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Csv Padova & Rovigo. Coprogettare, dove ciascuno è risorsa
I lavori partecipativi sono sì faticosi, ma innescano un nuovo approccio che supera la logica dei bandi e delle gare
MosaicoI lavori partecipativi sono sì faticosi, ma innescano un nuovo approccio che supera la logica dei bandi e delle gare
«Contribuire a creare una comunità inclusiva e accogliente della quale ciascuna persona, a prescindere dalle proprie caratteristiche e capacità, possa sentirsi parte e alla quale ciascuno possa contribuire secondo le proprie competenzee possibilità, con un’attenzione particolare alle persone che si trovano nel nostro territorio perché scappati da guerre e persecuzioni». È questo l’obiettivo generale della pratica della coprogettazione proposta dal Csv di Padova e Rovigo alle proprie associazioni con l’organizzazione del Tavolo di Coprogettazione comunità accoglienti e inclusive. L’elaborazione è iniziata nella primavera 2022, pensando anche ai profughi ucraini che stavano arrivando in Italia, partendo dal presupposto che sul territorio manca un disegno di integrazione sociale, mancano i punti di riferimento chiari e coordinati e mancano anche i corsi di lingua per chi arriva da altri Paesi. Il primo obiettivo specifico perseguito quindi è stato quello di favorire l’inclusione socio-culturale attraverso una serie di ambiti di interventi finalizzati alla costruzione di una comunità educante che possa creare momenti di conoscenza reciproca e individuare luoghi di socializzazione nuovi e valorizzare quelli esistenti. Altro obiettivo proposto e intrapreso è stato il “curare e prendersi cura”, ovvero individuare possibili strategie a breve e lungo termine, che possano essere applicate a qualsiasi emergenza, in cui le associazioni tra loro e in rapporto con le istituzioni operino per garantire la dignità della persona e per una migliore messa in rete dei servizi esistenti. Per entrambi i progetti la formazione delle persone che accolgono e dei volontari coinvolti è stato un obiettivo necessario.
L’associazione VAdA Civitas vitae (Volontari amici degli anziani) che opera nelle residenze sanitarie Oic si è resa immediatamente disponibile per partecipare al Tavolo proposto dal Csv: «Abbiamo elaborato il progetto “Benvenuti con noi!” che prevede la creazione di uno sportello perché noi facciamo vicinanza e ascolto – racconta Jolanda Gentile, presidente di VAdA – Ci siamo chiesti “perché non metterci a disposizione dell’intera collettività magari chiedendo il sostegno delle altre associazioni non solo quelle di volontariato ma anche di promozione sociale?”. Abbiamo confidato in questa collaborazione e così abbiamo attivato quattro sportelli per dare risposte alle persone con bisogni di varia natura». Uno è lo “Sportello terza età per adulti e anziani” gestito da VAdA all’Oic e vede i volontari presenti cinque giorni su sette; uno sportello di segretariato sociale a favore di minori, adulti, anziani alle Cucine economiche popolari; uno di orientamento del bisogno dedicato a famiglie con minori e adulti gestito dai Giuristi democratici a Este e, infine, uno sportello adozioni per il supporto genitorialità gestito dall’associazione Arcobaleno a Padova. «Abbiamo trovato risposte grazie alla collaborazione delle varie associazioni che hanno aderito alla coprogettazione – continua la presidente – Un’esperienza molto proficua perché ci fa lavorare insieme per rispondere a più bisogni. Il metodo funziona e deve continuare a essere utilizzato perché ogni associazione può essere brillante nel proprio campo, ma spesso occorrono risposte diversificate. Lavorare insieme è ricchezza per noi e per chi ha bisogno». Anche i volontari dell’associazione Maranathà di Cittadella si sono immediatamente messi a disposizione per dare corpo al progetto “Curare e prendersi cura”: «Abbiamo puntato sulla partecipazione attiva dei ragazzi e delle loro famiglie puntando sul positivo che c’è in ogni genitore – spiega la presidente dell’associazione Maranathà Silvia Rizzato – Abbiamo, infatti, lavorato con i bambini per raggiungere anche i genitori. E i temi affrontati sono stati “Uguaglianza e differenze, il valore dell’equità”; “La coerenza tra il dire e il fare”; “Solidarietà e riconoscenza… perché?”; “Le forme della solidarietà: io cosa posso fare?”. Abbiamo scelto di partire dal basso, dai bambini, senza calare azioni, ma entrando nella quotidianità di ognuno per far capire che ciascuno può fare la propria parte. Al di là dell’attività in classe che abbiamo svolto, vogliamo arrivare alle famiglie perché è molto difficile raggiungerle e così proviamo a convocare i genitori partendo dai bambini: loro si interrogano sui temi e poi li propongono in famiglia».
«Vorremmo che la coprogettazione fosse un metodo usuale perché rappresenta il fulcro delle attività con il territorio – sottolinea Silvia Rizzato – ma poi molto spesso arrivano i fondi e i progetti si realizzano in altro modo. I processi partecipativi sono faticosi, ma rappresentano un’opportunità per innescare un nuovo modo di lavorare nei territori, superando la logica del bando o della gara e valorizzando quel che ogni soggetto coinvolto può portare rispetto a un obiettivo condiviso».
Lo scorso anno, le immagini dei mezzi militari russi che varcavano i confini dell’Ucraina hanno colpito il grande cuore del volontariato. Sin dai primi giorni del conflitto, il Csv, il mondo associativo e le istituzioni locali si sono messi all’opera per dare risposte coordinate per favorire un clima di accoglienza e inclusione per chiunque stesse scappando dal fragore delle bombe. Durante questo anno, una rete di oltre trenta associazioni, tra le province di Padova e di Rovigo, ha messo a disposizione le proprie forze per accogliere persone in cerca di una salvezza. Ora, vogliamo andare oltre. Il tavolo di coprogettazione nato un anno fa è una vera e propria start up sociale, destinata a crescere nel tempo, sia in termini di attività che di associazioni coinvolte. Coprogettare significa accettare la sfida di far emergere dal contesto e valorizzare un capitale sociale articolato, esteso, innovativo. Un’innovazione intesa nel senso di trovare nuovi modi di stare insieme e collaborare proprio per arrivare a un capitale sociale che derivi dalla somma generativa dei contatti, delle relazioni di fiducia, dei rapporti di tutte le organizzazioni coinvolte. La finalità di questa coprogettazione, che abbiamo voluto chiamate “Comunità accoglienti”, è incidere sul piano culturale, sensibilizzando ed educando all’inclusione e alla solidarietà, testimoniando fattivamente l’adesione a un modello di società inclusiva e accogliente nei confronti di tutte le persone in situazioni di difficoltà, che scappano dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla fame. La coprogettazione è un’ulteriore dimostrazione della forza del volontariato.
Luca Marconpresidente Csv Padova e Rovigo