La lettera. Rette Rsa e centri servizi anziani. 2026, l’aumento supera l’adeguamento delle pensioni
Nelle Rsa del Veneto le rette salgono più delle pensioni e le famiglie pagano il conto: in media non meno di 70 euro al giorno a carico di non autosufficienti e disabili. Nel mezzo dello scaricabarile tra Governo, Regione e gestori delle strutture finiscono schiacciati i diritti delle persone più fragili
Anche quest’anno viene proiettato sullo schermo delle famiglie il solito film: Aumento delle rette di ospitalità nelle case di riposo. Le amministrazioni che gestiscono i posti letto extra-ospedalieri del Veneto, in alcune realtà senza i preventivi passaggi di confronto con sindacati dei pensionati e con i comitati di ospiti e familiari, hanno deliberato ulteriori aumenti delle rette, che nel 2026 determineranno costi a carico dei non autosufficienti più alti rispetto all’adeguamento delle pensioni. Si rinnova lo scarica barile tra i garanti della qualità e quantità dei servizi e i programmatori istituzionali degli interventi finanziari: soprattutto la Regione. La Giunta regionale anche quest’anno non ha incrementato sufficientemente il valore delle impegnative di residenzialità, dando così spazio al “contenzioso” all’interno di Rsa e centri servizi alle persone. Nel mezzo del contendere tra chi amministra le case di riposo, il Governo nazionale che “lesina” sui trasferimenti statali agli enti locali e la Giunta regionale, impegnata nella quadratura del bilancio, vengono schiacciati i diritti delle persone e viene mortificata la dignità dei non autosufficienti e dei disabili, costretti a pagare direttamente (o impegnando i redditi dei loro familiari) pesanti quote (in media non meno di 70 euro al giorno) per prestazioni sociali e di rilievo sanitario, che dovrebbero, invece, rientrare tra le competenze della “rete pubblica” dei servizi sociosanitari e assistenziali. È più che giusta l’opposizione all’aumento dei costi a carico degli ospiti e/o dei loro familiari, perché i soggetti con disabilità psicofisica, invalidi permanenti, come gli anziani con demenze senili o colpiti dal morbo di Alzheimer, sono persone malate e in quanto tali devono ricevere dalle pubbliche istituzioni tutti gli aiuti (servizi e provvidenze) necessari per evitarne la loro ghettizzazione e la loro mortificazione. La filantropia non può sostituire la solidarietà e l’equità, e nemmeno può essere alternativa ai compiti e alle responsabilità degli amministratori della cosa pubblica, che hanno l’obbligo di tutelare equamente i più deboli e i più sfortunati. Per questo sono necessari, anche in Veneto, interventi strutturali, come: l’incremento annuale del finanziamento al fondo per la non autosufficienza e la disabilità; la definizione concertata di un nuovo piano regionale sociosanitario; il recupero del potere d’acquisto delle pensioni e delle retribuzioni e altre misure.