Chiesa
L’annuncio è arrivato mercoledì 25 marzo alle 12, in contemporanea nella sua Padova e nella sala stampa della Santa Sede: mons. Renzo Pegoraro, presidente della Pontificia Accademia per la vita, sarà ordinato vescovo, con il titolo personale di arcivescovo, e sarà titolare della Diocesi di Gabi (antica diocesi oggi soppressa alle porte di Roma). Riuniti in Collegio sacro, nel palazzo vescovile, la curia, alcuni presbiteri e la stampa locale.
Mons. Pegoraro, come si sente a una settimana dall’annuncio?
«Certamente sento crescere la trepidazione per questa nuova nomina assieme alla gratitudine nei confronti di papa Leone XIV per la fiducia che ha dimostrato di riporre sulla mia persona e ancor più per la considerazione verso l’Accademia, la mia ordinazione infatti è certamente espressione anche dell’incarico che ricopro. Se, in qualche modo, poteva essere prevedibile, è stata tuttavia una sorpresa per il momento scelto per l’annuncio: il giorno in cui la Chiesa celebra l’Annunciazione a Maria e, quest’anno, alla vigilia della Pasqua. Una coincidenza di fattori molto diversi tra loro eppure ancora più incoraggianti per il nuovo ministero che mi attende».
Che cosa significa per lei diventare oggi successore degli Apostoli per il suo impegno in un ambito fondamentale e delicato quale è lo studio e la promozione di una cultura che accolga e difenda la vita dal suo concepimento al suo compimento?
«Nella sostanza continua la mia attività nella Pontificia Accademia e quindi un lavoro intenso di studio, ricerca e promozione della vita umana e della sua dignità in quanto tale. Certo, coniugare questo con l’ordinazione episcopale rafforza la dinamica di fede e quella ideale nel servizio, coniuga la fiducia nel Signore della vita con lo sforzo di promuovere la dignità umana, specialmente quella delle persone più umili e più fragili. Sento fortemente come sia importante proseguire, con l’aiuto di tutti i membri dell’Accademia, sulla strada dell’approfondimento, accettando le sfide dello sviluppo scientifico e tecnologico con tutti i problemi e le minacce che questo comporta per la vita, certo, ma anche con tutti i segni di speranza e di progresso che pure cogliamo, per metterci in dialogo, insieme con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per arrivare insieme a servire al meglio la vita. Proprio la scorsa settimana la Pontificia Accademia per la vita ha vissuto un’esperienza interessante».
Di che cosa si tratta?
«Abbiamo vissuto una due-giorni molto intensa e significativa, in collaborazione con il Centro studi di Basilea, durante i quali abbiamo messo a fuoco l’interrogativo centrale: chi è l’uomo oggi? Che cosa rappresenta l’umano? A rispondere, assieme a noi, filosofi, sociologi, teologi, esponenti di altre discipline scientifiche ma anche artisti, tra cui il registra cinematografico David Cronenberg. Ci siamo chiesti come dialogare per capire come porci di fronte alle sfide della genetica, della robotica e dell’intelligenza artificiale che caratterizzano il nostro presente in modo costante e quotidiano. Chi è dunque quest’uomo di cui Dio si prende cura e di cui, nonostante tutte le difficoltà e le tensioni, che oggi tocchiamo con mano sulla scena internazionale, rimane il depositario della speranza e della possibilità di dare vita a un futuro condiviso».
Con chi condivide un servizio così prezioso, non solo per la Chiesa?
«I membri della Pontificia Accademia per la vita sono 150, provengono da molti Paesi sparsi su tutti i cinque continenti, e sono esperti nelle discipline più diverse, dalla medicina alla biologia, come pure la teologia, la bioetica, la filosofia ma anche l’economia e le Scritture. Si tratta di considerare, in un approccio multidisciplinare, tutte le visioni possibili che aiutino a comprendere meglio l’essere umano e a individuare i principi fondamentali su cui confrontarsi e dai quali partire per promuovere una cultura della vita, tenendo conto anche della dimensione internazionale, che nei vari contesti locali si compone di sensibilità ed esperienze differenti. Siamo dunque al servizio della Chiesa per aiutarla a esplorare meglio e in profondità materie nuove, come le neuroscienze, per fare un esempio, nella loro problematicità ma anche nella loro potenzialità, il tutto in dialogo con altre istituzioni internazionali come l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e altri centri di ricerca per trovare insieme principi morali e criteri operativi rispettosi delle dignità di tutti. Ci sono naturalmente anche questioni presenti da tempo nel dibattito pubblico, come il fine vita, il suicidio assistito e l’eutanasia, o l’interruzione di gravidanza, che vanno riprese e approfondite per dare ragione delle posizioni assunte nel tempo».
Guardando indietro alla sua vita, quali sono i volti e i momenti chiave che l’hanno condotta fino a qui?
«Non posso non tornare con la mente alla mia parrocchia di origine di San Paolo, a Padova, all’esperienza in Ac e al servizio in comunità dai quali ha preso forma la mia vocazione. Poi lo studio della medicina, il reparto in cui ho svolto il mio tirocinio, la laurea che rappresenta un passaggio importante per scegliere i servizio alla vita anche come prospettiva da medico. Quindi la Fondazione Lanza, con il suo approccio interdisciplinare e internazionale sull’etica che con i suoi contatti, i lavori e le relazioni ha gettato le fondamenta per il lavoro in Accademia. E poi l’Opsa, dove ho vissuto le mie prime esperienze da medico e non solo. Infine non posso non ricordare i tanti preti che mi hanno accompagnato e la mia famiglia, in particolare mia mamma che ha 94 anni e mio fratello, siamo stati sempre molto uniti».

Con sorpresa e gratitudine al Signore ho ricevuto, come Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, la notizia della mia nomina a vescovo.
Ringrazio il santo padre Leone XIV per la fiducia che mostra nei miei confronti e per la considerazione e l’attenzione premurose che ha per questa Accademia, che è al Suo servizio e a quello della Santa Sede.
In questo importante momento della mia vita sacerdotale, mi torna alla mente ciò che dice Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Sono venuto perché abbiano la vita e la abbiano in abbondanza» (Gv 10).
Sono parole che hanno sempre accompagnato la mia vita. Nella città e nella Chiesa di Padova, di cui sono figlio, sono diventato medico e prete e il Signore mi ha guidato a imparare a prendermi cura dell’umanità ferita nel corpo e nell’anima. Nel servizio alla Santa Sede, prima come cancelliere e poi come presidente della Pontificia Accademia per la Vita, queste parole sono apparse sempre più chiaramente come lampada sui miei passi, luce sul mio cammino (Salmo 119). Adesso, come vescovo, avverto come si faccia ancora più urgente la responsabilità di testimoniare quanto la fede cristiana significhi amore per la vita, per la sua cura e per la sua piena realizzazione. Siamo, tutti, al medesimo servizio di quel Dio della vita che non frantumerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante (Is 42,3).
Papa Francesco ricordava che spesso la vita umana è minacciata da uno sguardo indifferente, dalla violenza e dalle guerre, da ingiuste diseguaglianze. Come vescovo, rinnovo la mia disponibilità e il mio impegno al servizio del Vangelo, di tutta la Chiesa, di ogni uomo e donna di questo mondo, specialmente i più vulnerabili e minacciati.
Vorrei fare mie, con riconoscenza, queste parole di Leone XIV, perché guidino il cammino che ho dinnanzi: «C’è nel mondo una malattia diffusa: la mancanza di fiducia nella vita. Come se ci si fosse rassegnati […] La vita rischia di non rappresentare più una possibilità ricevuta in dono, ma un’incognita, quasi una minaccia da cui preservarsi per non rimanere delusi. Per questo, il coraggio di vivere e di generare vita, di testimoniare che Dio è per eccellenza “l’amante della vita”, oggi è un richiamo quanto mai urgente» (Leone XIV, Udienza generale 26 novembre 2025).
Ringrazio tutti gli accademici, membri della Pontificia Accademia per la Vita, per la loro vicinanza e la loro preghiera, nell’impegno di continuare insieme il cammino di studio, dialogo e di servizio alla vita.
La Pontificia Accademia per la Vita, con sede in Vaticano, è stata istituita da san Giovanni Paolo II l’11 febbraio 1994. Ha come fine la difesa e la promozione del valore della vita umana e della dignità della persona. Compito specifico dell’Accademia è studiare, in un’ottica interdisciplinare, i problemi riguardanti la promozione e la difesa della vita umana e formare una cultura della vita. Nell’adempimento dell’attività prevista la Pontificia Accademia per la Vita coopera con i Dicasteri della Curia romana, primi fra tutti la Segreteria di Stato e il Dicastero per i laici, la famiglia e la vita. Al fine poi di promuovere e diffondere la cultura della vita, l’Accademia mantiene stretti contatti con le Istituzioni universitarie, le Società scientifiche e i Centri di ricerca che seguono i vari temi connessi con la vita.
«Manifesto quindi la mia gioia perché, accanto ai vescovi che il santo padre ha destinato in questi anni in altre Diocesi territoriali, ora mons. Renzo Pegoraro diventa vescovo proseguendo il suo lavoro per la Chiesa universale all’interno della Pontificia Accademia per la vita». Così il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, ha accolto i presenti all’annuncio dell’elezione a vescovo, con il titolo personale di arcivescovo, di mons. Renzo Pegoraro.
Durante il ministero episcopale di mons. Cipolla a Padova salgono così a sei i presbiteri diocesani ordinati vescovi. Oltre a mons. Pegoraro sono mons. Renato Marangoni (vescovo di Belluno-Feltre), mons. Giampaolo Dianin (Chioggia), mons. Giuseppe Alberti (Oppido Mamertina-Palmi, Calabria), mons. Lucio Nicoletto (Sao Felix do Araguaia, Mato Grosso, Brasile) e mons. Riccardo Battocchio (Vittorio Veneto).

Mons. Renzo Pegoraro è nato a Padova il 4 giugno 1959. Nel 1985 ha conseguito la laurea in Medicina all’Università di Padova ed è stato ordinato presbitero l’11 giugno 1989. In seguito ha conseguito la Licenza in Teologia morale alla Gregoriana e il Diploma di perfezionamento in Bioetica alla Cattolica. Dal 1994 al 2015 è stato prima segretario generale e poi direttore scientifico della Fondazione Lanza di Padova. Dal 1994 al 2022 è stato docente di Bioetica alla Facoltà Teologica del Triveneto. Dal 2000 al 2002 è stato membro del Consiglio Superiore di Sanità. Dal 2000 è professore of Nursing Ethics all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, di Roma. Cancelliere della Pontificia Accademia per la vita dal 2011, lo scorso maggio è stato nominato presidente da papa Leone XIV. È stato cooperatore festivo nelle parrocchie padovane di San Paolo, Altichiero, Polverara, Bassanello e Rossano Veneto
«Esprimo le più sentite felicitazioni a mons. Renzo Pegoraro per la nomina a vescovo titolare di Gabi. Il Veneto è orgoglioso di lui che, come sacerdote e come medico, è una delle figure di più alto rilievo a livello internazionale nel campo della bioetica. La nomina da parte di papa Leone riconosce il suo importante e sapiente lavoro come presidente della Pontificia Accademia per la Vita».
Con questo pensiero il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, si è congratulato con mons. Pegoraro, nel giorno dell’annuncuio della sua nomina episcopale con il titolo personale di arcivescovo.
«L’attuale momento storico non facile, la longevità raggiunta, il livello di progresso scientifico maturato – ha aggiunto Stefani – porgono un’infinità di occasioni e situazioni per una profonda riflessione sul valore, la dignità e la tutela della vita umana; riflessione che non riguarda solo i credenti ma tutta la società. Auguro di cuore buon lavoro a don Renzo nelle vesti di nuovo arcivescovo, nell’impegno che il papa gli ha affidato».