Fatti
«N on è più possibile parlare di fatalità di fronte a una sequenza di eventi che ricalca dinamiche tragicamente note». Non c’è spazio, non c’è più spazio alla disgrazia o alla sventura nelle parole di Gianluca Badoer, segretario generale della Cgil di Padova, e di Marco Galtarossa, segretario confederale con delega alla sicurezza, mentre esprimono il personale cordoglio ai familiari di Stefano Contiero, 50 anni di Brugine, socio dipendente di una ditta specializzata nel ramo elettrico, che ha perso la vita, mercoledì 4 marzo, a Saonara.
Secondo una prima ricostruzione l’uomo si trovava sul tetto di una delle case in costruzione a montare un pannello fotovoltaico, quando ha perso l’equilibrio ed è caduto rovinosamente a terra da una altezza di sei metri. «Noi, a tragedia avvenuta, possiamo fare tutte le manifestazioni e i presidi che vogliamo – proseguono Badoer e Galtarossa – ma siamo i primi a riconoscere che non è così che si può riuscire a incidere radicalmente su un sistema che non mette la sicurezza al primo posto. Ed è chiaro che tutto ciò non fa che aumentare la nostra rabbia e frustrazione. Le continue e ripetute grida di allarme, rivolte direttamente a Governo e Regione, purtroppo continuano a rimanere inascoltate e, nonostante l’implacabile frequenza con cui continuano a verificarsi le morti nei luoghi di lavoro, la verità è non si sta facendo nulla di concreto per fermare questa strage quotidiana».
I numeri di questo inizio 2026 – denunciano i due sindacalisti – delineano un quadro emergenziale: con l’incidente mortale di Saonara, il bilancio delle vittime sul lavoro in provincia di Padova sale a quota tre nei primi due mesi dell’anno, dopo gli incidenti mortali di gennaio a Borgoricco e a Este. Martedì 10 marzo, Osservatorio sicurezza sul lavoro e ambiente Vega di Mestre ha rilasciato i dati aggiornati a gennaio 2026 su infortuni e incidenti mortali nei luoghi di lavoro in Veneto: tre i decessi rilevati a fine gennaio, contro gli otto del 2025. «Il decremento della mortalità registrato in Veneto rispetto a gennaio 2025 può sembrare confortante, con il meno 62,5 per cento – ha affermato Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Vega – Ma nonostante i dati del nuovo anno mostrino un’importante inversione di tendenza, il Veneto si trova in zona arancione nella nostra mappatura dell’emergenza, con un’incidenza di mortalità superiore alla media nazionale».
Il rischio di infortunio mortale in Veneto, pari a 1,3 morti per milione di occupati, risulta infatti superiore alla media del Paese, pari a 1,2. Padova fa rilevare il dato più alto della Regione (indice di 4,5) e si colloca in zona rossa insieme a Verona (2,3): «Questi dati non sono semplici statistiche – aggiungono Badoer e Galtarossa – ma ferite aperte che colpiscono famiglie e intere comunità, sacrificate sull’altare di una logica del profitto che taglia i costi della prevenzione per accelerare i tempi della produzione. Serve un totale cambio di marcia che passa attraverso investimenti massicci nei controlli e nella prevenzione, con l’assunzione di nuovi ispettori e sanzioni esemplari per chi viola le norme. Senza una reale volontà politica di contrastare la precarietà e il sistema dei subappalti, la provincia di Padova continuerà a piangere i propri lavoratori in un silenzio istituzionale ormai inaccettabile».
A gennaio 2026 sono 34 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 28 in occasione di lavoro (18 in meno rispetto a gennaio 2025) e sei in itinere (8 in meno rispetto al 2025). La maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro va ancora alla Lombardia (cinque). Seguono: Liguria, Sicilia, Veneto e Lazio (tre), Toscana, Campania, Piemonte ed Emilia-Romagna (due), Friuli-Venezia Giulia, Marche e Puglia (una).