Fatti
Il cortocircuito in cui si ritrovano gli Oss
Sanità Nelle aziende pubbliche manca il personale eppure non scattano le assunzioni. «Causa dei tetti di spesa» sostiene la Cgil. E nel privato le condizioni sono usuranti
FattiSanità Nelle aziende pubbliche manca il personale eppure non scattano le assunzioni. «Causa dei tetti di spesa» sostiene la Cgil. E nel privato le condizioni sono usuranti
È stato un 1° maggio anticipato da una mobilitazione quello di molti operatori socio-sanitari veneti, che il 30 aprile hanno manifestato a Venezia. Il motivo principale dell’agitazione riguarda il mancato scorrimento delle graduatorie (quindi mancate assunzioni nelle aziende pubbliche) e l’imminente scadenza delle graduatorie stesse fissata per il 20 luglio. Senza una proroga, chi oggi è già inserito ma non assunto dovrà ripetere il concorso. A oggi sono 2.411 gli Oss del Veneto in attesa di essere contattati dalle aziende, un numero che si scontra con la grande carenza di personale. Complessivamente si stima che in Veneto servono circa 3.500 Oss, (dati del 2024), in base ai fabbisogni delle Rsa e delle aziende ospedaliere. «Le assunzioni non ci sono, perché sono stati imposti dei tetti di spesa – commenta Sonia Todesco, segretaria Fp Cgil Veneto con delega alla sanità – Entro la prossima settimana l’assessora regionale alla sanità Manuela Lanzarin dovrebbe darci una risposta, anche sulla base dei fabbisogni di personale che tutte le aziende venete hanno inviato in Regione lo scorso 30 aprile». Todesco sottolinea che la mobilitazione attuale riguarda le mancate assunzioni presso le aziende pubbliche, mentre i problemi che riguardano il privato sono annosi e costituiscono un capitolo a sé: «Le questioni principali sono le condizioni di lavoro, che lo rendono usurante a lungo termine, e gli stipendi bassi. È anche per questo che si fatica a trovare personale e quello che c’è fugge dal privato e dalle Ipab (Istituto pubblico di assistenza e beneficenza, ndr) verso il pubblico dove le retribuzioni sono un po’ più alte» conclude la sindacalista. Dunque anche se le assunzioni dalle graduatorie avvenissero, sarebbe una soluzione tampone, perché il problema della scarsità di Oss è legato sia al tipo di lavoro, sia ad altri fattori come spiega Francesco Facci, Presidente di Uneba Veneto, l’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale, associazione di categoria che raccoglie enti non profit e di radici cristiane del settore sociosanitario e educativo: «Il nodo principale nel reperimento degli operatori socio-sanitari è che mancano le persone a causa della crisi demografica. Da un lato abbiamo una popolazione che invecchia sempre di più e che, quindi, necessita di cure e personale formato. Dall’altra ci sono pochi nuovi nati ed i giovani presenti sul mercato del lavoro non scelgono questa professione che, allo stato, non si presenta attrattiva». L’ente del Terzo settore organizza, così come molti altri enti di formazione, corsi per Oss che tuttavia non sono particolarmente affollati. Anche la liberalizzazione dei percorsi formativi non è servita, perché mancano le persone, ribadisce Facci: «Esiste un’unica soluzione ed è quella di reperire addetti dall’estero, come per esempio dal Sudamerica o dalle Filippine. Non abbiamo alternative e non possiamo guardare nemmeno in Europa, perché in tutti gli Stati europei la situazione demografica è analoga alla nostra, basti pensare che neanche in Francia si arriva a due figli per coppia». Per Francesco Facci, però, anche il reperimento di lavoratori stranieri presenta grossi problemi: «Al momento andiamo bene solo con gli infermieri che possono entrare, a prescindere dai flussi stabiliti dal Governo: l’unica condizione è che la loro professione sia riconosciuta nei Paesi di provenienza. Già oggi molti provengono dall’estero, basti pensare che in Veneto tra i seicento e i settecento infermieri che lavorano nelle case di riposo sono stranieri. Per gli Oss, tuttavia, questa “agevolazione” non c’è perché nei Paesi di provenienza non sono registrati: l’unica è formarli nelle proprie realtà di origine, anche con corsi di lingua italiana. E il cosiddetto decreto Cutro va proprio in questa direzione, regolarizzando l’immigrazione sulla base dei nostri fabbisogni» conclude il presidente.
All’ultimo concorso Oss bandito da Azienda Zero sono risultate idonee 4.197 persone di cui solo 1.786, il 42,55 per cento, sono state chiamate dalle graduatorie. Dai dati forniti dalla Cgil, si notano differenze tra le varie Ulss: la 6 Euganea, per esempio, ha “pescato” solo il 31,30 per cento degli operatori, escludendo dall’assunzione 344 persone che avrebbero dovuto trovare occupazione in sei ospedali. Belluno, invece, va in controtendenza, col 100 per cento degli operatori socio-sanitari assunti. A metà strada l’Azienda Ospedale-Università di Padova che ha assunto la metà degli idonei. Complessivamente si stima che in Veneto servono circa 3.500 Oss, (dati del 2024), in base ai fabbisogni delle Residenza sanitaria assistenziale e delle aziende ospedaliere. La maggior parte degli occupati sono donne (86 per cento), per il 35 per cento under 30, per il 28 per cento tra i 40 e i 50 anni, per il 20 per cento dai 40 ai 50 anni. L’83 per cento, inoltre, sono italiane e il restante 17 per cento sono straniere.
Andrea Benato