Mosaico
Nato quasi per scommessa fra un gruppo di amici bolognesi, il Gruppo letterario Formica Nera, che poi è arrivato anche a Padova, quest’anno festeggia 80 anni di attività. Inizialmente era “società”, aperta a tutte le arti, ma col passare del tempo la scrittura, e in modo particolare la poesia, diviene l’interesse primario. «Questo piccolo nucleo iniziale si è consolidato – racconta Luciano Nanni, classe 1937, referente, nonché una delle voci storiche del Gruppo bolognese e poi padovano – Nel 1953 si è dato una forma statutaria, confermata due anni dopo. Nei primi anni il Gruppo bolognese ha svolto diverse attività, ha istituito un premio di poesia. Poi il 2 novembre 1971 mi sono trasferito a Padova e mi hanno chiesto di fondare un gruppo parallelo anche qui. Così ho iniziato a contattare persone ed è nato il gruppo padovano. Abbiamo cominciato a fare tante iniziative, anche qui il concorso di poesia proposto per quarant’anni, poi abbiamo realizzato delle antologie, praticamente ogni anno dal 1978. Il gruppo è riuscito a resistere fino ad oggi, anche se questo non è il tempo migliore per la poesia, ce ne siamo accorti, purtroppo».
Quando è nato, nel 1946, erano ugualmente tempi difficili, eravamo nel dopoguerra. Cosa c’era di diverso rispetto ad oggi?
«Era diverso. Io sono del 1937, quindi ho passato la guerra. È stata una cosa orribile, ho avuto due familiari finiti in campo di concentramento che hanno raccontato gli orrori. Però allora c’era l’intenzione di ricostruire, c’era l’entusiasmo. Oggi questo entusiasmo mi sembra in gran parte dissipato. Anche i giovani sono meno interessati ai gruppi, alle associazioni, manca un po’ il sentimento di incontrarsi, anche fisicamente. Molte cose viaggiano sul web, che è un ottimo strumento, però il nostro gruppo era fondato soprattutto sull’incontro delle persone, si leggevano poesie».
Il nome “Formica nera” a cosa è dovuto?
«Uno del gruppo bolognese, che abitava in provincia, non in città, vedeva le formiche che andavano lungo i tronchi, molto belle, elegante, nere. Da lì viene il nome che è rimasto nel tempo. Poi abbiamo capito che denominarci “società” era forse un po’ troppo e siamo diventati “gruppo”».
Per gli 80 anni avete pubblicato una raccolta dal titolo La poesia a Padova (Fratelli Corradin editore). Come sono state scelte le poesie?
«Ogni anno, in passato, era consuetudine pubblicare un’antologia, riservata solo ai poeti padovani, come quest’ultima. Ci interessa soprattutto che siano i poeti di Padova a venir riconosciuti nella loro città, che sono tanti, perché nel nostro elenco ne abbiamo raccolti circa 500 nel tempo. In questa raccolta ci sono 28 voci: sono autori che ci seguono da più tempo, da almeno 20-30 anni, proprio dare un’impressione storica della poesia attraverso il tempo».
Oggi che valore può avere la poesia e che significato ha un Gruppo come il vostro? Nell’introduzione è scritto che «la poesia non può cambiare il mondo, ma riesce a essere un’esortazione che scuote le coscienze e segna una via di pace senza la quale non esiste un futuro».
«Questa è una domanda difficilissima, molti se lo chiedono. Che senso ha scrivere poesie in un contesto così difficile dove ci sono dei conflitti armati, dove si assiste a cose terribili tutti i giorni? Ha senso perché in fondo la poesia è la punta più alta del linguaggio e quindi scrivere poesie significa esprimere non solo la propria individualità, cioè l’individuo si presenta attraverso i suoi testi, ma il poeta ha anche una visione del mondo, e la poesia in fondo contiene anche la vita. Alla fine cosa chiedono le poesie? La pace, un mondo migliore di quello che è adesso. Dovremmo chiederci anche che senso ha dipingere un quadro o fare musica: ha un senso perché è lo spirito dell’individuo che viene portato a tutti. Nella nostra prospettiva tutti devono usufruire della cultura, la cultura dovrebbe essere gratuita anche se purtroppo oggi è all’ultimo gradino. La poesia è una cosa molto semplice, ha bisogno solo di un foglio scritto, di un autore e qualcuno che la legga. Quindi è l’estrema semplicità. Il linguaggio poi è fondamentale per gli esseri umani, ci distingue dagli animali; e la poesia è un linguaggio creativo che crea qualcosa che prima non c’era. Ci sono stati grandi poeti che hanno inciso fortemente le loro parole. Il nostro infine è un gruppo aperto, libero, l’autore può esprimersi liberamente, senza naturalmente essere offensivo».
Oggi il Gruppo presenta libri, lavora in sinergia con l’Associazione Dante Alighieri, l’Accademia della Crusca su problemi particolari della lingua e la Treccani. In 80 anni il linguaggio poetico si è impoverito?
«Questo Gruppo ha sempre puntato a essere innovativo: abbiamo dei testi sperimentali che risalgono agli anni ‘50, ma pur nella destrutturazione del linguaggio abbiamo sempre cercato di salvare i significati o il senso del fare poesia, anche nei testi più avanzati. Le avanguardie avevano portato il linguaggio a un livello tale che era diventato incomprensibile. Oggi vedo un ritorno a una poesia più comprensibile, più semplice. Naturalmente sappiamo bene che la semplicità non corrisponde sempre alla qualità linguistica del testo e lì ci vogliono degli esperti».