Chiesa
Oltre venti tra veglie, Via Crucis itineranti, pranzi e cene solidali distribuite su tutto il territorio: la Giornata di preghiera per i missionari martiri, che si celebra il 24 marzo, racconta quest’anno prima di tutto una storia di vitalità diocesana. La riorganizzazione delle collaborazioni pastorali – passaggio che ha ridisegnato la geografia ecclesiale padovana – ben lungi dall’essere di ostacolo alla riproposizione di quelle che erano le veglie vicariali, ha di fatto allargato il cerchio del coinvolgimento a comunità che prima restavano ai margini di questa sensibilità. «I gruppi missionari – spiega don Raffaele Coccato, responsabile del Centro missionario diocesano – hanno sfruttato l’opportunità delle collaborazioni pastorali per ricreare legami e occasioni di incontro e di preghiera, non volendo in alcun caso perdere questo appuntamento di riflessione».
A colpire è soprattutto il dato qualitativo: realtà territoriali che fino a poco tempo fa non avevano mai intersecato il tema missionario si sono attivate per la prima volta. «Faccio un esempio: la collaborazione pastorale Albignasego non aveva più di tanto affrontato la questione missionaria, ora invece sì. Il cambio organizzativo ha messo in evidenza comunità che prima erano meno coinvolte. E questo fa bene a tutti: rendersi conto che la sensibilità c’è e che la vogliamo sostenere».
Nella città di Padova tre collaborazioni pastorali si sono unite per organizzare insieme la veglia del 24 marzo presso l’Istituto teologico Sant’Antonio Dottore. Dalle colline di Calaone alla Pedemontana di Thiene, dal Cittadellese alla Riviera del Brenta, il calendario mette in fila veglie notturne, Via Crucis itineranti con la presenza di missionari e missionarie, cene e momenti di condivisione. A dare volto alla testimonianza ci saranno, tra gli altri, suor Sandra Catapano, missionaria delle Suore di Nostra Signora degli apostoli in Algeria, don Saverio Turato, missionario fidei donum rientrato dall’Ecuador, e fratel Claudio Bozza, comboniano.
La giornata, nata negli anni Ottanta sull’onda dell’emozione per l’assassinio dell’arcivescovo di San Salvador, Oscar Romero – il 24 marzo 1980 – ha quest’anno per tema “Gente di primavera”, ispirato al messaggio di papa Francesco per la Giornata missionaria mondiale 2025. Il papa ricordava che la missione è azione comunitaria e che la Chiesa, battezzata nella Pasqua del Signore, è chiamata a condividere uno sguardo di speranza, nella certezza che morte e odio non sono le ultime parole sull’esistenza umana.
Lo sfondo globale resta però drammatico: secondo il dossier annuale dell’Agenzia Fides, nel 2025 sono stati uccisi nel mondo 17 tra sacerdoti, religiose, seminaristi e laici impegnati nella pastorale. Dieci in Africa – cinque nella sola Nigeria – quattro nelle Americhe, due in Asia, uno in Europa. Dal 2000 a oggi il totale degli operatori pastorali uccisi ha raggiunto quota 626.
«La buona volontà di chi crede nella dimensione missionaria non si è fermata, anzi ha raggiunto anche realtà che prima non erano toccate da questa proposta legata alla Giornata dei missionari martiri – conclude don Coccato – Anche questo è un modo per vivere da “gente di primavera”: portare speranza e attenzione alla fede a 360 gradi, a partire dal proprio territorio».
Il 1° aprile, in occasione della Via Crucis diocesana, sarà presente padre Diego dalle Carbonare, provinciale dei Comboniani per l’area dal Libano all’Egitto, Sudan compreso.
Il 26 aprile il Centro missionario propone un pomeriggio di spiritualità missionaria itinerante, da Curtarolo al santuario di Tessara fino a Santa Maria di Non, con cena fraterna conclusiva. L’occasione è il 30° anniversario dell’uccisione degli ultimi dei 19 religiosi e religiose – oggi beati – caduti in Algeria tra 1994 e 1996: i sette trappisti di Tibhirine e il vescovo di Orano, Pierre Claverie. Le meditazioni saranno guidate da suor Giuliana Bolzan delle missionarie di Nostra Signora degli apostoli.