Mosaico
Diritti umani e cooperazione in valigia
I laboratori nelle scuole secondarie di primo grado
MosaicoI laboratori nelle scuole secondarie di primo grado
Il laboratorio didattico “Agenda 2030 next. Dai diritti negati alle startup di pace”, articolato in tre incontri in classe con gli educatori, integrati da approfondimenti condotti dai docenti, ha coinvolto oltre 500 alunni e alunne di scuola secondaria di primo grado di Padova e provincia. L’obiettivo 16 dell’Agenda 2030 Onu dedicato alla pace è stato il punto di partenza di un piccolo viaggio che, attraversando i temi del conflitto e delle guerre, ha sollecitato una riflessione sui diritti umani negati – favorita dal dialogo con i “testimoni” (operatori di cooperazione internazionale) – per tornare infine nel vissuto quotidiano di alunni e alunne e attivarli con la creazione di un manifesto di pace. Portare in classe questi temi complessi e spinosi è stato sfidante per lo staff di educatori e formatori di Amici dei Popoli (Serena Salerno e Carolina Guzman), di Cemea (Chiara Candeo, Irene Ferrara, Cristina Rosi e Fabio Tiso) e di Fondazione Fontana (Marianna de Rènoche). «Una cosa importante che ho raccolto è come dentro le parole guerra e pace ci sia una complessità che va affrontata e guardata – riflette Chiara Candeo – È una complessità fatta di persone e di azioni che ci chiede di essere attenti. Ho visto i ragazzi porre attenzione ai particolari: il valore della presenza di un volontario, la mancanza di una data di avvio della guerra, cosa vuol dire spostarsi da un posto all’altro oppure il valore di scegliere di stare nella propria terra». Testimoni. Il concetto di pace positiva è stato reso esplicito dalla testimonianza di vita di chi ha scelto di impegnarsi per la costruzione della pace. Si sono alternati nelle classi i racconti di Vilma Mazza (Yabasta Caminantes), Marco Ramigni (Papa Giovanni XXIII – Operazione Colomba) e Mohamed Ambrosini (Un ponte per). Accolti con curiosità e interesse, hanno condiviso le loro esperienze, sono stati interrogati sulle loro motivazioni, ma anche sui luoghi e le persone di cui parlavano. «È stata un’esperienza arricchente, di grande valore e rigenerante – afferma Mohamed Ambrosini – Sono i giovani la speranza per un futuro di pace. Parlare con loro ci aiuta a cogliere le contraddizioni di cui spesso ci nutriamo, il loro disincanto è a volte spiazzante, ma al contempo rivela il desiderio di affermarsi in questo mondo. Hanno una grande energia e vanno incoraggiati a farlo consapevolmente». Manifesti. L’atto finale del percorso è stato dedicato al protagonismo dei giovani. Ogni classe ha elaborato il proprio “manifesto per la pace” trasformando il flusso di riflessioni in messaggi da comunicare al mondo esterno, con le tecniche del lettering, disegno, cut up e collage. «Su argomenti così grandi e così complessi occorre avere pensieri nostri – sostiene ancora Chiara – e devono necessariamente essere collettivi e quindi nascere dalla fatica di un confronto e della scelta delle parole. Solo allora il messaggio sarà potente, nel senso di potere: non basto io, dobbiamo essere noi a voler cambiare le cose. E pubblico: il messaggio non può bastare a noi, deve uscire: chiede coraggio, scelta e responsabilità». Docenti. Ruolo chiave anche dei docenti referenti, che hanno preso parte al laboratorio con ulteriori attività e stimoli, anche «in un’ottica di educazione civica permanente, che ben si coniuga con l’intento di costruire pace» (Sara Daronch, Ic Borgo Veneto). E sul percorso, questi i pensieri conclusivi di Silvia Savoia e Sefora dal Porto (Ic Codevigo): «Ho osservato in particolare l’interesse dei ragazzi che, nonostante la difficoltà dell’argomento, erano spronati a esprimere il proprio pensiero Soprattutto l’interazione con il testimone li ha colpiti, costringendoli a porsi domande e a cercare risposte. Approfondire questi argomenti aiuta a uscire dal proprio guscio di certezze e stereotipi: apre a scelte di vita differenti, aiuta a immedesimarsi nell’altro e spinge ogni singolo alunno e docente a osservare il mondo con maggior consapevolezza. La geografia e la storia diventano materie più attuali e significative».
Grazie al contributo finanziario della Regione Veneto, Fondazione Fontana, in collaborazione con l’associazione Amici dei Popoli e la cooperativa ConTatto Cemea Veneto, ha progettato e realizzato un percorso formativo e didattico destinato a docenti e classi delle scuole secondarie di primo e secondo grado permettendo a oltre un migliaio di studenti e studentesse di esplorare la complessa questione delle guerre e della pace accompagnati da educatori, educatrici, operatori e operatrici di cooperazione internazionale.