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L’opinione dell’assessore Lanzarin. Una grande riforma sanitaria nazionale
Non più solo il pagamento un tot per assistito, ma anche un tot per risultato raggiunto.
FattiNon più solo il pagamento un tot per assistito, ma anche un tot per risultato raggiunto.
Non più solo liberi professionisti convenzionati con il Sistema sanitario nazionale, ma anche un sistema misto, che preveda un certo controllo e una certa azione di indirizzo da parte delle Regioni e delle Ulss. Va in questa direzione l’abbozzo di riforma della professione di medici di medicina generale. Una riforma che andrà condotta in porto a livello nazionale, ma che le Regioni e i cittadini attendono con una certa intensità. Ma ci sono anche problemi di offerta: secondo una proiezione dell’Ente nazionale di previdenza e assistenza dei medici e degli odontoiatri, entro il 2025 andrà in pensione in Italia il 40 per cento dei medici di medicina generale. E non c’è la ressa per sostituirli. E attualmente i medici sospesi perché no vax lasciano dei varchi importanti nel servizio. Così a tanti cittadini capita di cercare il proprio medico per ore e per giorni, faticando a trovarlo, e c’è anche chi rischia di rimanere del tutto scoperto, oggi e domani.
«Tutto è dettato dall’accordo collettivo nazionale in vigore – sottolinea l’assessore regionale alla Sanità del Veneto, Manuela Lanzarin – I medici di base sono liberi professionisti convenzionati con il Sistema sanitario nazionale e rispondono a quella tipologia di contratto. Questo non ci permette, per esempio, che quando uno è in graduatoria e rinuncia a occupare una zona carente (le sedi vacanti, specie in montagna e nelle campagne, ndr) lo si possa mettere all’ultimo posto. Non abbiamo margine per decisioni di questo tipo: serve una grande riforma nazionale, che è in itinere».
In effetti i problemi da risolvere riguardano sì le zone più “scomode” e meno appetibili del territorio, ma anche quelle urbane, normalmente meglio servite. «Sono liberi professionisti, appunto – rimarca l’assessore Lanzarin – E noi oggi abbiamo bisogno invece di un disegno complessivo e di un rafforzamento della medicina territoriale che torni al centro delle dinamiche perché, essendo l’ospedale un servizio per acuti, c’è necessità di un accompagnamento più forte per la prevenzione, per la cronicità, per il post ricovero…». (G. M.)
«La professoressa Viola non è sola». Le parole di Luca Zaia si uniscono ai tanti arrivati a sostegno dell’immunologa che, nei giorni scorsi, ha ricevuto una lettera di minacce con un proiettile.