Fatti
È iniziato lo scorso 3 marzo il cammino dei progetti di legge di iniziativa della Giunta regionale che andranno a completare la prossima manovra di bilancio da approvare per uscire dall’esercizio provvisorio attuale. Di fatto si è avviata la discussione che porterà alle prime significative scelte economiche della nuova squadra guidata dal presidente Alberto Stefani.
Le linee interpretative sono suggerite dal neo assessore al bilancio, Filippo Giacinti, che ha chiarito subito, presentando gli interventi previsti, che si farà molto per razionalizzare la spesa e riordinare le risorse. In sintesi, niente cambiamenti radicali e ricerca di modi per migliorare l’uso dei soldi a disposizione della Regione, 18,95 miliardi di euro complessivi, per liberare risorse verso settori che richiedono cifre più consistenti per garantire servizi adeguati. La voce di spesa principale rimane di gran lunga quella per il fondo sanitario regionale, a cui vanno 11,1 miliardi di euro, e altri 1,51 miliardi sono destinati a spesa obbligatoria e libera. A bilancio ci sono anche 2,58 miliardi di euro legati ad assegnazioni statali, comunitarie e di altra natura che potrebbero essere messi in discussione visto l’impatto sull’economia mondiale dell’attacco americano e israeliano all’Iran.
Di fronte a queste cifre, sembrano poca cosa i 110 milioni di euro destinati a nuovi investimenti finanziati con debito. La Prima commissione, presieduta da Andrea Tomaello, dovrà decidere quali risorse destinare per favorire l’accesso al mercato dei capitali delle Piccole e medie imprese venete, per la tutela della sanità in area montana, per il sostegno ai progetti di medicine di gruppo integrate e dei servizi sociali e degli ambiti territoriali sociali. Si punta al coinvolgimento di soggetti esterni, che aggiungano fondi a quelli previsti dalla Regione, per il potenziamento del Data Center avanzato di Padova, destinato a migliorare la gestione della pubblica amministrazione e della ricerca. Se il presidente della Prima commissione Tomaello sottolinea che, partendo «dalla buona amministrazione che ha contraddistinto il Veneto finora» si farà il possibile per mettere al centro la persona e il sociale, come richiesto dal presidente Stefani, nonostante il poco tempo dalle elezioni per approvare il bilancio e dare ai cittadini chiare indicazioni di spesa, altri consiglieri hanno manifestato opinioni critiche. Riccardo Szumski definisce «di pura cosmetica» lo stanziamento di 30 milioni di euro per la montagna e per il contrasto allo spopolamento delle “Terre alte” perché quei soldi, secondo il consigliere di Resistere Veneto, erano già previsti in altre voci: «Siamo tutti d’accordo che la montagna non è un’area marginale del Veneto e quindi non può essere un capitolo marginale del bilancio regionale – sostiene Szumski – ma dovremmo essere anche tutti d’accordo che non è con partite di giro da ragioneria che si risolvono
i problemi».
Punta l’accento sulle scelte degli ultimi 16 anni, che sembrano confermate, Paolo Galeano, consigliere regionale del Partito democratico e vicepresidente della Prima commissione: «Il quadro emerso dalle audizioni su bilancio e Documento di economia e finanza regionale è drammatico: associazioni e portatori di interesse chiedono risorse che oggi, con questa impostazione della Giunta, semplicemente non ci sono». Secondo Galeano il Defr certifica che il Veneto, rinunciando alla possibilità di aumentare l’addizionale Iperf anche per le fasce di reddito più alte, ha rinunciato a miliardi di euro che avrebbero potuto sostenere i servizi essenziali e le istanze dei settori oggi in crisi. Una scelta che la Giunta Stefani sembra confermare.
L’esame dettagliato delle iniziative legislative legate al bilancio proseguirà nel corso delle prossime sedute e coinvolgerà i portatori di interesse e le altre commissioni consiliari.