Mosaico
La parola “sorgente” è anche sinonimo di origine e infatti l’acqua di sorgente è quella che poi dà vita al torrente e al fiume. Risorsa preziosa, nasce dal percorso dell’acqua piovana che penetra nel terreno e poi riemerge regalandoci un ecosistema indispensabile per la nostra vita.
Le sorgenti sono estremamente sensibili alla variabilità climatica e anche per questo il Cai, Club alpino italiano, ha dato vita al progetto “Acqua sorgente”, poiché «il monitoraggio della loro presenza, delle loro condizioni e del loro comportamento stagionale fornisce informazioni preziose per comprendere i cambiamenti idrologici locali legati al cambiamento climatico e inoltre il progetto riflette la consapevolezza dell’importanza di preservare tali risorse, non solo come patrimonio ambientale, ma anche come elemento essenziale per la sostenibilità e la qualità della vita nelle aree montane».
L’acqua è un bene indispensabile e purtroppo in esaurimento, quindi esserne consapevoli è indispensabile per capire come affrontare questa emergenza che si presenta ogni estate. Da questo nasce il progetto del Cai che usa lo strumento della “scienza partecipata” (Citizen science), che coinvolge direttamente le persone sul territorio attraverso un approccio scientifico: i dati vengono raccolti da chiunque sia interessato a studiare e conoscere gli argomenti di cui il progetto si occupa. Il metodo è usato anche da Legambiente Veneto per “Operazioni fiumi, esplorare per custodire”, un progetto che da anni monitora, grazie all’azione dei volontari, lo stato delle acque dei principali fiumi della Regione evidenziandone le criticità e, nel tempo, l’evoluzione.
Partecipare al progetto “Acqua sorgente” significa osservare, misurare e registrare informazioni sulle sorgenti d’acqua, contribuendo in modo concreto alla conoscenza comune e alla protezione delle risorse idriche e quindi condividere i dati grazie al portale del Cai dove è possibile consultarli e sapere esattamente come sono stati ottenuti. Ciascuno di noi può partecipare alla raccolta dei dati delle sorgenti che si trovano nel proprio territorio.
I dati che si possono raccogliere sono vari: perché il monitoraggio sia valido ed entri nel database, occorre segnare la posizione della sorgente, se c’è acqua e fotografare la sorgente, quindi si può stimarne la portata raccogliendo l’acqua in una borraccia e, infine, grazie all’uso di uno strumento che si può chiedere alla sezione Cai, misurare la conducibilità elettrica della sorgente, parametro che fa capire come e per quanto l’acqua interagisce con le rocce che la contengono nel sottosuolo.
Attualmente grazie al progetto ci sono 2.216 monitoraggi validati e 279 persone coinvolte. Nel padovano sono monitorate alcune sorgenti nei Colli Euganei: una sul sentiero numero 4 del Venda, il “Buso della casara” ai piedi del Vendevolo e sempre il “Buso della casara” dalla parte della galleria a Cinto Euganeo e la sorgente di Carbonara.
«Il progetto si distingue per la sua attenzione alle sorgenti, elementi spesso trascurati del sistema idrologico, eppure fondamentali per gli ecosistemi, l’identità locale e la sicurezza idrica. Il nostro contributo all’adattamento ai cambiamenti climatici consiste nel promuovere il monitoraggio distribuito delle sorgenti idriche e generare dati ambientali basati sul contesto locale nonché sensibilizzare sulla vulnerabilità e la resilienza idrica, incoraggiare la gestione comunitaria dei fragili ecosistemi. Dando ai cittadini gli strumenti per osservare e documentare i cambiamenti, contribuiamo a creare una cultura di responsabilità e preparazione a livello locale – spiegano i responsabili del progetto – Nel 2026 ci proponiamo di ampliare la collaborazione con istituzioni ambientali e aree protette e rafforzare le partnership con Club alpini e organizzazioni internazionali. Contiamo di migliorare l’interoperabilità dei dati e l’analisi scientifica, sviluppare nuovi strumenti didattici per scuole e comunità locali e intensificare il dialogo transfrontaliero sul monitoraggio delle acque e sull’adattamento ai cambiamenti climatici. La nostra ambizione è di posizionare “Acqua sorgente” come progetto di riferimento nella citizen science applicata alle risorse idriche, contribuendo sia alla comprensione scientifica sia alla resilienza climatica a livello comunitario».
In Italia, l’Istat stima un consumo medio giornaliero di acqua potabile per abitante di circa 215-220 litri, dato che subisce significative variazioni territoriali: più elevato nel Nord-ovest (oltre 250 litri) e inferiore nelle Isole (circa 186 litri) e che risulta maggiore nei grandi centri per la presenza di attività lavorative e turistiche.
Le perdite di rete sono elevate, superando il 36 per cento, e l’Italia è al primo posto nell’Unione Europea per prelievi di acqua a uso potabile. L’86 per cento delle famiglie si dichiara soddisfatto del servizio idrico, ma circa il 28,4 per cento delle famiglie preferisce non bere l’acqua del rubinetto, con punte che sfiorano il 50 per cento nelle Isole.
Oltre la metà delle famiglie (53,7 per cento) considera adeguati i costi sostenuti per l’erogazione dell’acqua ma ben il 39,8 per cento li giudica elevati.
In Veneto, solo il 20,5 per cento delle famiglie dichiara di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto. Il consumo medio di acqua pro capite in Veneto è tra i più bassi d’Italia per quanto riguarda l’erogazione domestica con circa 157 litri per abitante al giorno e infatti il 67,4 per cento dei residenti sopra i 14 anni dichiara di adottare comportamenti attivi per non sprecare acqua.
Nel dettaglio consumiamo da 18 a 30 litri ogni lavaggio della lavastoviglie, tra 60 e 90 ogni lavatrice, 8 litri lo scarico del wc, 30 lavando i denti col rubinetto aperto, 120 con una doccia di 10 minuti.
Le persone preoccupate per l’inquinamento delle acque è il 37,9 per cento. Una maggiore sensibilità sul tema è espressa dai giovani tra i 14 e i 24 anni (40,3 per cento) rispetto agli over 55enni (36,0 per cento).