Mosaico
Acqua generatrice di emancipazione. È il senso profondo del percorso attivato dall’associazione Donne di Ponte San Nicolò nel sud Senegal dove per oltre quindici anni nella regione di Kolda hanno supportato le donne nel loro percorso di autonomia. L’iniziativa principale è stata “Banche cerealicole: sicurezza alimentare a Kolda”, con l’obiettivo di sostenere le donne locali attraverso la promozione dei prodotti agricoli e il raggiungimento della sicurezza alimentare. Una storia che è partita dalla gestione dell’acqua, perché senza questo prezioso elemento è pressoché impossibile garantire l’agricoltura e l’allevamento e di conseguenza la sussistenza della comunità.
«Nel 2008 alcuni insegnanti dell’istituto Scalcerle di Padova hanno portato un gruppo di studenti in Senegal nella regione di Kolda e qui hanno visto che le donne si incontravano sotto un albero e insieme al capo spirituale ragionavano di problemi e soluzioni – racconta Ivana Bozzolan del Gruppo donne di Ponte San Nicolò – Grazie all’incontro con il presidente di una Ong senegalese che aveva contattato la scuola e organizzato il gemellaggio, Lucina Rigoni della nostra associazione e allora assessora abbiamo cercato di capire cosa le donne senegalesi esprimevano come necessità perché sappiamo per esperienza che se cali un progetto dall’alto spesso viene realizzato, ma poi abbandonato perché non risponde a un effettivo bisogno, e qui le donne avevano bisogno di gestire la coltivazione del riso». Per garantire un buon raccolto è necessario governare le acque e in quella zona, tra un villaggio e l’altro, ci sono delle strade sopraelevate di una quarantina di centimetri dal suolo che nel periodo delle grandi piogge consentono di passare senza sprofondare nel fango e funzionano da dighe in grado di trattenere l’acqua per un periodo un po’ più lungo, «ma in realtà servivano dighe per il riso e noi abbiamo sostenuto questo progetto che è servito per raddoppiare il raccolto. Le donne, inoltre, avevano bisogno di piccole chiuse per trattenere l’acqua e quindi sono stati organizzati dei corsi per insegnare loro come gestirle per irrigare gli orti e poi ci sono stati i pozzi e i mulini indispensabili per liberare le donne dal dover battere i semi al mortaio per un po’ di farina e consentire loro la cura degli orti, delle risaie e degli animali. Sono le braccia delle donne a dover provvedere a tutto» aggiunge Ivana Bozzolan.
Un altro fondamentale tassello allo sviluppo della zona è stata l’azione di El Hadji Ndiobo Mballo, l’agronomo senegalese che ha proposto alla Regione Veneto e ad alcune Amministrazioni e associazioni padovane di potenziare nei villaggi nella regione di Kolda, programmi di sviluppo rurale partendo dalla lotta alla fame con un “credito rotativo” che dà in consegna alle donne due capre e un caprone, ma quando nasce un capretto una capra viene restituita e assegnata a un’altra donna. Questo progetto ha debellato l’edema da fame nei bambini dei villaggi e quindi è seguito lo sviluppo rurale con i pozzi d’acqua e gli orti coltivati dalle donne del villaggio e poi la diga per trattenere l’acqua per periodi di siccità fino a sviluppare una scuola di agricoltura per i giovani e, ultimamente, magazzini per conservare semi e cereali. «L’emancipazione delle donne ha compiuto grandi passi in avanti grazie a questi aiuti che non sono stati calati dall’alto, ma hanno fornito strumenti a partire dalle necessità espresse da loro stesse».