Mosaico
C’ è qualcosa di paradossale nel modo in cui guardiamo oggi alla natura: se da una parte alberi e boschi sono diventati simboli quasi sacrali di un equilibrio perduto, evocati nel linguaggio dell’ecologia e nelle preoccupazioni per il clima, dall’altra li conosciamo sempre meno. Proprio dalla consapevolezza e dal rispetto dell’ambiente passa però una parte decisiva del nostro futuro: è da questa convinzione che nasce Fra Albero (Edizioni Messaggero Padova, 2026), libro scritto da Antonio Gregolin, giornalista, guida naturalistica, formatore, artista e molte altre cose ancora. Un volume che parte dal messaggio di Francesco d’Assisi, del quale ricorre quest’anno l’ottavo centenario dalla morte, intrecciando in modo originale racconto autobiografico, botanica e riflessione spirituale.
Il libro che ha l’introduzione di Luciano Sammarone, direttore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e la prefazione di Davide Rondoni, presidente del Comitato nazionale per l’8° centenario della morte di san Francesco, viene presentato giovedì 23 aprile alle 20.45 nella biblioteca di Veggiano in via san Francesco 9.
«Tutto nasce dalla mia esperienza nell’educazione ambientale – racconta l’autore – Da più di quarant’anni organizzo visite guidate nei boschi, anche perché credo che questo sia il primo mattone per la tutela del pianeta. Non possiamo amare ciò che non conosciamo, e oggi purtroppo su piante e alberi c’è molta ignoranza: da tempo abbiamo smesso di ricevere più una sapienza che una volta ci arrivava dalla famiglia e dal contatto diretto con la natura». Un problema che emerge proprio quando i ragazzi più giovani entrano nel bosco per la prima volta: «Molti non sanno distinguere un albero da un altro: eppure l’80 per cento della vita sul pianeta è costituito da vegetali, e da essi dipende anche la vita degli altri esseri viventi».
In questo senso già il titolo Fra Albero offre una chiave di lettura: «Ho voluto usare un termine che richiama il linguaggio francescano, oggi diffuso in maniera inconsapevole anche tra gli adolescenti, quando ad esempio si salutano chiamandosi fra o bro». Nel libro vengono messi in relazione insieme tre elementi – Francesco, gli alberi e gli esseri umani – con riferimento soprattutto al Cantico delle creature, scritto dal poverello di Assisi intorno al 1225. «In quel testo c’è una parola fondamentale: cum. Non si loda Dio per le creature, ma assieme a esse. Concetto interessante e non antropocentrico: l’uomo non è sopra la natura, ma dentro una relazione con tutto il creato. Lo stesso orizzonte in cui si muoveva papa Francesco con la Laudato si’».
Nel volume Gregolin intreccia questa prospettiva con molte esperienze personali. Racconta, per esempio, il Bosco delle Fate, un progetto educativo realizzato negli anni Novanta che univa ecologia e immaginazione per avvicinare i più giovani al mondo vegetale. «Se parlo a un ragazzo di Corylus avellana, difficilmente ricorderà che si tratta del nocciolo. Ma se racconto che da un suo ramo, tagliato in una notte di luna piena, può nascere una bacchetta magica, allora la curiosità si accende. Le storie e i simboli aiutano a ricordare». Cuore del libro è dunque soprattutto l’esperienza diretta: «Tre ore nel bosco possono essere un’impresa per un ragazzo abituato a stare sempre connesso al cellulare. Ma quando la curiosità si accende succede qualcosa: la foresta diventa un luogo di scoperta». Non si tratta di nostalgia per un passato idealizzato. «Non sono nostalgico – precisa Gregolin – Credo solo che le storie e i simboli abbiano una forza straordinaria».
Fra Albero non è un libro religioso o confessionale, anche se dialoga con la spiritualità francescana. «Mi sono chiesto a lungo se fosse il caso di scrivere un altro libro su Francesco d’Assisi», racconta il giornalista e scrittore. «Alla fine mi sono convinto, anche perché Francesco ha vissuto molte esperienze decisive nei boschi – compresa quella delle stimmate – eppure nel Cantico di frate Sole gli alberi non sono mai citati». Da qui l’idea di ripensare quel componimento, tra i primi scritti nella nostra lingua, in chiave arborea: «Attenzione però, il mio è un discorso soprattutto laico. Siamo tutti sulla stessa barca: credenti, non credenti, persone di religioni diverse. Insieme ci salviamo oppure ci condanniamo».
La sfida di ritrovare un rapporto sostenibile con la natura, conclude Gregolin, è forse la più decisiva del nostro tempo. «Oggi viviamo un tempo di guerre, tra cui quella tra noi e l’ambiente, particolarmente devastante perché riguarda le risorse e il futuro del pianeta. Per questo serve un’ecologia integrale, non integralista: tornare a guardare la natura con rispetto e con quel cum che ci ricorda che siamo parte dello stesso mondo».