Chiesa
“Le cose vanno male un po’ ovunque, sia dentro che al di fuori dei nostri confini a causa della guerra in corso tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e contro Hezbollah in Libano”. Dalla Siria a parlare è mons. Hanna Jallouf, Vicario apostolico di Aleppo e francescano della Custodia di Terra Santa, che al Sir traccia un quadro della situazione interna del Paese, messo alle corde anche da una crisi economica e sociale che affonda le sue radici nella lunghissima guerra civile che ha portato alla caduta del regime di Bashar Al Assad e alla salita al potere di Ahmed al Sharaa, leader della formazione islamista Hayat Tahrir al-Sham (Hts). Alla crisi e alla guerra si sono aggiunti, in questi ultimi giorni, duri scontri a Suqaylabiyah, nella zona di Hama, con attacchi settari a case, negozi e auto dei cristiani condotti da musulmani venuti, a decine, dalla vicina città sunnita di Qalaat al-Madiq. Colpito da colpi d’arma da fuoco anche il locale santuario della Vergine Maria. Per evitare ulteriori problemi le autorità religiose cristiane, i patriarchi greco cattolico, greco ortodosso e siro ortodosso, hanno deciso “di celebrare i riti della Pasqua all’interno delle chiese, senza nessuna manifestazione esterna, un modo anche per denunciare la pressione cui i cristiani locali sono sottoposti” sottolinea mons. Jallouf. Situazione più tranquilla si registra a Damasco e Aleppo: “Domenica delle Palme abbiamo celebrato con serenità tutta la funzione liturgica. C’era la polizia che proteggeva tutte le nostre chiese che erano state abbellite per l’occasione. Lo stesso anche per i riti del triduo pasquale, a partire dalla benedizione degli olii, la Messa in coena Domini, fino alla Veglia pasquale, che celebreremo alle 10 di sera, e alla Domenica di Pasqua”. Le parrocchie si stanno organizzando non solo per le liturgie pasquali ma anche per offrire sostegno ai più bisognosi: “la gente non ha più soldi, i prezzi sono altissimi, e con quello che riusciamo ad avere anche da organismi come la Caritas, cerchiamo di dare conforto alla gente che viene da noi. Anche questo è un modo per sottolineare la Pasqua. Infine, un’esortazione a tutti i fedeli cristiani:
“uniamoci in preghiera per la Pasqua per chiedere il dono della pace e della redenzione per il mondo, per il Medio Oriente e per la nostra Siria”.
“La sua vittoria sulla morte faccia risorgere la pace e la concordia nei cuori degli uomini e dei cosiddetti potenti della terra. Possano riscoprire il significato di libertà, giustizia e diritto”. Intanto qualche piccolo seme di speranza sembra portare qualche frutto: “Le autorità siriane ci stanno facendo gli auguri già dalla Domenica delle Palme. Un fatto impensabile fino a poco tempo fa, vuol dire – conclude mons. Jallouf – che qualcosa che sta cambiando. Restiamo saldi in questa speranza di rinnovamento”.
Dalla Siria al Libano, paese che vivrà questa Pasqua sotto le bombe a causa della guerra tra Israele e Hezbollah. Padre Toufic Bou Mehri, francescano della Custodia di Terra Santa e superiore del convento francescano di Tiro, non ha esitazione e al Sir parla di
“Pasqua difficile e piena di lacrime”
per i cristiani libanesi si apprestano a vivere. Lo dimostra una locandina affissa nelle parrocchie del sud del Libano che propone il programma della Settimana Santa solo con i giorni ma senza orari, perché, dice padre Toufic, “le nostre ore sono segnate da lacrime di dolore” ma, ribadisce “la nostra testimonianza rimane speranza di Resurrezione”. Tra il milione e 100mila in fuga dal sud del Libano per sfuggire alle bombe, ce ne sono tantissimi di fede cristiani. A queste comunità corre il pensiero del frate della Custodia di Terra Santa: “è triste per un parroco celebrare la Pasqua senza la sua gente. Questi erano i giorni in cui molti libanesi, trasferitisi in altre città per studio o lavoro, ritornavano nei loro villaggi di origine per fare visita ai familiari rimasti e trascorrere la Pasqua o altre feste”. Adesso è impossibile per la guerra che ha fatto macerie ovunque. “Tuttavia – ricorda – ci sono ancora dei cristiani rimasti al Sud. Per questa Pasqua si riuniranno nella chiesa aperta più vicina alle loro case o a quel che resta di esse, e lì parteciperanno alla messa. Il rito, per tutti, sarà cattolico bizantino e in queste chiese sono attesi fedeli anche di altri riti come ortodossi e maroniti. La guerra e la povertà hanno riunito i cristiani a Pasqua. Diamo così un senso a questa vita che sembra non avere valore perché segnata dalle bombe ma che ha il seme della speranza pronto a germogliare”. Padre Bou Mehri in questi giorni è al nord del Libano per predicare la Settimana Santa alle parrocchie della zona: “qui la situazione è piuttosto tranquilla e vedere tanta gente riempire le chiese è un motivo di speranza. Ma certamente non dimentichiamo le nostre chiese chiuse al sud. La parola che ci sta accompagnando in questo tempo è ‘Ricominciamo di nuovo’. Noi siamo figli della Risurrezione e sappiamo che le tappe, seppur segnate dalla croce, della nostra vita terrena ci portano tutte dove la vita ricomincia di nuovo, alla tomba vuota di Cristo”. Il richiamo a san Francesco è naturale: “quando il Signore parlò a Francesco lo fece da una chiesetta distrutta, quella di San Damiano, nella campagna di Assisi. Gli disse: ‘Francesco, alzati e ripara la mia casa’”.
“Oggi, qui in Libano, siamo chiamati a vivere veramente questa chiamata, forti nella fede che Gesù è risorto e ha vinto la morte”.
“Oggi, qui in Libano, siamo chiamati a vivere veramente questa chiamata, forti nella fede che Gesù è risorto e ha vinto la morte”.