Chiesa
«Me ne vado portando con me un tesoro inestimabile di fede e di speranza! È un tesoro grande, pieno di storie, volti e testimonianze, di gioie e sofferenza, che ha arricchito la mia vita e il mio ministero come successore di Pietro». È colmo di accenti personali il congedo di Leone XIV al termine del suo terzo viaggio apostolico internazionale, che ha toccato quattro Paesi: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Ad accoglierlo in ogni tappa – a cominciare da quella in cui ha calpestato la terra solcata da sant’Agostino nell’antica Ippona, in Algeria – un popolo giovane e straripante di gioia, espressa nei canti e nei balli con le variopinte coreografie tipiche delle diverse tradizioni che compongono il “mosaico” del continente.
Un popolo, quello africano, che non si è scoraggiato neanche di fronte alla pioggia incessante che ha bagnato l’ultima tappa, in Guinea Equatoriale, destinata a rimanere nella storia anche per la prima visita in un carcere – la prigione di Bata – da quando Leone è salito al soglio di Pietro l’8 maggio 2025.
«Come nei primi secoli, l’Africa è chiamata a contribuire in modo significativo alla santità e al carattere missionario del popolo cristiano»: è la sottolineatura del papa al termine dell’ultima messa, nello stadio di Malabo, in cui ha affidato all’intercessione di Maria «le famiglie, le comunità e tutto il popolo africano».
«Grazie a tutti voi, popolo di Dio e pellegrino in questa terra! – ha detto Leone XIV in spagnolo – Cristo è la luce della Guinea Equatoriale, e voi siete il sale della terra e la luce del mondo» ha proseguito, ringraziando «tutti coloro che in vario modo hanno contribuito al successo della visita», prima di inviare il messaggio rivolto all’intero continente, in cui in undici giorni di viaggio ha fatto risuonare con forza parole come pace, riconciliazione, dignità, giustizia, solidarietà, speranza, libertà, chiedendo agli africani di diventare artigiani del proprio destino, contrastando gli istinti predatori nei confronti delle loro tante ricchezze e scongiurando, sul versante interno, le tentazioni della corruzione e delle derive autoritarie.
Davanti a tutte le nostre possibili chiusure, «è l’amore del Signore a sostenere il nostro impegno, soprattutto a servizio della giustizia e della solidarietà»: questo il messaggio al cuore dell’omelia dallo stadio di Malabo, in cui il papa si è congedato dal popolo incoraggiandolo a «continuare nella gioia la missione dei primi discepoli di Gesù. Con la compagnia del Signore, i nostri problemi non scompaiono, ma vengono illuminati. Come ogni croce trova redenzione in Gesù, così nel Vangelo il racconto della nostra vita trova senso. Egli ci ama per primo, sempre, la sua parola è per noi Vangelo, e nulla abbiamo di meglio da annunciare nel mondo. Questa evangelizzazione ci coinvolge tutti a cominciare dal battesimo, che è sacramento di fraternità, lavacro di perdono e fonte di speranza. Attraverso la nostra testimonianza, l’annuncio della salvezza si fa gesto, si fa servizio, si fa perdono: in una parola, si fa Chiesa».
Leone, commentando le parole di papa Francesco – «La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù» – ha detto: «Cristo per noi è tutto! In lui troviamo pienezza di vita e di senso». Ha concluso, citando sant’Ambrogio: «Se sei oppresso dall’iniquità, egli è la giustizia; se hai bisogno di aiuto, egli è la forza; se temi la morte, egli è la vita; se desideri il cielo, egli è la via; se sei nelle tenebre, egli è la luce».
«In Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, papa Leone XIV ha visto realtà culturali e situazioni diverse – ha sottolineato mons. José Avelino Bettencourt, nunzio apostolico in Camerun e Guinea Equatoriale, a conclusione del viaggio del pontefice – Visitare questi quattro Paesi dell’Africa insieme ha messo in luce l’universalità che li caratterizza.
Nella sua visita al continente, il pontefice ha toccato le gioie e i dolori del corpo di Cristo in questa parte del mondo. Allo stesso tempo, questa Chiesa ha rivolto alla Chiesa universale una richiesta di preghiera e di solidarietà per la situazione in cui si trova. È stata un’esperienza bellissima e significativa, che ci ha uniti ancora di più come Chiesa. Credo che la visita sia stata un successo, grazie alla Divina Provvidenza. Avere il papa in Africa nel primo anno del suo pontificato è stata davvero una grazia e una benedizione e i frutti di questa visita non mancheranno. Con il continuo impegno della Chiesa e di tutte le istituzioni coinvolte, vedremo molti risultati positivi».