Fatti
Rapporto Ecomafia di Legambiente. Dal 2018, 5.781 reati ambientali
Rapporto Ecomafia di Legambiente In Veneto, l’illegalità si insinua nei cicli del cemento e dei rifiuti, e negli incendi boschivi. Occhi su Cortina 2026
FattiRapporto Ecomafia di Legambiente In Veneto, l’illegalità si insinua nei cicli del cemento e dei rifiuti, e negli incendi boschivi. Occhi su Cortina 2026
Per la mafia il Veneto non è più una terra di conquista, purtroppo, perché a leggere i dati del Rapporto Ecomafia 2022 elaborato da Legambiente, la conquista c’è già stata. Su tutti spiccano i reati relativi al ciclo del cemento legati all’abusivismo edilizio, all’urbanistica e agli appalti. Il Rapporto Ecomafia, realizzato grazie ai dati delle Forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto, viene prodotto ogni anno da Legambiente per raccontare le storie e i numeri dell’illegalità ambientale nel nostro Paese, consentendo di avere il polso della situazione. Nel quinquennio 2018-2022 in Veneto sono stati registrati 5.781 reati ambientali e denunciate 5.837 persone, 47 persone arrestate e 1.329 i sequestri. Gli ambiti in cui si commettono reati ambientali sono: il ciclo del cemento, quello dei rifiuti, gli atti contro la fauna, gli incendi boschivi e i furti d’arte. Nel dettaglio, i dati regionali dicono che l’illegalità nel ciclo del cemento nel periodo preso in esame ha comportato 2.481 reati con 2.504 persone denunciate e 178 sequestri; nel ciclo dei rifiuti i reati sono stati 1.235, 1.679 persone denunciate, 36 persone arrestate e 423 sequestri; l’illegalità contro la fauna ha registrato 1.435 reati con 1.173 persone denunciate, 8 arrestate, 619 sequestri; gli incendi boschivi (dolosi, colposi e generici) hanno distrutto 1.413 ettari di superficie e sono stati registrati 213 reati, 21 persone denunciate, 3 arrestate e 3 sequestri. «In Veneto, a preoccuparci maggiormente – commenta Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto – è l’assenza di una forte e collettiva azione di ripudio culturale verso quella che non dobbiamo esitare a definire una presenza radicata della criminalità organizzata nella nostra Regione in tutti i settori merceologici, come già dichiarato dallo stesso procuratore capo della Procura distrettuale antimafia di Venezia Bruno Cherchi. Una presenza che invade anche settori come l’edilizia e lo smaltimento di rifiuti che con il nostro rapporto cerchiamo di mettere continuamente sotto la lente di ingrandimento proprio per alzare l’attenzione e la presa di coscienza da parte della società civile».
A livello nazionale nel 2022 sono 30.686 le illegalità ambientali registrate con una media di 84 reati al giorno e, in particolare, un più 28,7 per cento del ciclo del cemento sull’anno precedente. Preoccupano soprattutto il virus della corruzione, la diffusione dei comuni sciolti per mafia e dei clan censiti. In Veneto gli esiti delle attività investigative condotte negli ultimi anni confermano come la nostra Regione, fortemente industrializzata, vivace, produttiva e in ripresa economica, sia in grado di polarizzare e attrarre costantemente gli interessi delle organizzazioni criminali che tentano di intercettare nuove opportunità di business. Particolare attenzione meritano in tal senso anche i prossimi Giochi olimpici e Paralimpici di Milano e Cortina del 2026, la cui organizzazione richiede un notevole impiego di risorse rientranti nel Pnrr che, se da un lato costituisce un’ulteriore occasione di rilancio economico per il territorio, dall’altro, potrebbe rappresentare un’allettante opportunità per le organizzazioni criminali più strutturate. Come difendersi? Il prefetto di Padova Francesco Messina, uno dei massimi esperti nazionali sul tema, alla presentazione del Rapporto è stato chiarissimo: «Si deve colpire i patrimoni illecitamente acquisiti dalla mafia per togliere le munizioni alla criminalità organizzata».
«Si evidenzia che risulta pertanto inaccettabile sia sotto il profilo ambientale che socio-economico il minimo incremento del rischio di subsidenza legato all’estrazione del gas metano in alto Adriatico». A rimarcarlo è il tavolo tecnico voluto dalla Regione Veneto che, dopo un anno di studi, ha dato parere negativo sull’ipotesi di riprendere le trivellazioni di gas nel mare Adriatico. Esperti in materia hanno condotto analisi geologiche, energetiche e ambientali per arrivare a un documento di una decina di pagine che arriva a queste conclusioni: «Le carenze conoscitive evidenziate non consentano, alla data, di escludere effetti significativi sull’ambiente marino e costiero del Polesine e del Delta del Po e pertanto le estrazioni di gas non devono essere autorizzate fintantoché non vengano messi a disposizione del tavolo tutti gli elementi specifici».
Dei 36 Comuni che hanno aderito alla tredicesima edizione del “Giretto d’Italia”, il campionato nazionale della ciclabilità urbana di Legambiente, Padova risulta vincitrice con 6.360 spostamenti sostenibili casa-scuola e casa-lavoro.