Chiesa
L’Algeria, il Paese più grande del continente africano, ha una superficie pari a 8 volte l’Italia, quasi 2,4 milioni km², e una popolazione di 47 milioni di abitanti che si prevede raggiungerà i 60 milioni nel 2050. Sul piano economico è fortemente dipendente dall’esportazione di idrocarburi. Papa Leone XIV visiterà il Paese dal 13 al 15 aprile. Renderà omaggio anche ai 19 martiri cristiani beatificati nel 2018, uccisi durante la guerra civile del c.d. decennio nero (1992-2002). Tra questi mons. Pierre Claverie, vescovo di Orano, e i padri trappisti di Tibhirine con il loro priore, Christian De Chergé, che ha lasciato un testamento spirituale specchio di amore, perdono e dialogo, di una vita “donata a Dio e a questo Paese”. È prevista anche la visita al Centro di Annaba delle Piccole Sorelle dei Poveri. Abbiamo sentito suor Philomena, superiora delle Piccole Sorelle dei Poveri di Annaba.
Suor Philomena, qual è la missione della vostra Congregazione?
Le Piccole Sorelle dei Poveri continuano, in tutto il mondo, l’opera iniziata nel 1839 da santa Giovanna Jugan in Bretagna. Il nostro carisma è l’umile servizio agli anziani poveri, senza alcuna distinzione di cultura o religione, accompagnandoli con rispetto e dignità fino alla fine della loro vita. Oggi siamo presenti in 31 Paesi, in cinque continenti. In Algeria siamo dal 1868 e attualmente abbiamo due case, a Orano e ad Annaba.
Chi accogliete nella vostra casa di Annaba?
Attualmente ospitiamo 31 anziani. Sono tutti musulmani, ad eccezione del nostro cappellano, padre Paul Desfarges, arcivescovo emerito di Algeri, e di due laici. In un Paese dove gli anziani sono generalmente accuditi dalle famiglie, questo significa che le persone accolte da noi vivono situazioni di grande povertà e solitudine. Attendiamo con gioia e speranza la visita del Santo Padre.
Come vivete la vostra testimonianza cristiana in un contesto come quello algerino?
Cerchiamo di testimoniare il Vangelo non tanto con le parole, ma con la vita. Il nostro approccio pastorale si fonda su un servizio amorevole e gratuito nella quotidianità. Desideriamo creare uno spirito familiare tra le suore, gli ospiti e il personale, affinché ciascuno possa sentirsi accolto e amato. Gli anziani che lo desiderano partecipano anche alla vita della casa, aiutando in cucina, in lavanderia o in giardino.
C’è un episodio che esprime bene questo stile di presenza?
Sì, nel 2013, durante l’inaugurazione della Basilica di Sant’Agostino dopo i restauri, il cardinale Tauran, inviato speciale di Papa Francesco, si trovava nel nostro cortile. Mentre gli veniva offerto qualcosa da mangiare, vide una Piccola Sorella inginocchiata ai piedi di un anziano mentre gli curava una gamba. Disse: “Questa è la Chiesa d’Algeria”. È un’immagine che riassume bene il nostro servizio: un amore concreto e disinteressato, che ricorda la lavanda dei piedi. Questo mostreremo anche a Papa Leone.
Come si inserisce la vostra vita nel contesto religioso locale?
Nella casa abbiamo anche una piccola moschea e ci impegniamo a rispettare e onorare le festività musulmane. Durante il Ramadan, per esempio, tutto è organizzato affinché ciascuno possa vivere questo tempo secondo le proprie tradizioni. Inoltre, le associazioni del quartiere invitano spesso i nostri anziani a condividere il pasto serale per la rottura del digiuno.
Come sostenete concretamente la vostra opera?
Come tutte le case della Congregazione, viviamo di elemosina. In Algeria non possiamo uscire a chiedere, ma è la Provvidenza che viene a noi. Riceviamo cibo, prodotti per l’igiene e tanti doni per gli anziani. Questa generosità del popolo algerino ci commuove profondamente.
Che significato ha per voi questa solidarietà?
È un dono reciproco. Noi offriamo ospitalità agli anziani, ma a nostra volta riceviamo l’ospitalità e la generosità della gente. Spesso chi viene da noi affida anche intenzioni di preghiera. In questa condivisione di gioie e fatiche riconosciamo la presenza del Dio dell’Amore nel cuore di ogni persona.