Chiesa
Sono i sorrisi e le grida di centinaia di bambini e ragazzi – dell’Acr e dell’iniziazione cristiana – a riempire, anche quest’anno, piazza delle Erbe per la tradizionale Festa delle Palme. Con loro genitori, educatori, catechisti, parroci e vicari parrocchiali: una comunità in cammino che ha attraversato le vie e le piazze del centro storico di Padova per celebrare insieme la Domenica delle Palme.
«S-Pace. Sguardo dall’alt(r)o» è lo slogan che ha accompagnato il pomeriggio, costruito attorno a una narrazione teatrale nella quale quattro “popoli” – Fuocheste, Acquadeghe, Ariago e Terra Longa – si ritrovano su una stazione spaziale e scoprono, grazie a un cambio di prospettiva, che le divisioni possono essere superate e le diversità diventare risorse. Un racconto pensato per i più piccoli, ma capace di parlare a tutti.
Il vescovo Claudio, accolto dalla piazza con un grande applauso, ha raccolto quel filo e lo ha portato sul terreno della realtà. Il brano del Vangelo proclamato durante la celebrazione era quello di Zaccheo, il pubblicano che sale su un sicomoro per vedere Gesù. «È importante dove ci collochiamo noi – ha detto il vescovo –. Se ci collocassimo dalla parte dei bambini, delle famiglie, della gente normale che subisce la guerra, forse avremmo un’opinione particolarmente sentita. Se siamo dalla parte di chi vuole le guerre, di chi le permette, allora abbiamo un altro punto di vista».
Un invito a non cedere all’assuefazione: «Non ci dobbiamo abituare alla guerra, non dobbiamo lasciar scorrere una notizia al telegiornale come se fosse ormai abituale. Ogni volta che sentiamo parlare di guerra dobbiamo scandalizzarci». Poi il legame con la Pasqua: «Sembrerebbe impossibile che un morto possa risorgere. Se è vero che Gesù è risorto, questo significa che è vero l’impossibile. E allora dalla Pasqua nasce per noi cristiani la possibilità di sperare le cose impossibili: la pace, l’uguaglianza, l’attenzione a tutti».
Un momento significativo della festa è stato l’intervento di Filippo Friso, uno dei tre diaconi della diocesi di Padova che il 24 maggio saranno ordinati presbiteri. Friso ha raccontato il suo anno formativo trascorso in Brasile, un’esperienza che all’inizio lo aveva spaventato: «La prima reazione è stata: “Ma chi? Io, una cosa del genere?” Però è durata poco. Ho cominciato a pensare: vado dall’altra parte del mondo a fare proprio quello che dice Gesù, andate in tutto il mondo e portate il Vangelo». Sull’incontro con culture diverse ha aggiunto: «Ogni esperienza, ogni incontro, ogni persona con cui si parla lascia il segno su di te e diventa parte di te. Si cresce nel conoscere il mondo, ma anche nel conoscere Gesù, che il mondo l’ha fatto e gli vuol bene».
La giornata ha visto anche il saluto del vicesindaco di Padova Antonio Bressa, che ha ringraziato educatori e animatori per il loro impegno e ha ricordato, in un contesto internazionale segnato dalle tensioni, la notizia dell’impossibilità per il cardinale Pizzaballa di raggiungere il Santo Sepolcro. La celebrazione si è conclusa con la preghiera comunitaria, la recita del Padre Nostro e la benedizione del vescovo ai tre diaconi – Filippo, Tommaso e Marco – e a tutta la piazza. «Buona Pasqua a tutti – ha concluso il vescovo Claudio –. Che noi sappiamo collocarci dalla parte della povera gente e continuare a tenere viva la nostra speranza».






























