Chiesa
«La pace sia con voi». Con il saluto pasquale che ormai accompagna ogni suo incontro, Leone XIV ha aperto sabato 25 aprile l’udienza ai partecipanti al terzo Meeting nazionale degli insegnanti di religione cattolica, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’Aula Paolo VI ha accolto migliaia di docenti provenienti da tutta Italia, in un incontro che il Pontefice ha trasformato in una riflessione profonda sul senso dell’educare oggi.
Il titolo scelto per il meeting – Cor ad cor loquitur, “Il cuore parla al cuore” – richiama il motto di san John Henry Newman, Dottore della Chiesa e co-patrono del mondo educativo. Da qui Leone XIV ha sviluppato il filo conduttore del suo discorso: «La verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla».
Il Papa ha riconosciuto agli insegnanti di religione un servizio «impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente», ma decisivo per la crescita di bambini e ragazzi. Citando la recente Nota pastorale della CEI del dicembre 2025, ha ricordato che la dimensione religiosa «è un elemento costitutivo dell’esperienza umana» e non può essere marginalizzata nei percorsi formativi delle nuove generazioni.
Particolarmente intensa la pagina dedicata alla condizione giovanile. «I giovani – ha osservato il Pontefice – anche se a volte sembrano apatici o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo”». In un’epoca «assediata da stimoli di ogni genere», educare all’ascolto di quella voce interiore diventa, secondo Leone XIV, «uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni».
Il Papa ha sottolineato anche la valenza culturale dell’insegnamento della religione cattolica, definendolo strumento prezioso «per la comprensione delle dinamiche storiche e sociali» e delle espressioni artistiche e di pensiero che hanno plasmato il volto dell’Italia e dell’Europa. La vera laicità, ha aggiunto, «non esclude il fatto religioso, ma sa farne tesoro quale risorsa educativa».
Forte il richiamo alla testimonianza personale: «I vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità». Gli studenti, ha proseguito, ricorderanno «gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio». Da qui l’invito a essere maestri «innamorati di Dio e di loro», capaci di trasmettere valori «senza protagonismi né moralismi».
Leone XIV non ha trascurato la dimensione professionale del mestiere: l’insegnamento richiede «solida competenza, passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica», con costante aggiornamento e ricorso a linguaggi adeguati. Fede e ragione, ha ribadito, non si oppongono ma sono «compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità».
Citando la sua Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, il Papa ha definito gli insegnanti «coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza», affidandoli infine all’intercessione di Maria e dei santi educatori.