Chiesa
Una politica che torni a essere “popolare” nel senso autentico del termine, capace di contrastare tanto i populismi quanto gli elitismi attraverso il contatto diretto con i cittadini. È il cuore del discorso che Leone XIV ha rivolto sabato 25 aprile, nella Sala Clementina, ai membri del Partito Popolare Europeo al Parlamento Europeo, accolti insieme al loro Chairman Manfred Weber e all’Inviato Speciale UE per la libertà religiosa Mairead McGuinness.
Il Pontefice ha ripreso il filo di un dialogo iniziato con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e proseguito con il messaggio di Papa Francesco del giugno 2023. Un confronto che affonda le radici nell’eredità dei Padri fondatori dell’Europa contemporanea: «Adenauer, De Gasperi e Schuman erano animati dalla loro fede personale e consideravano i principi cristiani un fattore comune e unificante», ha ricordato Leone XIV, sottolineando come il progetto europeo sia nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale non solo per necessità pratica, ma anche per un orizzonte ideale di riconciliazione.
Citando Papa Francesco, il Pontefice ha richiamato il principio secondo cui «l’unità è superiore al conflitto», perché la ricerca dell’unità sa andare oltre la superficie delle divergenze e riconoscere la dignità profonda dell’altro. Da qui la riflessione sulla politica come «forma più alta di carità», quando è dedicata interamente al bene comune.
Forte la distinzione tra ideale e ideologia: «Qualunque ideologia distorce le idee e asservisce l’uomo al proprio progetto, mortificandone le vere aspirazioni». L’Europa contemporanea, ha ricordato il Papa, nasce proprio dal fallimento dei progetti ideologici che l’hanno divisa nel Novecento.
Particolarmente incisivo il passaggio sulla crisi della rappresentanza. «Uno dei problemi della politica negli ultimi anni è la costante diminuzione di sintonia, collaborazione e coinvolgimento reciproco tra il popolo e i suoi rappresentanti», ha osservato Leone XIV. Da qui l’immagine destinata a rimanere: «Nell’era del “trionfo digitale”, l’azione politica autenticamente orientata al bene comune richiede un ritorno all'”analogico”». Il vero antidoto «a una politica spesso urlata, fatta solo di slogan», è ricostruire una rete di rapporti sul territorio, andando incontro alle persone.
Il Papa ha poi indicato i terreni concreti dell’impegno cristiano in politica, ricordando però la necessaria distinzione tra testimonianza ecclesiale e azione politica: «Essere cristiani in politica non significa essere confessionali, ma lasciare che il Vangelo illumini le decisioni». L’agenda è ampia: condizioni dignitose di lavoro contro un mercato «sempre più disumanizzante», sostegno alle famiglie per vincere «la paura, apparentemente molto europea, di costituire una famiglia e di avere figli», e un approccio non ideologico alle migrazioni, «avendo cura per chi soffre, ma anche tenendo conto delle reali possibilità di accoglienza e integrazione».
Tra le sfide del presente, Leone XIV ha citato la cura del creato e l’intelligenza artificiale, che «offre grandi opportunità ma è al contempo irta di pericoli». Centrale infine il richiamo alla libertà autentica, «non banalizzata ridotta a piacere, ma ancorata nella verità», con particolare attenzione alla tutela della libertà religiosa, di pensiero e di coscienza, per evitare quel «”corto circuito” dei diritti umani» già denunciato nel discorso al Corpo Diplomatico del gennaio scorso.
Citando De Gasperi, il Papa ha riconsegnato ai parlamentari europei una bussola: la persona umana al centro, «col suo fermento di fraternità evangelica, col suo culto del diritto, con la sua volontà di verità e di giustizia».