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Arap Veneto. La (tele)medicina? Il futuro è già qui
Anap Veneto. Il consueto incontro annuale è stato dedicato allo sviluppo tecnologico in un campo centrale come quello della salute e del buon vivere
MosaicoAnap Veneto. Il consueto incontro annuale è stato dedicato allo sviluppo tecnologico in un campo centrale come quello della salute e del buon vivere
«La tecnologia in medicina? Utile anzi, utilissima. Accorcia le distanze, riduce i costi e aumenta le disponibilità. Ma attenzione: non sostituisce il rapporto con il medico e va resa fruibile anche a chi non è “nativo digitale” come noi anziani che siamo poi i maggiori fruitori del servizio sanitario. Auspichiamo che anche in questa direzione venga investito il miliardo di euro messo a disposizione per il capitolo telemedicina nel Pnrr. Noi, come al solito, vogliamo essere al fianco dei nostri associati ed è per questo che abbiamo realizzato per loro un decalogo delle attenzioni da avere per una telemedicina utile e di qualità». Lo ha affermato Fiorenzo Pastro, presidente di Anap del Veneto, l’Associazione dei pensionati artigiani di Confartigianato Imprese Veneto, aprendo l’annuale appuntamento dell’associazione a Pedavena, giovedì 29 settembre, dedicato appunto a “La (tele)medicina del futuro. Proposte e prospettive”. All’appuntamento hanno partecipato numerose personalità tra cui il sindaco di Pedavena Nicola Castellaz, la consigliera provinciale di Belluno Serenella Bogana, la dirigente della Programmazione sanitaria della Regione Veneto Monica Briani, la presidente Confartigianato Imprese Belluno e vicepresidente Confartigianato Imprese Veneto Claudia Scarzanella, il delegato del presidente nazionale Anap Giampaolo Palazzi e la presidente Anap di Belluno Antinesca De Pol. Nell’occasione è stata presentata anche un’esperienza concreta da Mauro Fantinel, componente dell’unità operativa complessa di cardiologia dell’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre.
Ma quanto vale la spesa in sanità digitale? La pandemia ha spinto la diffusione di strumenti digitali nel settore sanitario, accelerandone anche la conoscenza e l’uso da parte di cittadini, medici e strutture sanitarie nelle diverse fasi del percorso di cura. Secondo una recente ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of management del Politecnico di Milano, la spesa per la sanità digitale è cresciuta nel 2020 del 5 per cento rispetto all’anno precedente, raggiungendo un valore di 1,5 miliardi di euro, pari all’1,2 per cento della spesa sanitaria pubblica e a circa 25 euro per ogni cittadino. Durante la pandemia è triplicato l’uso della telemedicina da parte dei medici: la televisita è passata dal 13 al 39 per cento. «Scienza, tecnologia e medicina stanno facendo passi da gigante e i vantaggi sono importanti: è migliorata la qualità della nostra vita, viviamo più a lungo, riusciamo a sconfiggere malattie che prima causavano tanti decessi e sofferenze – ha affermato Pastro – E a questo contribuisce di certo la cosiddetta telemedicina o teleassistenza che, se utilizzata in modo corretto, migliora senz’altro la nostra salute e riduce i costi. Inoltre, rende l’assistenza sanitaria più equa e accessibile. Stiamo infatti velocemente entrando nell’era del monitoraggio e del controllo della salute a distanza. Il Covid ha modificato il nostro rapporto con il medico: la tecnologia può aiutarci a ricevere l’assistenza sanitaria e le migliori cure possibili anche senza doverci recare in ospedale. La telemedicina offre un grande vantaggio soprattutto a coloro che vivono in comuni lontani dagli ospedali. Già ora si possono fare esami cardiovascolari e avere referti in diretta attraverso apparecchiature in collegamento con gli specialisti che visitano a distanza».
Molti i passi avanti compiuti. «La telemedicina – ha detto Monica Briani dirigente della Programmazione sanitaria regionale – è salita alla ribalta nel 2020 come risposta alla pandemia da Covid-19. In realtà, già il Piano socio sanitario regionale 2019-2023 (LR48/2018) aveva disposto l’attivazione e l’implementazione dei servizi di telemedicina e si è ulteriormente concretizzato con la Dgr n. 568 del 5 maggio 2020: “Attivazione dei servizi di assistenza a distanza: Telemedicina”. Con il Pnrr viene dato maggior impulso alla realizzazione di questa realtà digitale proprio per contribuire a ridurre gli attuali divari geografici e territoriali nell’accessibilità ai servizi socio-sanitari; garantire una migliore esperienza di cura per gli assistiti; migliorare l’efficacia e l’efficienza dei sistemi sanitari regionali tramite la promozione dell’assistenza domiciliare e di protocolli di monitoraggio da remoto. La Regione del Veneto intende pertanto dotarsi di una soluzione che garantisca la fruizione dei servizi sanitari senza che il paziente o l’assistito debba necessariamente recarsi presso le strutture sanitarie; che contribuisca a prevenire e controllare le patologie di maggior impatto sulla salute delle persone; che renda accessibili i servizi diagnostici e garantisca continuità assistenziale; che rafforzi le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari. In Veneto sono già attive alcune realtà, quali la teleriabilitazione coordinata dall’Azienda ospedaliera universitaria di Padova; i servizi di Telemedicina per pazienti affetti da sclerosi multipla; i servizi di telemedicina nell’ambito dell’assistenza sanitaria primaria nel territorio dell’Ulss 7 Pedemontana e il progetto di informazione e alfabetizzazione sanitaria per cittadini e professionisti (progetto “Ippocrate”) presso l’Azienda ospedaliera università integrata di Verona. È comunque da tener presente che la telemedicina deve essere intesa come forma di assistenza e cura complementare rispetto alle forme tradizionali di fruizione dei servizi sanitari».
Ma la relazione con il medico rimane centrale. «Serve infatti molta attenzione – ha aggiunto il cav. Raffaele Zordanazzo, vice presidente Anap Veneto – Questi servizi non sostituiscono il rapporto con il medico, ma possono aiutare ad avere una diagnosi precoce migliorando gli accessi ad ambulatori e ospedali. Offrono in definitiva visite a distanza e monitoraggio delle nostre condizioni di salute in tempo reale. Tuttavia, non siamo “nativi digitali”. Per questo, proponiamo alcune “attenzioni” da considerare nell’applicazione di queste tecnologie: è il nostro contributo per facilitare la vita degli anziani e di tutti». Mauro Fantinel dell’unità operativa complessa di cardiologia dell’ospedale Santa Maria del Prato di Feltre ha poi presentato un’esperienza concreta: «Il controllo in remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili (pacemaker, defibrillatori, registratori sottocutanei) consente di ottenere le stesse informazioni che si avrebbero a un controllo ambulatoriale tradizionale. La tecnologia consente di intervenire in tempi rapidi e comunque sempre prima di un controllo programmato in ambulatorio, diminuendo il numero dei ricoveri e aumentando la possibilità di sopravvivenza dei pazienti. Questa prestazione è stata riconosciuta dalla Regione Veneto e consente a tutte le cardiologie di organizzarsi per la gestione in remoto dei controlli dei dispositivi cardiaci».
Per effetto della recente pandemia da Covid-19, le visite che i medici conducono a distanza sono passate dal 13 al 39 per cento sul totale. Una percentuale triplicata: oggi, dunque, quattro visite su dieci, si svolgono senza bisogno di uscire di casa per recarsi nell’ambulatorio del medico di medicina generale.
«Accorcia le distanze, riduce i costi e aumenta le disponibilità. Ma attenzione – mette in guardia il presidente di Anap Veneto Fiorenzo Pastro – l’utilizzo della tecnologia in medicina non sostituisce mai il rapporto con il medico e va resa fruibile anche a chi non è “nativo digitale” come la popolazione anziana che poi, numeri alla mano rappresenta il principale fruitore di questi servizi. In questa congiuntura economica e politica diventa essenziale investire al meglio il miliardo di euro messo a disposizione dal Pnrr»