zucchero (si parla di un meno 50 per cento), sia nel Padovano che nelle altre zone più vocate del Veneto (su tutte, il Polesine e il Veneziano). Fra le cause, i mutamenti climatici, che non garantiscono una produzione regolare come un decennio fa, una scarsa valorizzazione dello zucchero italiano, pure da parte delle istituzioni, e delle regole oltremodo stringenti imposte dall’Unione Europea rispetto all’utilizzo di fitosanitari: «Cosa, quest’ultima, che non accade nei Paesi del Mercosur (Mercato comune del Sud, ndr) – precisa lo stesso direttore Antonini – Dal Brasile, in particolare, importiamo quantità importanti di zucchero di canna; ecco perché è strategico il principio della reciprocità». La crisi del bieticolo-saccarifero comporta conseguenze negative per i lavoratori stagionali, i contoterzisti e, genericamente, tutto l’indotto.
Sulla questione è intervenuta anche la Regione: «La richiesta che rivolgiamo al Governo è chiara: aprire rapidamente un tavolo nazionale che consenta di individuare soluzioni concrete per salvaguardare i posti di lavoro, sostenere gli agricoltori e garantire un futuro alla produzione di zucchero italiano». Sono le parole dell’assessore regionale all’agricoltura del Veneto, Dario Bond, al termine del tavolo di confronto convocato a Venezia lo scorso giovedì 5 marzo, con le organizzazioni agricole, le categorie economiche e i sindacati: «La sospensione dell’attività produttiva dello zuccherificio di Pontelongo per il 2026 non può diventare il primo passo verso la chiusura definitiva dell’impianto. Il rischio che abbiamo davanti è concreto: che lo stabilimento di Pontelongo non riapra più», ha dichiarato, senza mezzi termini, Bond.
Al termine dell’incontro è stato condiviso un documento indirizzato al Ministero delle imprese e del Made in Italy e al Ministero dell’agricoltura, con la richiesta di attivare con urgenza un tavolo interministeriale per affrontare la crisi del comparto saccarifero. Il documento è stato sottoscritto dall’assessore Bond, dal sindaco di Pontelongo Lisa Bregantin, a fianco dei lavoratori fin dall’inizio della crisi e dai rappresentanti di Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil.
Dopo la riforma europea dell’Organizzazione comune del mercato dello zucchero del 2006, la bieticoltura italiana ha subìto un crollo drastico: secondo i dati Cia Veneto, dagli oltre 250 mila ettari coltivati e 19 zuccherifici attivi si è passati oggi a meno di 19 mila ettari e a un solo impianto operativo, a Minerbio. In Veneto il calo è stato ancora più marcato: le superfici sono scese a circa quattromila ettari, con una riduzione del 92 per cento in vent’anni. Con la sospensione dello zuccherificio di Pontelongo, la filiera nazionale è ulteriormente indebolita e l’Italia copre appena il 20 per cento del proprio fabbisogno di zucchero, importandone l’80 per cento. Secondo Cia Veneto «la barbabietola resta una coltura strategica per l’economia. A pesare dinamiche globali aggressive sui prezzi, aumento dei costi energetici, regole europee stringenti sui fitosanitari».
“El Beljio”, un secolo di zucchero veneto
Lo zuccherificio sorse il 26 giugno 1910, localizzato in un’ansa del Bacchiglione.
Il capitale era estero, per la precisione prevalentemente belga, tanto che gli abitanti lo chiamavano abitualmente “el Beljo”. Nel capitale azionario erano però presenti alcuni personaggi importanti della storia pontelongana, come la contessa Giuseppina Barbò, il proprietario terriero locale Leone da Zara, e la Banca commerciale italiana. L’uomo simbolo dello zuccherificio fu Ilario Montesi, direttore
dal 1927 al 1967. Quello di Pontelongo è l’unico zuccherificio in Veneto e si tratta dell’unica società a produrre lo zucchero interamente in Italia, dalla coltivazione alla lavorazione della barbabietola, fino alla vendita del prodotto.