Chiesa
“Siamo con la squadra impegnata nella preparazione dell’imminente visita del Santo Padre. Ciò che colpisce ovunque è la grande generosità dello Stato, che sta mettendo a disposizione tutte le risorse umane e materiali necessarie per garantire il pieno successo di questo viaggio sotto ogni aspetto: dalla logistica all’accoglienza, dall’alloggio ai trasporti, fino alla preparazione dei luoghi della visita”. Sono ore di lavoro e attesa quelle che si stanno vivendo in questi giorni in Algeria. Prima tappa di un lungo viaggio che per 11 giorni, lo porterà dal 13 al 23 aprile in quattro paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. E’ padre José Maria Cantal, padre bianco (Missionari d’Africa) di nazionalità spagnola ma in Algeria dal 2002, a raccontare al Sir il clima che si respira in questi giorni. Parroco di Adrar, è il responsabile incaricato dalla Chiesa locale per la stampa che seguirà la visita di Papa Leone. Ci dice che sono circa 180 i giornalisti stranieri accreditati ai quali va aggiunta tutta la stampa locale. “Un elemento davvero nuovo ed eccezionale – confida – è l’accesso quasi illimitato ai media, compresi quelli statali: interviste, servizi in studio e reportage dedicati alla visita del Santo Padre, alla sua importanza, alle motivazioni che la rendono possibile e ai messaggi che porterà qui in Algeria. I media ci contattano come mai era accaduto prima: è un’esperienza del tutto inedita”.
Accompagnato dal motto scelto per la sua visita in Algeria – “La pace sia con voi” – il Papa arriverà ad Algeri lunedì 13 aprile dove sarà accolto dalle più alte autorità dello Stato, dalla piccola comunità cristiana del Paese e dalla popolazione. Un programma serrato, che lo porterà all’incontro con l’islam e il dialogo interreligioso, sul cammino di Sant’Agostino e all’abbraccio con tutta la comunità cristiana e cattolica del Pase. “Naturalmente, come in ogni Paese visitato dal Santo Padre – racconta padre Cantal -, ci sono anche persone che non sono favorevoli a questo viaggio, perché temono una promozione del cristianesimo in una terra musulmana. Ma ciò non cambia il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione è felice di vedere il Papa venire in Algeria”.
La Chiesa cattolica algerina è articolata in 4 diocesi: Algeri, Orano, Costantina e Ippona, Laghouat-Ghardaïa, che comprende tutta la parte meridionale e sahariana del Paese, a partire dai monti dell’Atlante. Secondo le statistiche ufficiali, più del 97% della popolazione algerina è di religione islamica, i cristiani sono una minoranza dello 0,3%. E fra i cristiani solo un terzo è cattolico (0,1%), e due terzi protestante. “Siamo molto attenti a fare in modo che questa non sia una visita riservata alla comunità cristiana, che in Algeria è numericamente molto piccola”, tiene a sottolineare padre Cantal. “Non vogliamo che il Santo Padre compia una visita ‘di clan’ al proprio clan: viene per incontrare tutti gli algerini, i musulmani e le istituzioni. In quest’ottica, il 13 agosto è previsto un incontro presso la Basilica di Nostra Signora d’Africa con i membri della Chiesa e con gli amici della Chiesa, che sono ovviamente musulmani”.
“Da punto di vista della comunità cristiana – prosegue il religioso -, ci aspettiamo un messaggio di incoraggiamento per la nostra missione e per la nostra presenza in questo Paese. Desideriamo essere riconosciuti. Vogliamo che il nostro lavoro, svolto nel nome del Vangelo e della fede della Chiesa, venga sostenuto. Il fatto stesso che il Papa abbia scelto di venire qui, è già un forte segno di incoraggiamento per una Chiesa piccola, ma fedele al Vangelo”.
“In un contesto globale segnato dalla violenza – conclude il padre bianco -, abbiamo bisogno che il Santo Padre aiuti la comunità cristiana e il mondo intero a comprendere che la vera divisione non è tra Oriente e Occidente, né tra Nord e Sud, ma tra chi costruisce ponti e chi li distrugge, tra pacificatori e guerrafondai. E questa divisione non nasce dalla religione, bensì dal modo in cui si guarda all’altro, dalla visione che si ha di Dio e dal futuro che immaginiamo per l’umanità. Siamo tutti fratelli e sorelle che si riconoscono a partire dalle nostre diversità, che credono nell’amicizia e vogliono costruire un’umanità pluralista”.