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Dal nuovo parco a San Carlo parte la rinascita dell’Arcella
L’area ex Valli nel quartiere a Nord di Padova prende vita. Al centro tre sculture identitarie del quartiere. Questo è l’inizio di una programmazione
FattiL’area ex Valli nel quartiere a Nord di Padova prende vita. Al centro tre sculture identitarie del quartiere. Questo è l’inizio di una programmazione
Il nuovo corso dell’Arcella parte da un giardino: è stata, infatti, inaugurata il 7 ottobre la piazza verde ex Valli intitolata a Franca Ongaro Basaglia. Area di proprietà privata e destinata in passato alla costruzione di un secondo grattacielo, è stata oggetto di un referendum popolare nel quale i cittadini espressero nuovamente la loro richiesta di riconversione della zona a uso pubblico. «Nel 2018 – ricorda il vicesindaco di Padova Andrea Micalizzi – abbiamo acquistato questo luogo che, anche per la sua posizione nel quartiere, ha proprio la vocazione ad avere una grande centralità. Il nostro disegno è quello di affidare all’Arcella un nuovo fermento culturale e in cui possiamo giocarci l’attrattività di tutti quei giovani che guardano a Padova per i loro studi universitari. Le matricole guardano non solo i piani formativi ma anche a una città capace di accogliere bene la loro generazione». Per fare questo, sono in programma nuove progettualità, come annunciato dal sindaco Sergio Giordani a fine settembre: «In giunta abbiamo approvato i progetti esecutivi di tre interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana all’Arcella per un totale di 15 milioni e 200 mila euro del Pnrr. Gli interventi riguardano la palazzina ex-Coni di via Aspetti e l’ex Istituto Configliachi di via Reni, destinati a diventare due centri culturali della città, oltre alla ristrutturazione e la messa in sicurezza di 64 case popolari in via Santa Cabrini. Non solo, altri fondi del Pnrr sono già stati sbloccati per il restyling di Piazza Azzurri d’Italia e la manutenzione straordinaria di altre 76 case popolari tra via Duprè e via Moretto da Brescia». Il primo tassello della riconversione è proprio la nuova piazza verde, ricca di vialetti e “sorvegliata” al centro da tre opere d’arte, realizzate con ciò che si trovava già all’interno della zona al momento dell’inizio della riqualificazione: «Quando abbiamo saputo di questo intervento – ricorda Claudia Chiggio, che assieme a Roberto Tonon forma il duo di scultori Chiton – abbiamo chiesto di salvare almeno tre alberi tra quelli destinati all’abbattimento per varie ragioni. Con questi tronchi di due pioppi e un olmo, interrati a testa in giù per tre metri, abbiamo dato vita all’opera “Tra terra e cielo”, che può celare molti significati e interpretazioni. Partendo dal fatto che questi alberi materialmente sono per metà sottoterra e per altri tre metri visibili all’uomo, il vettore verticale può simboleggiare una forma di spostamento da un piano naturale e immerso nel terreno verso una dimensione culturale diretta verso l’alto, riscontrabile visivamente con una progressiva perdita di riconoscibilità dei tronchi man mano che si sale». Le parti sommitali delle sculture rappresentano tre volti femminili, di tre provenienze geografiche diverse ed emblema di quella multiculturalità che all’Arcella ha trovato dimora: «Le tre donne – continua Chiggio – vogliono evidenziare il dato scientifico di come tutti gli esseri umani abbiano in comune il 99 per cento del Dna. La minima parte restante, variabile da persona a persona, non ha nulla a che fare con i concetti di etnicità ma è una costruzione sociale che nelle nostre sculture occupa una porzione molto ristretta dei sei metri complessivi di ciascun tronco. Con le nostre opere desideriamo parlare di inclusività e riconoscimento nella diversità, sempre intesa come ricchezza. Ci dimentichiamo spesso della bellezza dell’incontro e di come, nonostante l’unicità della singola persona, il genere umano sia universale. Così è successo all’Arcella, un quartiere bellissimo e che vedo rispettoso delle diverse provenienze, e con quella nomea da eliminare».
Riccardo Rocca