Chiesa
«Fermatevi. Fermate le armi. Fermate la spirale della violenza prima che divori tutto». È un appello che non ammette mezzi toni quello lanciato dal Comitato delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, che alza la voce di fronte a quella che definisce senza giri di parole «un’escalation che ha superato ogni limite».
Il documento, diffuso in queste ore, fotografa un tempo in cui «le parole diventano armi, le minacce si fanno programma, la violenza si rovescia sui corpi più indifesi». E denuncia con durezza che «i bombardamenti non risparmiano più nessuno: colpiscono i civili, i bambini, le donne, gli anziani. Colpiscono le case, i villaggi, la possibilità stessa di vivere».
Il Comitato non si limita a un’invocazione generica: rivolge interrogativi diretti ai potenti della terra. «Può il Presidente della nazione più potente del mondo minacciare la distruzione di un’intera civiltà?», si chiedono i firmatari. E ancora: «Può un esercito continuare a bombardare Gaza, il Libano, infliggendo una punizione collettiva che assume tratti inaccettabili e disumani? Può un altro Presidente continuare a bombardare ancora dopo 50 interminabili mesi la popolazione di un Paese europeo sovrano?». Domande che diventano accusa quando il testo affronta la strumentalizzazione religiosa: «Possiamo tacere – possiamo davvero tacere – di fronte all’uso blasfemo della fede, piegata a giustificare interessi, potere, dominio? No. Non possiamo. Non dobbiamo».
Il cuore dell’appello è un’invocazione che il Comitato vuole concreta e immediata: «Non una pace generica, non una pace rinviata: pace subito». E l’elenco dei fronti aperti è lungo: «Pace in Iran. Pace in Medio Oriente. Pace in Ucraina. Pace in Sud Sudan. Pace ovunque la guerra avanza, trasformando il mondo in un campo di macerie, in una guerra mondiale a pezzi che nessuno può pensare di evitare».
Particolarmente severo il passaggio rivolto alle istituzioni nazionali. Al Governo e alla diplomazia italiana il Comitato chiede «un’assunzione di responsabilità piena, immediata, visibile: condannare senza esitazioni la barbarie, agire senza ambiguità, pretendere un cessate il fuoco reale, verificato, rispettato, duraturo». E l’avvertimento è netto: «Ogni giorno che passa senza azione è un giorno di complicità».
Il documento smonta poi l’idea che il conflitto sia ineluttabile: «La guerra non è un destino: è una scelta. E oggi è una scelta che ricade su tutti noi». Una scelta i cui costi, ricordano i firmatari, «cadono sempre sugli stessi: i poveri, i fragili, chi non ha voce». Perché la guerra «distrugge il dialogo, alimenta odio, semina paura. Cancella diritti, restringe libertà, consuma il futuro. Devasta la terra, inquina la biosfera, lascia dietro di sé solo rovine». L’immagine più forte è forse questa: «La guerra uccide. E quando non uccide, condanna. Giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, sta distruggendo la possibilità stessa di un futuro di pace e di convivenza».
Si chiude con un’invocazione che è anche un programma: «Restituite dignità alla parola, forza alla diplomazia, centralità alla vita umana». Perché – ammoniscono i cattolici impegnati nel cammino sociale post-Trieste – «il futuro del nostro Paese e della comunità internazionale si decide adesso. Nelle scelte che compiamo. Nel coraggio che avremo. Nella responsabilità che sapremo assumerci». Con una consapevolezza finale che vale come sintesi dell’intero appello: «Il destino degli altri non è separato dal nostro: è il nostro».